martedì 8 maggio 2012

Una grande famiglia


Ivan Cotroneo, Monica Rametta e Stefano Bises non sono tre sceneggiatori qualsiasi: hanno scritto insieme e separatamente film e serie per la televisione e il cinema belli e innovativi. Non riesco a rassegnarmi alla bruttezza del loro ultimo prodotto, peraltro di grande successo: la fiction Una grande famiglia. E’ un Io sono l’amore (il film di Guadagnino sceneggiato per l’appunto da Cotroneo) per le masse: se era irritante quell’interno di casa ricca con conflitti la sua versione semplificata e ridotta a soap e’ semplicemente ridicola. C’e’ dentro di tutto: la fabbrica del Nord in difficolta’, il figlio maggiore scomparso (e’ morto o non e’ morto, questo il dilemma), la figlia bacchettona separata e con figlio gay, il figlio che ama di un amore impossibile la moglie del fratello, la figlia che ha una relazione con il suo professore, il figlio che ha ucciso il suo migliore amico in macchina, il bambino in affido con madre drogata…Il tutto talmente dichiarato e banalizzato che non c'e' bisogno di riassunti: si capisce tutto in qualsiasi momento ci si sintonizzi sulla serie.  La quinta puntata pero’ ha riservato ai suoi spettatori una perla rara. I ricconi hanno la servitu’ nera. Interno di cucina: l’autista nero tuttofare dice alla cuoca grassona che scopriamo essere sua moglie: il cancello ieri e’ rimasto aperto. Lei gli sorride e gli dice, quando fai l’amore non capisci piu’ niente. Entra in cucina la padrona (una Stefania Sandrelli sempre piu’ imbambolata) e fa un commento sul cancello, aggiungendo, comunque non ho sentito altro. Una scena scema che grondava paternalismo e condiscendenza. Possibile che l’abbia scritta chi si e’ inventato Tutti pazzi per amore?

Nessun commento: