giovedì 3 maggio 2012

il fattore Insinna

non seguo i quiz in tv, non sono un'esperta di preserali; con puro spirito di servizio sono salita sulla navetta che da piazza Cavour doveva portarmi insieme a giornalisti veri nello studio in fondo alla Tiburtina dove, a partire da lunedì, Flavio Insinna condurrà il nuovo programma quotidiano di Mediaset, Il braccio e la mente. Su Insinna mi ero preparata leggendo cosa aveva fatto sin qui e guardando le sue interviste disponibili sul web. In particolare mi aveva colpito un suo lungo dialogo con Mara Venier: lei entusiasta del libro che lui ha scritto sulla morte del padre, lui commosso dall'entusiasmo di lei e dal ricordo del padre. Anche nella mia rapida intervista, di taglio per nulla confidenziale, Insinna ha accennato al brutto periodo passato e al padre che non c'e' più. Lo osservavo con occhio critico, pronta a coglierlo in fallo al primo accenno di falsità, ma mi e' parso una persona, non un personaggio costruito per le telecamere. Originale il modo in cui ha condotto la conferenza: in piedi di fronte a noi ha raccontato l'impianto del quiz e poi per farci capire il meccanismo ha chiesto a un paio di giornaliste di fare da cavie. Una si e' dovuta appendere alle lancette di un grosso orologio e mentre lei resisteva sulla forza delle braccia, l'altra doveva rispondere a domande sulla lingua italiana e sulla storia della televisione. Di Insinna mi infastisce l'ostentazione di romanità e la continua sottolineatura della propria ignoranza; mi piace l'ironia garbata che lo rende diverso dalla esibita volgarità di un Bonolis e l'entusiasmo con cui si butta in nuove avventure senza fermarsi a fare la stessa cosa come fanno tutti. Insomma non dico che correrò a comprarmi Neanche un morso all'orecchio, il bestseller di Flavio Insinna, ma lui e la sua storia mi hanno incuriosito parecchio.

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