lunedì 11 giugno 2012

Cosmopolis


non si fa che parlare in Cosmopolis: il film e’ tutto fatto dei dialoghi tra il protagonista, il giovane finanziere Erick Packer e i suoi collaboratori, le sue amanti, sua moglie, la sua guardia del corpo, il suo barbiere, il suo autista, l’uomo che vuole ucciderlo (quest’ultima conversazione mette a dura prova lo spettatore, sembra non finire mai). Erik sta seduto nella sua limousine e qui riceve visite varie (tra cui quella giornaliera del medico che gli controlla la prostata). E’ smisuratamente ricco Erik, ma nel corso della giornata puo’ capitargli di perdere tutti i suoi capitali (e la cosa lo turba molto meno della freddezza con cui l’eterea poetessa che ha sposato respinge le sue avances sessuali). Intorno alla limousine esplode la rabbia popolare, rivoltosi brandiscono e gettano ratti: Erik (bravo Robert Pattinson nella sua fissita’) si limita a prenderne atto. Profezia sul futuro, inquietante metafora di un tempo malato, saga del capitalismo rantolante: il film di Cronenberg ha una forza visionaria che cattura chi guarda, ma per cogliere quello che c’e’ sotto il flusso di parole bisogna procurarsi il libro di DeLillo, la sua versione scritta. 

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