giovedì 21 giugno 2012

il giorno prima

venendo al lavoro stamattina mi sentivo avvolta da una nuvola di mestizia. Ho provato a capire se derivasse dalla situazione di stallo delle interviste (si è deciso di verificare il numero di visualizzazioni dei video e ci hanno imposto di fermarci, con la conseguenza che leggo romanzi su romanzi e accumulo domande su domande che non so quando farò) o dalla minaccia del mio capo di coinvolgermi sul suo nuovo progetto di programma televisivo sulla Cina e il cinese (molto interessante sulla carta, ma la mia parte sarebbe quella dell'intervistatore sul campo: come recita il primo copione, dovrei chiedere ai cinesi di piazza Vittorio che ne pensano del gelato fritto) o dalla partenza dei figli che si avvicina e mi dà al solito un po' d'ansia. Alla fine sono arrivata alla conclusione che il vero motivo per cui sono triste è che sto per abbandonare la casa in cui ho vissuto gli ultimi diciassette anni. Vederla pian piano spogliarsi di noi mi stranisce. I giorni prima (prima di qualsiasi cosa di grosso) bisognerebbe eliminarli: meglio la fatica che il pensiero della fatica.

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