domenica 20 maggio 2012

Tutti i nostri desideri


ho amato moltissimo Welcome del regista Philipe Lioret e il suo protagonista Vincent Lindon che torna in questo film; il romanzo Vite che non sono la mia, a cui si ispira Tutti i nostri desideri, tra quelli letti recentemente è uno di quelli mi sono rimasti piu’ impressi: il mio livello di aspettative era elevato. Speravo di farmi un bel pianto e invece no. Il film parte bene: c’è Claire, una giovane donna magistrato che si appassiona al caso di Celine, una madre citata in giudizio da istituti di credito che le hanno concesso dei prestiti e applicato tassi altissimi di cui non era a conoscenza. Nel frattempo Claire si sente male: va a farsi degli esami, scopre di avere un glioblastoma al cervello, ha pochi mesi di vita e non vuole sprecarli tra chemio e radioterapia. Mi sarebbe piaciuto che il tema di Tutti i nostri desideri fosse il contrasto tra la voglia di vivere della protagonista, che ha un marito che ama, due bambini piccoli, un lavoro che l’appassiona, un collega con cui c'e' una grande intesa, e la morte che sta per sottrarla a tutto questo. Invece il film prende un’altra piega, amplificando quello che nel libro era solo uno dei tanti passaggi: Claire si preoccupa che il marito non regga alla sua mancanza e gli mette in casa Celine, come sua sostituta. Cosi’ la puntigliosa battaglia legale di Claire, che nel romanzo si aggrappava alle sue competenze per allontanare la fine, diventa una battaglia privata in favore della donna che ha scelto come matrigna dei suoi figli (e che si preoccupa di istruire su come ammaliare il marito). Stéphane nel romanzo di Carrère era un magistrato più’ anziano di lei, sopravvissuto a un brutto cancro: l’unico che riusciva a stare veramente vicino a Claire, a capire cosa le passava per la testa nei suoi ultimi giorni di vita; qui diventa una specie di rivale del marito (e la scena del bagno nel lago in mutande, cosi’ come quella della partita di rugby suonano terribilmente stonate). Non è detto che i film debbano essere fedeli ai libri, ma soprattutto quando trattano temi così delicati, non devono banalizzarli: Carrere perché non hai detto qualcosa, Lioret perché hai fatto un film così brutto?

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Gentile signora Jo March, lei e' proprio una persona di gusto: anche a me Vincent Lindon stuzzica l'ormone

Chiara ha detto...

Anche io sono rimasta stupita che, da un testo così denso e ricco sia stata tratta ispirazione per una storia così futile e stanca nella sua prevedibilità. Avrei sperato di trovare almeno una scintilla di quelle vite...