mercoledì 25 aprile 2012

arrivo a Istanbul

tra le proteste della figlia che considera un affronto andare a letto alle otto e mezza e continuava a invocare almeno un narghilè per festeggiare il compleanno del fratello, siamo tornati in albergo, stanchissimi, ma soddisfatti. Nel nostro primo pomeriggio turco, accolti da un bel sole, abbiamo visitato la cisterna romana con le sue meravigliose colonne, santa sofia e la moschea blu, mangiato un ottimo kebab, peperoni con il riso, saziki, salsa di ceci, e camminato camminato camminato. Ero passata per Istambul con quello che ora è mio marito a ventun anni; era il nostro primo viaggio insieme. Eravamo in camper e avevamo fatto moltissimi chilometri arrivando fino al sud della Turchia. Ne avevo un bellissimo ricordo, ma oggi, visitando questi luoghi, mi sembrava di non averli mai visti. Strani effetti della memoria: pensi di ricordarti un posto e invece ti ricordi un film che ti sei fatta da te, sulla base di immagini rielaborate nel tempo e di vecchie fotografie. A parte la bellezza di Istambul, è piacevole stare insieme noi quattro, avere tutto il giorno intorno i figli come a Roma non capita mai. È vero, protestano, ora hanno sete, ora fame, ora sono stufi di visitare, ma si ride, si chiacchiera, ci si fa compagnia e si ha lo stimolo a fare cose diverse. Domani il narghilè gliel'abbiamo promesso.

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