martedì 31 luglio 2012

senza testa

usciamo alle otto lasciando a casa la figlia che dorme. Il suo piano e' di prendere un treno del pomeriggio per tornare al mare con la sua amica in tempo per la cena di compleanno del nonno. Mi chiama assonnata a mezzogiorno, mi hai lasciato dei soldi, ho solo tre euro. Per fortuna la nonna abita nei dintorni, le dico di passare da lei. Sento più tardi la figlia dall'autobus che ha preso per andare in stazione. Le chiedo se ha preso le chiavi di casa. No, perche' non me l'hai lasciate? C'e' Rosalba che abita a Fondi e passa da noi per le pulizie. E' in zona, lascia le chiavi in un negozio per lei. Come viaggia leggera mia figlia.

lunedì 30 luglio 2012

Qualcosa di scritto

alla base di Qualcosa di scritto, il libro di Emanuele Trevi, arrivato a un soffio dal vincere il premio Strega quest’anno, c’è un’evidente paradosso. Da una parte si dice la letteratura è finita, Pier Paolo Pasolini è stato l’ultimo dei giganti, dopo il Novecento si pubblica solo robetta e poi si offre un esempio pratico della robetta che va forte in questo momento: una divagazione autobiografica sull’esperienza dell’autore come collaboratore al Fondo Pasolini, condita di tutto il veleno ingoiato sul posto. Il trentenne Trevi subisce i maltrattamenti verbali di una sempre più esasperata Laura Betti (zoccoletta è l’epiteto fisso con cui lei gli si rivolge, non del tutto a torto), frequenta casa sua e il mondo intellettuale che qui si riunisce, getta semi per la sua futura attività di scrittore, studia Petrolio e prova a riconnetterne i fili narrativi, va in Grecia prima in veste di conferenziere poi di studioso dei misteri eleusini, butta là ipotesi letterarie e pareri sparsi su Roma, sulle donne, su tutto. Peccato che Qualcosa di scritto non abbia vinto lo strega, fotografa benissimo lo stato attuale di lettere e letterati in Italia.


postilla
aver conosciuto Emanuele quand’era ancora ventenne e già dai banchi dell’università voleva fortissimamente voleva abbagliare il prossimo con le proprie conoscenze letterarie, non tutte di prima mano, e piacere a tutti con la sua aria stazzonata e sorniona avrà influenzato la mia lettura non proprio benigna del suo libro? Vedere descritto il bel palazzo in cui mi sono trasferita da poco (i casi della vita: doveva essere qui al terzo piano il famigerato fondo pasolini che ora non so dove sia) come un luogo tetro e terribile mi avrà ulteriormente indisposto verso l’autore e il suo libro?

domenica 29 luglio 2012

week end strafamiliare

non siamo più abituati a vederci tutti insieme, io le mie sorelle e papa'. Questo week end e' stato l'occasione per farlo e il timore con cui guardavo al raduno familiare si e' rivelato infondato. Ieri sera abbiamo festeggiato in anticipo gli ottantatré anni paterni ed e' stata una bella serata, allegra e piena di cibo gustoso. Papa' inizialmente accigliato per il ritardo con cui siamo tornate dalla gita in barca (gia' immaginava una catastrofe marina, non poteva sapere che al largo di Gaeta avevamo incontrato niente meno che una piccola balena, che ci aveva esaltato e frenato), di fronte agli spaghetti alle vongole si e' finalmente disteso. Oggi qualche boa in ordine sparso, quattro chiacchiere, una passeggiata alla grotta tra la folla con i racchettoni e poi abbiamo ripreso la via del ritorno. Che la figlia sia venuta con noi per riprendersi dalla vacanza a Ponza e' stata una gradita sorpresa.

sabato 28 luglio 2012

a Ponza con le belle addormentate

giornata ideale per la gita in barca: mare piatto e sole. Partiamo con la missione di recuperare la figlia, dopo la sua settimana di bagordi ponzani. L'attracco al porto è più semplice del previsto, troviamo persino un marinaio gentile che ci passa le pesanti valige della figlia e della sua amica che viene con noi. D'altra parte a bordo abbiamo Maddalena e Domenico: io sono esentata da qualunque manovra. Le ragazze guardano con stupore il mare azzurrissimo; più che reduci da una vacanza estiva sembrano portare i segni di duri impegni lavorativi: pallide, scolorite, smagrite, occhi languidi. Si tuffano allegre prima in acqua, poi sui panini e crollano in un sonno profondo. Deve essere dolce il post bagordo all'ombra di mamma e papà.

venerdì 27 luglio 2012

l'ebbrezza da kindle

Pietro mi ha detto, come fai senza il kindle, tu che parti portandoti caterve di libri d'estate, si legge anche al sole. A settembre sai cosa regalarmi, ho buttato lì a mio marito. Ieri (non a settembre come gli avevo chiesto) il kindle è arrivato. L'ho esaminato con un certo sospetto; mi sono scaricata gratis Pinocchio, ho comprato d'impulso il libro di Trevi intorno a cui giravo da un pezzo, tra i giudizi positivi raccolti in giro e i pregiudizi che covo sul mio ex compagno di università ed ex idolo dei miei ingenui vent'anni. Mi ha un po' spaventato accorciare così il tempo tra il desiderio di un libro e la realizzazione di questo desiderio. Qualche libro di carta per agosto l'avevo già messo da parte, ora devo solo resistere all'ebbrezza da kindle.

giovedì 26 luglio 2012

Treno di panna


tra i libri che la prof d’italiano ha dato a mia figlia da leggere per l’estate c’e’ Treno di panna di Andrea De Carlo. Gliel’ho comprato, se l’e’ portato a Nizza, e’ arrivata a p.76. Le ho chiesto, ti piace, di che parla. Mi ha risposto, e’ noiosissimo e di che parla non l’ho ancora capito. A Ponza non se l’e’ portato e cosi’ De Carlo e’ finito tra le mie mani. La trama si potrebbe riassumere in questo modo: il ventenne Giovanni raggiunge a Los Angeles Ron e Tracy, una coppia che ha conosciuto a Ibiza. Non sopporta la casa in cui vivono, una catapecchia vicina alla freeway, non sopporta loro due. Trova lavoro in un ristorante, conosce una ragazza, si traferisce da lei, ma non la sopporta, come non sopporta il ristorante, i suoi rituali e gli altri camerieri. Si mette a insegnare italiano in due scuole diverse e (guarda caso) non sopporta le sue allieve. Prova curiosita’ e anche un po’ di emozione quando si trova davanti un’attrice famosa che prende lezioni da lui, va a casa sua, conosce suo marito, la invita a cena, lei lo porta a una festa piena di gente famosa, lui fuma uno spinello con una sedicenne e si riempie di yogurth. Fine. (Treno di panna mi sembrava un titolo promettente, pensavo a un romanzo tutto diverso con al centro una storia di giovani: Giovanni e’ il personaggio piu’ vecchio di cui abbia mai letto, perche’ infliggerlo a dei liceali?)

una bambina particolare

papà scherza sul fatto che Margherita, l’ultima in ordine di nascita dei suoi nipoti, dice sempre grazie. Ieri ho constatato che è vero: Margherita, ospite da noi di passaggio verso il mare, mi ha ringraziato non solo per la cena, il regalo che le avevo comprato, ma persino per il latte e i biscotti che le ho fatto trovare per colazione. Il desiderio di fare buona impressione su chi la circonda la fa sembrare di una razza diversa rispetto ai ragazzi e alle ragazze che normalmente mi circolano intorno. E’ cresciuta Margherita, ha uno sguardo molto più maturo dei suoi quasi undici anni. Ti senti osservata da lei: quando parla è molto attenta a cogliere la reazione a quanto ha detto e a come lo ha detto, ma è anche una grande ascoltatrice, non le sfugge nessun discorso. Della figlia unica ha la precocità, l’abitudine a essere al centro dell’attenzione; il trasferimento a Indianapolis l’ha poi costretta a un notevole sforzo: ne è uscita vincente e questo ha rafforzato il suo perfezionismo. E’ estremamente sensibile, tutto la agita, la emoziona, l’inquieta. E’ una specie di folletto gentile: a preoccuparmi è la sua fragilità, la mancanza di qualsivoglia corazza.

mercoledì 25 luglio 2012

l'ingresso della Dear

dove lavoro io, alla Dear, prima di scendere verso la palazzina che ospita le redazioni si passa per un gabbiotto con i due addetti agli ingressi e i tornelli per controllare gli orari. In quel passaggio obbligato fa freddissimo d'estate e caldissimo d'inverno. Il clima lì dentro è sempre estremo e irreale: vorrà dire qualcosa? È un modo per prepararci a quanto ci aspetta ogni giorno tra quelle pareti?

L'estate di Giacomo

un ragazzo con l’apparecchio acustico, ripreso di spalle, picchia su una batteria. Lo stesso ragazzo s’inoltra con Stefi nella boscaglia che porta al fiume Tagliamento. Per raccontare l’estate del diciottenne Giacomo, che si esprime con la voce metallica di chi ha imparato a parlare da un logopedista, il regista Alessandro Comodin si sofferma a lungo sulle sensazioni fisiche: il fango sotto i piedi, gli insetti che pungono, il freddo provato entrando in acqua, ma soprattutto la grande irrisolta attrazione fisica tra il protagonista e la sua amica, che si lanciano palle di sabbia, si scontrano facendo i tuffi, si sfiorano sdraiandosi accanto, si abbracciano rapidi. Lo spettatore oscilla tra l’esasperazione provocata dall’indugiare della macchina da presa sulla stessa scena per un tempo che pare infinito, ed è solo in parte il tempo reale in cui si svolge l’azione (oltre che sullo sfondo della gita al fiume, i due ragazzi sono presentati in una serata alle giostre e alle prese con la batteria), e il crescente coinvolgimento emotivo nella situazione: guardando L’estate di Giacomo ognuno torna alla propria adolescenza, ai desideri illimitati, agli scoppi di allegria, alle malinconie di giornate che sembravano non avere fine. Impegnativo, a tratti punitivo, ma molto interessante.  

mi ha risposto il direttore

quando nella mia posta del lavoro ho trovato la risposta del nuovo direttore generale non credevo ai miei occhi: era molto stringata, ma c'erano due parole magiche: "rapido riscontro". Aveva inoltrato la mia richiesta di veder applicata la sentenza della cassazione del 2009, che oltre al mio reintegro stabiliva un rimborso economico, al capo delle risorse umane. E dal capo delle risorse umane ho ricevuto in giornata un'altra mail: si era fatto portare il mio incartamento, l'aveva studiato, mi assicurava che avrebbero chiamato il mio avvocato e risolto in tempi brevi, con "ragionevolezza" il mio caso. Non so come andrà a finire, ma sono molto contenta della mia iniziativa (e del nuovo direttore generale e dell'attenzione che ha voluto prestarmi).

lunedì 23 luglio 2012

due non bastano

pensavo di essermi tolta di mezzo il cinese, nel senso del programma sulla cultura cinese che il mio capo sta faticosamente allestendo per settembre; oggi ho avuto la conferma che dovro' lavorare anche su questo. Mi si prospetta un settembre da incubo, tra le conferenze di presentazione dei vari programmi, i servizi in giro tra i cinesi di Roma e le mie amate interviste per il portale. Ma non ho alternative: i risparmi la rai li fa così, utilizzando la stessa persona su tre produzioni. Che poi intervistare la gente, uscire dalla redazione e' quello che mi piace fare, temo solo di restare affogata tra impegni diversi. Intanto stamattina ho scritto una letterina a Gubitosi, prendendo sul serio la mail in cui si dichiarava desideroso di conoscere i lavoratori dell'azienda che dirige.

domenica 22 luglio 2012

lamentele

una si lamenta del materasso umido del mini appartamento di Ponza (dormono in quattro in una stanza che e' anche il salotto), l'altro della casa moquettata fino in bagno di Exeter (e del tramezzino con dentro roba strana che ha ricevuto per cena): lontani dalle comodità i figli vacillano. Ah come e' utile uscire dal guscio. Noi in compenso stiamo molto bene: dopo un bagno con le onde siamo rientrati in città, in tempo per una passeggiata in centro, una pizza e un gelato. Roma e' più bella che mai e un po' più fresca di quando sono partita.

sabato 21 luglio 2012

senza figli


la figlia l’abbiamo lasciata al porto di Terracina in attesa che arrivasse la nave veloce per Ponza. Aveva un trolley gonfio fino a scoppiare e un’altra borsa in cui aveva stipato le scarpe. Piu’ che sul litorale laziale sembrava di stare a piazza Euclide a Roma: una folla di ragazzi tutti uguali con gli occhiali da sole aspettava di imbarcarsi per una settimana di bagordi lontano dai genitori. Uno scenario inquietante. Il figlio invece ha passato la giornata in barca con noi. Alle sei e un quarto l’abbiamo accompagnato a Formia e fatto salire sul treno per Roma. Stanotte dorme dal suo amico Simone, domani partono insieme per Londra. Che lei si diverta sull’isola e’ scontato, che lui apprezzi l’Inghilterra che gli ho organizzato un po’ meno, ma era tranquillo e anche desideroso di cambiare scenario. Mi mancano.

venerdì 20 luglio 2012

la sera dell'anniversario


quest’anno il nostro ventunesimo anniversario di matrimonio coincideva con la vigilia della partenza dei figli, una per Ponza, l’altro per Exeter. Avevo pensato a una cena familiare, escludendo senza pieta’ papa’ e sorella con le rispettive ospiti. Alle nove di mattina ero gia’ passata in pescheria, al supermercato e dal pasticcere. Verso ora di pranzo la figlia mi annuncia con aria indifferente: tra un po’ arrivano Giorgia e Maria Sole. Arrivano? Da dove? E dove vanno a dormire? Prendono il treno da Roma e si fermano da noi questa notte. Il cibo pensato per quattro e’ bastato per sei, hanno mangiato di gusto. Ma “grazie” queste ragazze non sanno piu’ dirlo? Ma dare una mano ad apparecchiare, sparecchiare, offrirsi di lavare i piatti e’ cosi’ disdicevole? Mentre mettevo l'acqua sul fuoco, preparavo il sugo di vongole, friggevo alici e calamari, mi sentivo invadere da una rabbia funesta. Poi le guardi e ti smontano subito: sorridenti, placide, indolenti, per nulla a disagio di essersi autoinvitate, di farsi servire. La fotocopia di mia figlia. Se io non l'ho educata, perche’ le altri madri avrebbero dovuto educare le loro? 

senza memoria

due ombrelloni più in la' del nostro c'e' una signora con un'Alzheimer incipiente. Ha passato i settant'anni, indossa ancora il bikini sulla pelle indurita dal sole, da giovane doveva essere bella. Mio padre ogni volta la riempie di complimenti: gioca facile, non deve fare variazioni sul tema, lei ogni volta si beve le stesse parole con lo stesso sorriso beato, ogni volta gli dice che e' vecchia ma non si ricorda quanti anni ha (e qui potrebbe essere un vezzo), ne' quanti figli (qui invece nasconde un rimprovero ai meno assidui di loro). E' già la seconda o terza volta che s'illumina vedendo mio figlio: che bel ragazzo, gli dice rapita. Lui s'imbarazza di nuovo ogni volta.

Un matrimonio in sospeso


non avevo mai sentito parlare di Ada Leverson, amica di Oscar Wilde e di Somerset Maugham. Al suo Matrimonio in sospeso sono arrivata tramite gli incroci che propone IBS (per chi non frequenti librerie on line, si tratta dei suggerimenti automatici, “chi ha comprato questo libro ha comprato anche questo”, e spesso si hanno delle belle soprese). All’inizio la storia della bella Edith sposata con l’insulso e pretenzioso Bruce mi annoiava un po’. Entra in scena Aylmer, un affascinante vedovo che resta abbagliato da lei e dalla sua conversazione. Edith e’ felice di aver fatto colpo, ricambia i suoi baci e quando lui parte per dimenticarla non esita a scrivergli di tornare indietro. Pero’ tiene molto ai suoi figli e pensa che il povero Bruce le sia devoto. Quando scopre che non e’ cosi’, non fa una piega: sa che Bruce e’ scemo e vanesio, che ogni suo tradimento, per quanto eclatante, e’ un’infatuazione di poco conto. Bruce annuncia la sua partenza per l’Australia con una ragazza  e Aylmer non puo’ credere che Edith non colga al volo l’occasione per lasciare il marito e rifarsi una vita con lui; lei mantiene segreta la notizia e aspetta il consorte certa che tornera’ presto. Nel risvolto di copertina c’e’ scritto che all’inizio del Novecento separazione e divorzio erano cosi’ gravosi per le donne da far loro sopportare situazioni grottesche e paradossali. Nella Edith della Leverson secondo me c’e’ molto di piu’ di una denuncia sociale, c’e’ una donna che sa cosa vuole: ama restare ancorata alla vita che si e’ scelta e si lascia uno spazio per sognare, delimitandone con chiarezza i confini.

giovedì 19 luglio 2012

Il circolo delle ingrate


quando Anna eredita la proprieta’ di suo zio in Pomerania, prova una felicita’ cosi’ intensa che desidera condividerla con altre persone. Di nobile e decaduta famiglia, Anna e’ stata educata con i soldi di Susie, la moglie del fratello, una meschina arrivista, sempre insoddisfatta e sempre pronta a rinfacciare tutto agli altri. Per anni la giovane, che non ha mai incontrato un uomo che le piacesse, ha sognato l’indipendenza economica e a questo proposito vagheggiava di andare a fare la spazzina agli incroci. Giunta in Pomerania e innamoratasi della vecchia casa, Anna mette un annuncio su un giornale: il suo intento e’ quello di offrire ospitalita’ a donne di comprovata moralita’ ma prive di mezzi. Nel Circolo delle ingrate (in originale The Benefactress) Elizabeth von Arnim racconta i risvolti tragicomici di un’utopia: bastano le prime tre arrivate a infrangere le aspettative della protagonista riguardo a una comunita’ femminile fatta di amicizia e sostegno reciproco. Brillantissimo, divertentissimo e crudele, il romanzo della disillusione di Anna e’ al livello di Un incantevole aprile e di Vera, i migliori di questa scrittrice. 

mercoledì 18 luglio 2012

ai fornelli


avvilita dalla lotta impari con la nuova cucina ipertecnologica e dalla mancanza di commensali (i figli al mare, il marito spesso fuori a cena) avevo smesso di cucinare. Qui ho ripreso con slancio, aiutata dal formidabile appetito della figlia che a Nizza ha mangiato ben poco (per una volta ha dovuto amministrarsi e rinunciare ai suoi amati caffe’ al bar visti i prezzi) da quello del figlio che cresce a vista d’occhio e da quello di mio padre che non e’ affatto calato con gli anni. Alle nove di mattina faccio la mia incursione in pescheria: una sera pasta ai frutti di mare, un’altra penne al pesce spada, un’altra ancora calamari ripieni. I figli mangiano e criticano, ma in compenso mio padre mi riempie di elogi. Che importa se la lavastoviglie si e’ rotta, se un fornello non si accende, se le pentole sono vecchie e scrostate: questa e’ una cucina fatta per cucinare.

martedì 17 luglio 2012

I racconti dell'Ohio


Winesburg, Ohio e’ del 1919, ha quasi cent’anni, ma non li dimostra. Gran parte della letteratura americana che e’ venuta dopo in questi racconti ha la sua radice. Nell’immaginaria cittadina di Winesburg si aggira una folla di personaggi marginali, un ex insegnante, un dottore, una donna mal sposata, un proprietario terriero, una ragazza incauta, un reverendo, una maestra… Ognuno di loro finisce sotto la lente d’ingrandimento dello scrittore in un momento particolare della sua vita, di solito mentre e’ alle prese con una frustrazione maggiore delle altre, con un insopportabile turbamento che innesca in lui una vistosa quanto velleitaria reazione. Filo conduttore del libro e’ il personaggio di George, un giovane e curioso cronista, cui molti affidano le loro confidenze. La cupezza del libro e’ in parte riscattata dal suo finale: George ce la fa, parte, si allontana da Winesburg “per incontrare l’avventura della vita”. Quando tutto manca, sopravvive un mito, quello dell’altrove felice. I racconti dell'Ohio me li ha consigliati Massimo Bacigalupo, che ne ha curato l'edizione; lunedi' prossimo dovrei parlarne con lui via skype, ammesso che il mio strapuntino al web non sia stato eliminato.