domenica 6 maggio 2012

Hunger

un uomo si lava prima di vestirsi e fa una ricca colazione. Ha le nocche delle mani sbucciate e prima di salire in macchina controlla se c'e' sotto una bomba. Scopriremo che e' un sanguinario capo carceriere e che le nocche se le rovina colpendo in piena faccia i detenuti. Il film di Steve McQueen, vincitore a Cannes nel 2008, racconta la storia del digiuno di Bobby Sands in un carcere nord irlandese (siamo nel 1981, il digiuno duro' sessantasei giorni e fini' con la sua morte). Lo fa senza quasi uscire dal carcere (le uniche eccezioni riguardano il capo carceriere e i sogni del detenuto che rievoca una lunga corsa in un bosco) e scegliendo una struttura binaria: nella prima parte i membri dell'IRA sguazzano nei loro escrementi (e' il loro sciopero per ottenere lo status di prigionieri politici) e sono massacrati di botte da guardie e poliziotti appositamente convocati, nella seconda tutto e' pulito, asettico e l'agonia di Bobby e' monitorata da un medico pietoso. Tra i due atti della tragedia si svolge lo splendido dialogo tra il protagonista e il prete da lui convocato. Sono seduti a un tavolo, fumano. Cominciano scherzando, poi il discorso si fa molto serio. Il prete spera di incalzare Bobby, gli ricorda che ha un figlio, dei genitori, che altri lo seguiranno, che la Thatcher non si piegherà, che la chiesa cattolica non ammette il suicidio. Bobby (il grande Michael Fassbender che e' stato lanciato da questo film) riduce il suo interlocutore al silenzio, spiegandogli quanto ami la vita e la libertà. Un film bellissimo che non indulge sulle immagini violente ma che scuote lo spettatore, riuscendo a fargli sentire oltre che vedere il calvario del protagonista, la sua lucida disperazione.

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