mercoledì 25 luglio 2012

L'estate di Giacomo

un ragazzo con l’apparecchio acustico, ripreso di spalle, picchia su una batteria. Lo stesso ragazzo s’inoltra con Stefi nella boscaglia che porta al fiume Tagliamento. Per raccontare l’estate del diciottenne Giacomo, che si esprime con la voce metallica di chi ha imparato a parlare da un logopedista, il regista Alessandro Comodin si sofferma a lungo sulle sensazioni fisiche: il fango sotto i piedi, gli insetti che pungono, il freddo provato entrando in acqua, ma soprattutto la grande irrisolta attrazione fisica tra il protagonista e la sua amica, che si lanciano palle di sabbia, si scontrano facendo i tuffi, si sfiorano sdraiandosi accanto, si abbracciano rapidi. Lo spettatore oscilla tra l’esasperazione provocata dall’indugiare della macchina da presa sulla stessa scena per un tempo che pare infinito, ed è solo in parte il tempo reale in cui si svolge l’azione (oltre che sullo sfondo della gita al fiume, i due ragazzi sono presentati in una serata alle giostre e alle prese con la batteria), e il crescente coinvolgimento emotivo nella situazione: guardando L’estate di Giacomo ognuno torna alla propria adolescenza, ai desideri illimitati, agli scoppi di allegria, alle malinconie di giornate che sembravano non avere fine. Impegnativo, a tratti punitivo, ma molto interessante.  

1 commento:

azzurropillin ha detto...

se si potesse fare anche qui, e non solo su fb, cliccherei "mi piace"!