lunedì 16 aprile 2012

professori esasperati

arrivo trafelata al cancello del liceo della figlia alle cinque e ventiquattro, un minuto prima che chiudano. Mi scapicollo per le scale, scrivendo il mio nome in fondo a liste piene di nomi. Poi mi metto pazientemente davanti a una porta e aspetto il mio turno per i colloqui. Il prof d'inglese di fronte al nome di mia figlia, apre le braccia con un gesto eloquente e pronuncia con enfasi, pessima. Dopo una pausa, riprende: l'inglese per lei non e' un problema, se la cava, ma il comportamento.... Disturba, chiacchiera, non ha proprio capito come si sta a scuola. Mi scuso come posso e me ne vado. Quella di chimica, se possibile, e' ancora più avvelenata: gliela do' la mia materia, gliela do', anche se ha solo cinque. Pretende di essere interrogata, vuole togliersi il pensiero, ma non gliela do' questa soddisfazione, deve fare il compito scritto, aspettare che senta tutti i suoi compagni e se voglio, alla fine gliela do' chimica. Con lei non e' possibile dialogare, mi alzo, la saluto. Con le prof di Italiano, Matematica e Francese risaliamo la china: la prima riconosce che e' intelligente, ma la trova molto svogliata, la seconda ha imparato a prenderla per il suo verso e non si arrabbia più del suo toccarsi i capelli, la terza l'adora e la considera molto dotata. A casa la sgrido, esprimendole tutto il mio disappunto e la mia delusione, lei dice che quelli di inglese e di chimica sono due pazzi, ce l'hanno con tutta la classe. Avevo deciso che le avrei tolto la macchinetta per una settimana, ora vacillo. Il padre le urla, lei risponde, che volete da me, mamma peggiora la mia situazione raccontando i fatti miei ai professori (in questo ha ragione non avrei dovuto farlo e soprattutto non avrei dovuto riferirglielo) e dandomi contro, tu a scuola mia non ci hai mai messo piede, ne' mi spieghi chimica. Che meraviglia quelle famiglie in cui ai genitori non si ribatte.

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