lunedì 28 maggio 2012

Né di Eva né di Adamo


mi piace molto quando un amico, un’amica mi fanno scoprire un autore. L’altro giorno Giulia mi ha detto, devi leggere la Nothomb, comincia da Né di Eva né di Adamo e mi ha prestato questo libro. La cronaca dei due anni passati dall’autrice a Tokyo e del suo amore con il giovane Rinri mi ha deliziato. In questo romanzo dal tono lieve c’è tutto il Giappone, con le sue stravaganze, i suoi incanti, le sue durezze. La storia tra Amelie e Rinri, il ragazzo a cui lei da’ lezioni di francese e’ contrassegnata da momenti folli: lui che si presenta con l’occorrente per la fonduta stipato in una valigia; i nonni di lui che si sbellicano di risate di fronte alla straniera; la cena con gli amici in cui lei si deve sforzare di tenere viva la conversazione disquisendo di birra; il polipo vivo che si attorciglia alla lingua di Amélie… Rinri e’ gentile, simpatico, bello, affettuoso: il marito ideale. Vuole sposarla; Amélie adora lui e adora il Giappone (fantastico il racconto della sua gita solitaria in montagna con panorami superbi e rischio di assideramento) ma fugge in Belgio, torna sollevata al grigiore da cui e’ venuta. Il senso di colpa la lambisce, ma non l’atterra (“Poco gloriosa la fuga? E sempre meglio che lasciarsi prendere. L’unico disonore e’ non essere liberi”). Che bello sapere che Amélie Nothomb ha scritto un sacco di libri.


1 commento:

Sæglópur ha detto...

Ho finito ieri sera l'ultimo suo romanzo, Pétronille. Prima di quello avevo letto solo Cosmetica del nemico.
Non è male, è abbastanza divertente e molto leggera, ma mi chiedo sempre se abbia scritto qualcosa di più consistente, qualcosa che oltre a intrattenere arricchisca anche.