venerdì 20 luglio 2012

la sera dell'anniversario


quest’anno il nostro ventunesimo anniversario di matrimonio coincideva con la vigilia della partenza dei figli, una per Ponza, l’altro per Exeter. Avevo pensato a una cena familiare, escludendo senza pieta’ papa’ e sorella con le rispettive ospiti. Alle nove di mattina ero gia’ passata in pescheria, al supermercato e dal pasticcere. Verso ora di pranzo la figlia mi annuncia con aria indifferente: tra un po’ arrivano Giorgia e Maria Sole. Arrivano? Da dove? E dove vanno a dormire? Prendono il treno da Roma e si fermano da noi questa notte. Il cibo pensato per quattro e’ bastato per sei, hanno mangiato di gusto. Ma “grazie” queste ragazze non sanno piu’ dirlo? Ma dare una mano ad apparecchiare, sparecchiare, offrirsi di lavare i piatti e’ cosi’ disdicevole? Mentre mettevo l'acqua sul fuoco, preparavo il sugo di vongole, friggevo alici e calamari, mi sentivo invadere da una rabbia funesta. Poi le guardi e ti smontano subito: sorridenti, placide, indolenti, per nulla a disagio di essersi autoinvitate, di farsi servire. La fotocopia di mia figlia. Se io non l'ho educata, perche’ le altri madri avrebbero dovuto educare le loro? 

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