lunedì 18 giugno 2012

il cyber romanzo italiano

non sono mai stata un'appassionata di narrativa italiana contemporanea. Ora che mi capita di leggere libri di esordienti, ho scoperto quanto spesso questi siano soggetti a un editing che ne stravolge la natura. Non trovi più la mela saporita da cui togliere il verme: ci hanno già pensato gli editor a bonificare il prodotto, a renderlo uniforme al gusto corrente dal punto di vista tematico e stilistico. Recentemente ho assistito all'intervista a uno scrittore che aveva appena pubblicato il suo primo libro in una prestigiosa collana di una prestigiosa casa editrice. Essendo un neofita, e' stato molto onesto: invece di parlare dei contenuti del libro, si e' profuso in ringraziamenti alla "squadra" di persone che avevano lavorato per lui. Una aveva pianificato la struttura del libro, un'altra gli aveva riscritto passo dopo passo il testo, la terza aveva il merito di aver individuato il suo potenziale. Si vendono pochi libri, non si può rischiare: che c'e' di meglio di produrre cyber romanzi che offrano al pubblico cloni di passati successi o successi pianificati a tavolino grazie a una mistura dei giusti ingredienti, al giusto lancio, al falso passa parola? Se l'editing diventa un'industria il prodotto sa di plastica ed e' duro da mandare giù.

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