sabato 5 maggio 2012

la vipera sotto l'albero

notte da incubo: brividi febbre fiumi di tachipirina. Alle quattro di mattina sono a pezzi, provo a immaginare lo svolgimento della festa in campagna senza di me che mi do' da fare a portare in tavola i cibi e a sparecchiare e mi sento ancora peggio. Alle nove faccio il tentativo di alzarmi: ho fatto una gran sudata, la febbre non c'e' più, decido di andare e anche di fare in tutta velocità la torta di carote che non ero riuscita a preparare ieri. Il tempo e' molto incerto, sembra sempre sul punto di piovere. A mezzogiorno e' tutto pronto: il pecorino, le fave, la pasta al forno, le salsicce alla brace, patatine, pizzette, salame, panini. Mancano solo gli invitati. Verso l'una arrivano i primi ragazzi e tre coraggiose ragazze. Alla fine c'e' la meta' della gente che avevo immaginato: e' un male per il cibo che devo riportare indietro a fine festa, ma e' un bene perché si chiacchiera in tranquillità tra pochi adulti. I ragazzi giocano a calcio nel prato, mangiano e poi si avviano al fiume decisi a farsi il bagno vestiti (si sono portati tutti un cambio) nonostante l'aria fresca e l'acqua gelata. Facciamo le feste in campagna da quando avevano cinque anni e bisognava corrergli dietro perché non si facessero male, ora sono dei quattordicenni spilungoni e si amministrano da soli, sprezzando i pericoli. Papa' come al solito anima la conversazione e c'e' sempre la signora di turno che dice sognante, che bella persona che e' tuo padre. C'era anche mia suocera, al suo debutto a una festa: sembrava tramortita da tutta quella compagnia e dall'aria aperta, ma anche contenta. Il pomeriggio e' uscito un sole deciso, hanno ancora giocato e ancora mangiato. Prima di andare via abbiamo visto un serpentino visto sotto la grande quercia. Barbara ha detto, una vipera, dovremmo ammazzarla.  Mia zia ci ha detto di lasciarla stare. Ho pensato ai ragazzi che erano stati stesi sull'erba e avevano camminato a piedi nudi e mi sono sentita molto sollevata all'idea che la festa fosse finita.

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