giovedì 17 maggio 2012

Sister


Simon ha dodici anni e sulle nevi svizzere si aggira non per sciare, ma per rubare: ruba di tutto, sci, occhiali, guanti, caschi, tutta roba che rivende a valle ai coetanei o a gente di passaggio. Al cameriere di un rifugio che si accorge di lui perche’ impegnato in analoghi traffici, Simon racconta che i suoi genitori sono morti in un incidente d’auto e che vive con la sorella maggiore. Lei e’ il suo unico punto di riferimento e anche se lo tratta male, lo lascia spesso solo, beve troppo, non riesce a tenersi ne’ un lavoro, ne’ un uomo, lui si illumina al solo vederla. A straziare lo spettatore nel film di Ursula Meier sono la solitudine del bambino, il suo disperato bisogno di affetto, la voglia di giocare e di lasciarsi andare che ogni tanto ha la meglio sul suo disperato autocontrollo. A un certo punto Simon e l’amico che vorrebbe aiutarlo a rubare vengono buttati nel vagone della funivia che trasporta i sacchi della spazzatura: senza alcuna retorica la regista ci mette davanti agli occhi che cosa vuol dire non valere niente per nessuno. Un’infanzia negata raccontata con straordinaria intensita’.

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