lunedì 16 luglio 2012

Leggendo Turgenev


la prima volta che Mary Louise entra in scena nel romanzo di cui e’ la protagonista viene descritta cosi’: “conservava nei tratti un aspetto da ragazzina. Nel viso ovale gli occhi azzurri avevano l’innocenza aperta dell’infanzia”. Ed e’ con uno slancio infantile e scarsa ponderazione che a ventun anni Mary Louise accetta la proposta di matrimonio di Elmer, che di anni ne ha trentacinque, ha un viso pallido e grasso, indossa sempre un abito color fango e lavora nel negozio di stoffe della sua famiglia. Mary Louise e’ attratta dalla prospettiva di lasciare la scalcinata fattoria dei suoi e di trasferirsi in citta’, le piace l’idea di vendere stoffe. A rendere il suo matrimonio un inferno non e’ tanto l’impotenza del marito che non la sfiora neppure con un dito, non i problemi dell’uomo con l’alcool, ne’ la mancanza di un figlio (l’assenza di gravidanza e’ un problema per tutti fuorche’ per lei), ma la convivenza con le cognate che, come le sorellastre di Cenerentola, passano il tempo a strapazzarla e vessarla. In genere nei libri dell’irlandese William Trevor c’e’ molta suspense: qui no, sappiamo subito che fine ha fatto l’ingenua leggiadra Mary Louise, sappiamo che e’ finita in un manicomio e che ci ha passato quasi tutta la vita. Al centro del romanzo pero’ c’e’ una parentesi di estrema felicita’: vagando in bicicletta alla ricerca di un po’ di ristoro, Mary Louise ritrova il cugino che le piaceva ai tempi della scuola e con lui passa delle magnifiche domeniche, chiacchierando di libri russi, della vita, di se’. L’amore tra i due, che s’interrompe presto e bruscamente (lui e’ molto malato), basta alla protagonista a lasciare che tutto il resto la sfiori: la cattiveria della famiglia acquisita, ma anche l’ignavia dei suoi genitori e di sua sorella, incapaci di venirle in aiuto, di sforzarsi di comunicare con lei. L’Irlanda rurale della fine del Novecento ha in Trevor un supremo cantore: nulla sfugge alla sua capacita’ di osservazione. I suoi uomini mollicci e spesso perversi, le sue fanciulle incoscienti, le pettegole, le zitelle crudeli sono lo specchio di un microcosmo malato che riproduce tutte le regole del macrocosmo umano.  

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