sabato 21 aprile 2012

L'affare Kurilov


come si fa a odiare tanto un uomo da pianificare un attentato contro di lui e da mettere in conto anche la morte degli innocenti che lo circondano? Nell’Affare Kurilov Irène Némirovsky mette in scena un giovane rivoluzionario nella Russia di primo Novecento. Ha perso presto i genitori, e’ cresciuto in Svizzera, allevato dal Partito e nutrito della sua propaganda, ha poca salute, nessun legame affettivo. Gli viene affidato il compito di uccidere Kurilov,  il ministro della Pubblica Istruzione: deve introdursi in casa sua come medico, stargli a fianco per mesi, aspettare l’ordine e poi eliminarlo in modo plateale. Vivendo con Kurilov, mangiando alla sua tavola, conoscendo i suoi figli e la sua amatissima seconda moglie, il finto medico non scopre la bonta’ dell’uomo (che in effetti non ha: e’ un cinico assetato di potere, e invece di prevenirla, non esita a sfruttare una strage di studenti per riprendersi la carica che gli era stata tolta; costringe la figlia a un matrimonio di interesse) ma scopre la sua umanita’: e’ malato di cancro al fegato, e’ pieno di dubbi e di sofferenze. A un certo punto del libro il protagonista incontra Fanny, la sua complice tutta certezze; lei lo incalza per sapere che si sono detti Kurilov e il principe Nelrode, prima che questi fosse ucciso: “capivo quanto fosse inutile spiegarle che quei due uomini di Stato, temuti e detestati con i loro errori, la loro incoscienza e i loro sogni, mi erano sembrati creature limitate e patetiche come ogni altro essere umano, come me stesso… Avrebbe cercato nelle mie parole un significato oscuro e nascosto, che non avevano.” Nessuna ideologia giustifica la morte di un uomo: il magnifico racconto di Irène Némirovsky dovrebbe volare sul comodino di ogni aspirante terrorista.

1 commento:

jo_march ha detto...

Volevo dirti che ho comprato l'e-book di Suite francese (rigorosamente in offerta-lampo) solo perché ho letto spesso il nome di Irène Némirovsky qui, sentitene responsabile! ;-)
(ma una recensione di Suite francese, appunto, che ne pensi?)