lunedì 25 giugno 2012

Guida rapida agli addii

io amo Anne Tyler, la amo dai suoi primi libri e non ho mai smesso di procurarmi qualsiasi cosa lei pubblichi. Ora ha settant’anni e i suoi romanzi, oltre a uscire con il contagocce, hanno perso un po’ del sottile umorismo e della carica vitale che li animava, pur riuscendo ancora a stupire per l’adesione al reale e la limpidezza dello stile. Guida rapida agli addii mi ha ricordato molto il suo libro più famoso, Turista per caso. Anche qui il protagonista maschile per mestiere si occupa di guide studiate per combattere l’insicurezza propria e quella dei lettori (lì si trattava di attutire l’impatto con i paesi esteri, qui di manuali su argomenti vari, dalla guida rapida alla ristrutturazione della cucina alla guida rapida alla pensione alla guida rapida ai regali); anche qui c’è il tema di una perdita improvvisa e devastante (lì il figlio ucciso per sbaglio in una rapina, qui la moglie colpita da un albero schiantatosi sulla casa); anche qui si racconta di come il lutto isoli chi ne è affetto, rendendogli faticosa la compagnia di chi vorrebbe confortarlo (spesso in modo maldestro). In più c’è la riflessione sulla persona amata: non rassegnandosi alla morte di Dorothy, Aaron la vede comparire ogni tanto al suo fianco e ripercorre con il pensiero la storia che hanno vissuto insieme, analizza gli aspetti che gli piacevano in lei e quelli che detestava, i motivi dei loro litigi. Nel corso del libro Aaron, lentamente e con pena, si separa da Dorothy e il momento di svolta, come spesso accade nella narrativa della Tyler, è un’occasione concreta, all’apparenza banale: Aaron che ha sempre respinto le offerte culinarie delle sue vicine, un giorno si scopre a divorare un’intera scatola di biscotti che la sua collega Peggy ha preparato per lui. E’ la vita che se l’è ripreso. E’ difficile parlare di amore e morte in modo così vero e insieme così poco altisonante come fa Anne Tyler.


All’inizio di giugno è comparsa sul Corriere della Sera un’intervista a Anne Tyler di Fabio Cavalera (sono pochissime le interviste da lei rilasciate nel corso della vita). Dice a un certo punto la scrittrice: “avevo pochi libri per cui non c’è da sorprendersi se ho divorato per ben ventidue volte Piccole donne. E’ lì che mi sono innamorata della scrittura”. Anch’io.

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