mercoledì 11 aprile 2012

il più grande regista contemporaneo

stamattina dovevo intervistare il regista lituano Eimuntas Nekrosius. Era a Roma per presentare il cartellone del teatro Olimpico di Vicenza, che dirigerà nella prossima stagione. Cercando notizie su di lui, ho scoperto che odia le interviste e chi le fa, quindi non sono andata a questo incontro a cuor leggero. Speravo che avesse voglia di illustrarmi le sue scelte e che una volta scaldatosi su questo terreno mi avrebbe parlato anche del rapporto che ha con i classici e dell'impegno che richiede al suo pubblico. Mi sono trovata di fronte un omone con la faccia del boia nei film ambientati nel Medioevo. Mi ha chiesto bofonchiando in inglese quanto sarebbe durato il nostro colloquio. Ho detto poco, cinque, sei minuti. Lui ha detto, facciamo quattro. Non voleva parlare in inglese, troppo diretto, c'era una signora lituana che faceva da interprete e parlava un incerto italiano. Gli ho chiesto perché avesse scelto il Paradiso di Dante come primo spettacolo. Ha risposto, non e' vero che parto dal Paradiso, ho già fatto l'Inferno e il Purgatorio. La seconda domanda riguardava un laboratorio che farà sulle Lettere a Lucilio di Seneca con attori di cinema e televisione: ha risposto che non ha ancora avuto il tempo per pensarci. Sul perché abbia scelto testi teatrali con forti figure femminili da Antigone a Fedra, ha parlato di un puro caso. A questo punto, sudata dalla testa ai piedi, con i suoi occhi crudeli fissi nei miei, ho buttato li' la domanda sui classici e sull'evoluzione del suo rapporto con loro. Questo argomento lo interessava e ha parlato un bel po', ma nella traduzione si e' perso quasi tutto. Allo stesso modo ha reagito sullo sforzo che deve fare il pubblico per seguirlo, ma il mio tempo era scaduto così come le mie domande. E' il più grande regista teatrale contemporaneo? La prossima volta che passa per Roma io ho la febbre alta.

1 commento:

Anonimo ha detto...

No, non è il più grande. Talvolta è molto bravo, ma talvolta scontato nel voler dimostrare che è il più bravo.