sabato 14 aprile 2012

Romanzo di una strage

mi e' piaciuto molto Romanzo di una strage. Racconta, come nel libro di Mario Calabresi, il rapporto tra Luigi Calabresi, commissario di polizia (misurato, bravissimo Valerio Mastandrea) e Giuseppe Pinelli (un intenso Pier Francesco Favino), anarchico: il primo indagava sul secondo, ma tra loro c'era un dialogo aperto. La bomba che scoppia nel 1969 nella Banca dell'Agricoltura innesca, come sempre in Italia, la caccia al capro espiatorio: il mite Pinelli viene trattenuto per tre giorni in questura, si vuole che incastri il suo ex amico Valpreda. Le indagini si concentrano solo sulla pista anarchica, restano nell'ombra i fascisti di Ordine Nuovo, il principe Borghese, i servizi segreti. Aldo Moro (Fabrizio Gifuni) si avvicina alla verità attraverso un'inchiesta parallela, ma si lascia convincere a far prevalere la ragione di stato. Al centro del film di Marco Tullio Giordana ci sono Pinelli e Calabresi, entrambi vittime collaterali della strage: il primo buttato giù dalla finestra del commissariato, il secondo lasciato solo dai suoi superiori a rispondere di un atto avvenuto in sua assenza. Inquietante squarcio sul nostro passato recente, Romanzo di una strage ha anche il pregio di ricordarci che non stavamo meglio prima, che dal punto di vista politico bene in questo paese non siamo mai stati.

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