sabato 9 giugno 2012

partire, tornare

non c'e' verso di passare un week end intero al mare, di partire il venerdì sera e tornare la domenica pomeriggio. Contro il mio desiderio di relax congiurano da una parte i figli adolescenti (ieri eravamo riusciti a trascinarci dietro solo il figlio, armato di una corazza di malumore) dall'altra il trasloco incombente (il marito proprio non ce la fa a stare in spiaggia con il pensiero degli scaffali che deve ancora montare nella casa nuova). Appena si affaccia una nuvola i miei compagni di viaggio suggeriscono, si torna? Oggi di nuvole ce n'erano parecchie e ogni tanto pioveva anche un po', ma l'aria era calda, c'era poca gente, si stava benissimo. Appena papa' e Isabella si sono alzati dai lettini (lei domani mattina presto torna a Indianapolis), marito e figlio sono schizzati a casa, come se anche loro avessero in tasca un biglietto transoceanico. Non mi e' rimasto che seguirli. E' stato bello pero' a pranzo subire l'invasione dell'ombrellone da parte degli amici di Giulia, la nipote svizzera: tutti architetti come lei, per lo più ticinesi, ragazzi carini e sorridenti, entusiasti del cibo che elargiva loro mio padre, dalla pizza di scarola alle crocchette di patate alla mozzarella di bufala. Loro il presente se lo sanno ancora godere.

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