venerdì 20 luglio 2012

Un matrimonio in sospeso


non avevo mai sentito parlare di Ada Leverson, amica di Oscar Wilde e di Somerset Maugham. Al suo Matrimonio in sospeso sono arrivata tramite gli incroci che propone IBS (per chi non frequenti librerie on line, si tratta dei suggerimenti automatici, “chi ha comprato questo libro ha comprato anche questo”, e spesso si hanno delle belle soprese). All’inizio la storia della bella Edith sposata con l’insulso e pretenzioso Bruce mi annoiava un po’. Entra in scena Aylmer, un affascinante vedovo che resta abbagliato da lei e dalla sua conversazione. Edith e’ felice di aver fatto colpo, ricambia i suoi baci e quando lui parte per dimenticarla non esita a scrivergli di tornare indietro. Pero’ tiene molto ai suoi figli e pensa che il povero Bruce le sia devoto. Quando scopre che non e’ cosi’, non fa una piega: sa che Bruce e’ scemo e vanesio, che ogni suo tradimento, per quanto eclatante, e’ un’infatuazione di poco conto. Bruce annuncia la sua partenza per l’Australia con una ragazza  e Aylmer non puo’ credere che Edith non colga al volo l’occasione per lasciare il marito e rifarsi una vita con lui; lei mantiene segreta la notizia e aspetta il consorte certa che tornera’ presto. Nel risvolto di copertina c’e’ scritto che all’inizio del Novecento separazione e divorzio erano cosi’ gravosi per le donne da far loro sopportare situazioni grottesche e paradossali. Nella Edith della Leverson secondo me c’e’ molto di piu’ di una denuncia sociale, c’e’ una donna che sa cosa vuole: ama restare ancorata alla vita che si e’ scelta e si lascia uno spazio per sognare, delimitandone con chiarezza i confini.

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