venerdì 31 agosto 2012

il piacere delle sfumature

il vero fenomeno di questa torrida estate che si appresta a finire (il cielo sulla spiaggia è diviso a metà, da una parte il sole calante, dall'altra nuvoloni neri e tuoni che scuotono l'aria) è il libro porno soft cinquanta sfumature di grigio. Sotto gli ombrelloni non si leggeva altro. In particolare mi ha colpito la visione della signora stesa sul lettino dietro di me. Leggeva questo libro con espressione estatica, la bocca semi aperta. Intorno poteva accadere qualunque cosa, nulla la scuoteva dal suo rapimento. Ho letto che si tratta di un romanzo bruttissimo; lei sembrava contentissima di leggerlo.

giovedì 30 agosto 2012

la sposa in bilico

l'altro giorno sul giornale c'era la foto di una biondina morta in Canada mentre era su un lago a farsi fotografare vestita da sposa. Si era sposata un mese prima e voleva completare il servizio fotografico con degli scatti pittoreschi, ma era caduta in acqua e il vestito l'aveva trascinata giù. Questa brutta storia mi è tornata in mente oggi mentre arrancavo con cinque chili di cocomero di ritorno dalla spesa. Sulla Torre Truglia c'era una coppia di sposi entrambi bassi e tarchiati, lei in abito bianco, lui in grigio. Il fotografo li faceva spenzolare in pose assurde. Ho dovuto accelerare il passo.

come mi vede

tornando a nuoto dalla boa con mio padre si parla di figli e ambizioni. Il discorso cade su me e lui mi dà della rinunciataria: avresti potuto benissimo fare la carriera universitaria. Non è la prima volta che si esprime con rammarico a questo proposito e lo lascio parlare perché una cattedra all'università non è mai stata tra le mie aspirazioni (tranne forse nel pieno della mia infatuazione per il mio professore di storia della lingua italiana, ma era lui che volevo, non insegnare letteratura). Mi colpisce l'idea della rinuncia: è così che sono, una che rinuncia in partenza? E a che cosa ho rinunciato a cui davvero tenevo? Sarà un caso che i miei migliori amici in Dear, le due persone con cui pranzo più volentieri, Francesco e Enrico, siano due specialisti della diserzione, due colti infrattati (Enrico in particolare non sogna che finire i suoi giorni in Rai in un portierato dove leggere senza essere disturbato)? Con buona pace di mio padre io e la carriera siamo due entità incompatibili (non a caso questa parola ha sempre avuto alle mie orecchie un suono sinistro).

mercoledì 29 agosto 2012

la felicità del ritorno

sprizza felicità da tutti i pori mio padre, tornato da un impegnativo tour della Cina. È felice in primo luogo di avercela fatta e di avercela fatta bene (mi par di vederlo sulla Grande Muraglia ad arrampicarsi per primo per dimostrare di essere il più vispo del gruppo oltre che il più vecchio). E poi è contento di quello che ha visto e ascoltato: la curiosità per i modi di vivere degli altri non gli è mai mancata, né si è affievolita con gli anni la sua voglia di conoscere e imparare. Ha parlato ininterrottamente durante l'ora di treno, sul pullman (mi ero seduta distante, ma mi sono dovuta alzare, se no tutti i passeggeri avrebbero ascoltato i suoi racconti su Shanghai) e ha ripreso il filo al ristorante davanti agli scialatielli alle cozze. Il tutto contrastando un fuso orario feroce. Io e mio figlio lo guardavamo colmi di ammirazione.

in gabbia

martedì 28 agosto 2012

non ce la posso fare

l'unica cosa bella del rientro in citta' e' la ripresa della routine consolidata: il solito letto, la solita cucina, i vecchi cari punti di riferimento. Nella casa nuova invece continuiamo ad aggirarci come se fossimo in un albergo chic in cui si siano scordati di rifarci le camere. Julia e' ancora in vacanza in Romania e alla polvere si aggiunge il disordine che e' il nostro marchio di fabbrica. Il marito suda, si agita, si arrabbia con chi gli segnala dei guasti, non sa con chi prendersela se non tutto funziona. Sembrava persino che mi avessero sequestrato la macchina, che non potessi tirarla fuori dal parcheggio per via di lavori in corso; l'allarme e' rientrato, io sono al meno tre, il problema ce l'hanno quelli del meno due. Ho fatto bene a tornare: ho letto tutta la posta, ho pianificato gran parte dei servizi sul cinese. Domani ancora lavoro, poi pero' torno al mare. In serata prendo il treno con mio padre, mio figlio e il mio kindle. Settembre si staglia minaccioso di impegni, perche' dovrei negarmi l'ultimo sprazzo di liberta'?

lunedì 27 agosto 2012

mestiere faticoso


red ruby heart in a cold blue sea

in italiano l'ha pubblicato Elliot con il titolo Un cuore rosso rubino in un freddo mare blu; sul kindle c'era solo in versione originale ed e' così che l'ho letto, identificandomi nel personaggio di Florine come non mi capitava da tempo. Siamo a The Point, una minuscola cittadina del Maine nei primi anni sessanta. Florine ha dodici anni, suo padre Leeman pesca aragoste, sua madre Carlie fa la cameriera. Carlie e' carina, piena di vita, va d'accordo con il marito, anche se ogni tanto discutono perche' lei vorrebbe viaggiare e lui no. Fuori con un'amica per il week end, Carlie sparisce senza lasciare traccia. Al centro del libro di Morgan Callar Rogers non c'e' solo l'angoscia della ragazzina per la perdita subita, c'e' anche la sua crescita, la sua capacita' di evolversi fronteggiando i colpi che il destino le riserva. red ruby heart e' un romanzo di formazione vecchio stile in cui l'eroina diventa adulta passando attraverso una serie di prove: alla sparizione della madre segue la relazione del padre con l'odiata Stella, il trasferimento della ragazza dalla nonna, la puberta' e la scoperta dell'amore per l'amico Bud, la morte della nonna, l'abbandono della scuola, la relazione breve e tempestosa con Andy, un ragazzo ricco in fuga dal padre... Florine e' vera, come sono veri gli altri personaggi di questo racconto corale: la nonna che lavora a maglia e fa il pane; l'amica Dottie, che non sa tenere i segreti; Stella che e' sopravvissuta a un incidente e vive per Leeman; il solido Bud, lo sciocco Glen. Il libro perfetto per prolungare le proprie vacanze respirando l'aria e i profumi della costa del Maine.

il concerto


domenica 26 agosto 2012

prime nubi

dopo un'estate tutta sole, oggi per la prima volta abbiamo visto il cielo in parte coperto. È stata una giornata strana dal punto di vista meteorologico e da quello del mio umore. Mi sono svegliata storta, ce l'avevo con i miei familiari, con il loro disordine e la loro pigrizia. Sono andata tutta sola a fare la spesa, e caricarmi di buste e trovarli al mio ritorno stravaccati tra letti e poltrone non ha sollevato il mio umore. In spiaggia faceva un gran caldo, nonostante le nuvole e il mare agitato. Il marito, in cerca di riconciliazione, mi ronzava intorno impedendomi di sprofondare nel mio kindle (sto leggendo in inglese la storia di una ragazzina del Maine a cui scompare la madre e non farei altro che leggere). Abbiamo passeggiato fino alla grotta, passando davanti a stabilimenti semi deserti e piccoli pezzi di spiaggia libera stipati di gente. Il resto della giornata è scivolato più liscio e ora si è alzato un po' di vento che finalmente fa respirare. Stasera siamo in sette a cena e domani pomeriggio si parte.

sabato 25 agosto 2012

La famiglia Fang

genitori molto uniti tra loro per i figli possono costituire un problema peggiore dei genitori con divergenze. Soprattutto se ad accumunarli e' la passione per l'arte estrema intesa come eventi che disturbano la quiete pubblica e se i figli sono da loro coinvolti nella messa in scena di cui di volta in volta ignorano il copione. Annie e Buster Fang crescono cosi', sempre all'erta, pronti a scappare dal luogo del delitto, che sia un centro commerciale in cui la madre si finge grossolanamente cleptomane o un teatro dove il ragazzino si deve esibire travestito da aspirante miss. Nella Famiglia Fang Kevin Wilson ci presenta Annie e Buster adulti, alle prese l'una con la carriera di attrice e le bizze di registi e colleghi, l'altro con le alterne fortune della sua attivita' di scrittore, e alterna questi capitoli con flash back sulla loro atipica infanzia. Entrambi in crisi profonda A e B, come ancora li chiamano i loro genitori, tornano a casa, ma solo per vedere sparire nel nulla padre e madre. Sono morti, come crede la polizia, che ha trovato tracce del loro sangue in una stazione di servizio dove sono avvenuti altri delitti? Si tratta della loro ultima trovata, come credono i loro figli? Il libro si legge d'un fiato: e' divertente, brillante, mette alla berlina il mondo dell'arte, quello del cinema e dell'università, ma soprattutto l'istituzione familiare. I Fang sono estremi, ma a suo modo ogni famiglia lo e', e fa danni; si puo' solo tenerlo presente e cercare, per quanto si puo', di diminuirne la portata.

venerdì 24 agosto 2012

nuotando al tramonto

rivolta alimentare: dopo un mese e piu' di pesce, i ragazzi invocano la carne e il marito acconsente a lanciarsi nel primo barbecue della stagione. Lo accompagno a piedi dal macellaio anche se per nulla interessata agli acquisti; al ritorno gli lascio le buste e mi tuffo nel mare dorato. Dei tanti bagni di quest'estate non ne ricordo uno al tramonto, c'era sempre qualcos'altro da fare. In acqua c'e' un gruppo di ragazzi e ragazze che si tira una palla: vedere tra loro mio figlio mi fa un grande piacere. A pochi giorni dal ritorno in citta' si e' finalmente lanciato. Grazie al suo amico Alessandro, piu' grande e parecchio spaccone, stasera affronta l'uscita serale, la piazza. Della vita mondana che si fa qui la figlia ne ha fin sopra i capelli: non vede l'ora di riprendere i ritmi cittadini, rincontrare le amiche, riguidare la sua macchinetta. Martedi' torna pure papa' dalla Cina: il messaggio di oggi parlava di un viaggio "interessante ma non ricreativo". Che vuol dire, che e' stanco del tour, che sogna la spiaggia? Nuoto nell'acqua fresca della sera mentre il sole cala sempre più giu'. Non ho voglia di Roma.

giovedì 23 agosto 2012

Inseparabili

se dovessi scegliere un aggettivo per definire Inseparabili, il libro di Alessandro Piperno che chiude la trilogia cominciata con Con le peggiori intenzioni e proseguita con Persecuzione, sceglierei rancoroso. Piperno prova ed esprime rancore per la borghesia ebraica romana tra cui e' cresciuto, per i suoi lussi, i suoi rituali mondani, le sue manie, ma soprattutto Piperno prova rancore per le donne. In Persecuzione, le due esemplari di sesso femminile che interagiscono con il protagonista ne causano la devastazione e la morte (la ragazzina del figlio inventandosi che Leo l'ha molestata e la moglie di Leo accettandone l'esilio volontario in cantina e l'autoannullamento). Qui e' tutto un pullulare di pazze con problemi sessuali (Anna l'attricetta anoressica che sposa Filippo, il maggiore dei due fratelli al centro di Inseparabili, gli nega periodicamente il sesso; Silvia vuole con tutte le forze sposare l'altro fratello, Samuele, che non prova attrazione per lei; Ludovica incontra Samuele per masturbarsi e a parlare di masturbazione). Non contento di offrire la ribalta a queste tre, Piperno nel secondo capitolo si lancia in una lunga descrizione della depravazione delle ragazze italiane a Londra, impegnate addirittura in una gara a chi fa piu' pompini il sabato sera (e poi pronte a recitare la parte di buone madri di famiglia, una volta tornate in patria). Immaginando Filippo gratificato dall'insperato successo del suo cartone animato a Cannes e da una fama che ricalca quella di Roberto Saviano, Piperno non puo' che descriverlo alle prese con migliaia di groupies impazzite che fanno la coda davanti al suo letto. Insomma. Dei due contendenti al premio strega, uno, Trevi ce l'ha con una singola donna, Laura Betti; l'altro, Piperno l'ha superato prendendosela praticamente con tutte.

educazione sessuale

la figlia ci racconta la trama di Cronaca di una morte annunciata, uno dei libri che le hanno assegnato da leggere quest'estate. In pratica... La blocco, in pratica no. Ricomincia: ci sono due fratelli che uccidono un tizio che si chiama... che si chiama... Non importa come si chiama, è giovane, vecchio? Giovane. Ok, uccidono un giovane e poi? Il fatto è che tutti nel paese sapevano che l'avrebbero ucciso, tutti tranne lui. Perché lo uccidono? La sorella si era sposata con uno ricco, avevano fatto un gran matrimonio, ma il marito l'aveva rimandata indietro, perché aveva scoperto che era già stata con un uomo. Qui la figlia fa una pausa e si chiede, chissà come l'aveva scoperto. Già dice il figlio, come aveva fatto? Entusiasta, prorompo: non lo sapete? Educazione sessuale: si dice che quando una ragazza è vergine la prima volta... Si tappano entrambi le orecchie, non hanno nessuna voglia di sentirmi parlare di sesso. Mi stupisce molto che tra amici e film la storia della verginità sia loro sfuggita. Chissà se attraverso le loro orecchie mezze coperte è trapelata la mia spiegazione.

mercoledì 22 agosto 2012

zavorra

sommando tre adolescenti annoiati in una calda giornata di agosto a Ventotene non si ottiene altro che tre adolescenti annoiati. Solo ora, dopo una mattina passata con i cellulari in mano, hanno preso a tuffarsi. Per me, che di queste giornate di mare e letture non ne ho mai abbastanza, sono dei marziani. Il marito vorrebbe prolungare il giro in barca finché dura il bel tempo, io penso sia arrivata l'ora di sbarcare noi e la nostra zavorra.

Molto forte, incredibilmente vicino

Oskar è un po' troppo Oskar, troppo intelligente, troppo petulante, troppo inventore, troppo filosofo per avere nove anni; suo nonno è troppo schiacciato dal peso dei ricordi (scriversi sì e no sul palmo delle mani, usare un foglio e una penna al posto delle parole, può essere il modo per dimostrare il proprio dissenso da un mondo in cui si gettano bombe su persone innocenti, ma che fatica per chi gli sta intorno); la scrittura è fin troppo elaborata (non mi riferisco agli inserti grafici e fotografici, di cui si potrebbe fare a meno, ma alla complessa macchina narrativa con sorpresa finale): Molto forte, incredibilmente vicino rischia di restare un elaborato esercizio di stile. In realtà man mano che leggevo le mie perplessità iniziali cedevano e mi appassionavo alle peripezie di Oskar, incapace di rassegnarsi alla morte del padre nelle Torri Gemelle, e a quelle di suo nonno, che non aveva fatto il padre per puro terrore. Insomma a caldo il libro mi è piaciuto e anche tanto, mentre ripensandoci lo trovo un po' "troppo". Jonathan Safran Foer s'interroga su quello che conta davvero, conduce con maestria il lettore nei suoi labirinti; mi sarebbe piaciuto un po' più narratore e un po' meno architetto.

martedì 21 agosto 2012

tra Forio e Sant'Angelo

abbiamo scoperto che Sant'Angelo resta, nella nostra classifica dei paesi di Ischia, il numero uno. Forio non è male, ma è meno pulito, ristoranti e negozi hanno un'aria polverosa e c'è traffico a tutte le ore. Abbiamo scoperto (lo sapevamo già, ma ogni volta speriamo di essere smentiti) che tra la figlia e la barca esiste un'incompatibilità insanabile: sale e si addormenta a prescindere da chi c'è a bordo e da dove si va. Abbiamo scoperto che se in quattro a dormire si sta stretti, in cinque si sta ancora più stretti (perché portarsi un'amica per poi abbandonarla a favore del sonno?). Infine ho scoperto che, se finisco Safran Foer, il giornalaio dietro il porto mi offre una scelta tra il Piperno vincitore dello Strega, tanti Erri De Luca (si vede che siamo in Campania), Camilleri, Volo, Mazzantini e Harmony. Mi sa che opterò per Piperno.

una giornata a Poseidon

andare alle terme quando la temperatura esterna supera i trenta gradi non è una grande idea, ma ieri non eravamo i soli ad averla avuta. Poseidon è un luogo piacevolissimo: a tre chilometri da Forio, in fondo a una baia cinta da scogli, si apre questo giardino termale con una gran quantità di piscine di ogni forma e calore. Passarci la giornata costa una trentina di euro e li vale tutti: si passa dal bagno in mare, che lì davanti è caldo per le fumarole, alla sauna naturale su per il monte, alla piscina fredda, a quella bollente e quando si è stufi di acqua ci sono sedie a sdraio e ombrelloni all'ombra degli alberi. Il panorama tra la roccia di tufo, il verde della vegetazione e il blu del mare è fantastico. È tutto così pulito e organizzato che non sembra di stare in Italia; anzi sì, a fine giornata sulle sedie penzolavano sacchetti di spazzatura, vedi mai che uno debba far la fatica di cercare un cestino. Ci siamo ripromessi di tornarci in una giornata fresca e fuori stagione. Ricordarsi le cuffie, se no tocca farsi un turbante con quello che si ha sotto mano.

lunedì 20 agosto 2012

senza libri

la partenza era fissata alle nove: Sara, l'amica della figlia, che dopo varie discussioni avevamo ottenuto di portare con noi in barca a Ischia, era stata convocata per quell'ora. Mi sono svegliata alle sette, ho messo un po' in ordine la casa (avevo appena finito il ciclo continuo di lavatrici e al ritorno dovrò ricominciare da capo), ho svegliato gli altri. Poi il caldo mi ha tolto lucidità: come uno zombie ho fatto i bagagli e ora che stiamo partendo mi sono accorta di aver lasciato a casa il kindle e di aver portato solo Molto forte, incredibilmente vicino, di cui sono già a pag.100. Al momento la mia maggiore preoccupazione riguarda l'esistenza di una libreria a Forio. Mi accontento anche di un giornalaio ben fornito.

domenica 19 agosto 2012

la valutazione

ieri sera abbiamo avuto a cena Francesca con i suoi due figli. Francesca è amica di Virginia e come lei fa la preside a Padova; ora che papà è in viaggio in Cina è ospite qui al mare a casa sua. A fine cena ci ha detto, vi trovo meglio dell'anno scorso. Si riferiva a noi come famiglia, faceva un paragone con come le eravamo sembrati la prima volta che ci aveva visto (ha una figlia educata e silenziosa che guardava tutto il tempo la mia a bocca aperta). Ho trovato un po' buffo subire una valutazione, ci mancava solo il voto, poi ho pensato che si trattava di deformazione professionale: è intelligente e simpatica ma è pur sempre una preside.

sabato 18 agosto 2012

Il rumore dei tuoi passi

Il rumore dei tuoi passi me l'ha mandato la casa editrice. L'avevo preso in mano e poi posato; un'"amicizia che cresce fino a diventare un amore selvaggio, un legame ruvido come vetro spezzato", un'autrice nata nell'85, non mi parevano le premesse per un libro per me. Nel trasloco non me ne sono disfatta e chissà come l'ho ritrovato qui al mare. L'ho dato alla figlia prima di partire per il viaggio in barca e lei, forse attirata dalla mancanza di entusiasmo con cui glielo presentavo, ci s'è calata finendolo in giornata. Quando lo stesso miracolo si è ripetuto con il figlio, che al ritorno se l'è divorato, ho deciso che era arrivato anche per me il momento di leggerlo. Valentina D'Urbano racconta di una ragazza e di un ragazzo che crescono alla Fortezza, un complesso di palazzoni occupati abusivamente alla periferia di una grande città. Lei ha una famiglia straordinariamente solida (forse un po' troppo, dato il contesto), lui ha un padre alcolizzato e violento che lo massacra di botte. Lei è risoluta, energica, se vuole un lavoro lo trova, se decide di perdere la verginità con il primo che capita non si tira indietro; lui è fragilissimo, ha perso la madre da piccolo e a quel padre distruttivo si aggrappa con tutte le forze. Oltre che la storia di un amore tenace e impossibile, è la storia di una morte per droga: il funerale di Alfredo apre e chiude la narrazione. Ci sono scene forti (l'aborto dell'amica, i pestaggi, la scoperta del sesso, l'assassinio del padre, le crisi d'astinenza)  momenti appannati (l'amicizia della protagonista con la bolognese universitaria appare largamente improbabile dall'esordio ai suoi sviluppi), ma convince il rapporto tra i due che è il cuore del libro. È scritto in modo diretto, l'autrice conosce quello di cui parla; mi è parso un po' meno cyborg dei libri di esordienti che girano adesso. Brava Valentina che sai parlare ai ragazzi.

lavori di casa

se il mio pigiamino corto bianco e azzurro non avesse presentato una serie di macchioline gialle, come una malattia infettiva, non mi sarei mai accorta che gli scaffali dell'armadio di legno bianco erano tutti chiazzati. Ho rivisto mia madre che foderava di carta adesiva gli armadi della casa in campagna e ho pensato, devo fare qualcosa. La cosa più semplice in questi casi per me è rivolgermi al marito. Non appena informato del problema (ma perché il legno bianco ingiallisce non ha saputo spiegarmelo neppure lui), è andato in una ferramenta, ha comprato un rotolo di carta adesiva e stamattina alle nove aveva già foderato l'armadio. Ha ribadito, faccio tutto io tu leggi soltanto, ma che sollievo aver già risolto il problema.

venerdì 17 agosto 2012

I detective selvaggi


“Ho diciassette anni, mi chiamo Juan Garcia Madero, sono al primo semestre di giurisprudenza. Io non volevo studiare giurisprudenza, bensi' lettere, pero’ mio zio insisteva e ho dovuto cedere. Sono orfano. Diventero’ avvocato”. All’inizio dei Detective selvaggi c’e’ Madero: giovane, vergine, fanatico di poesia. La verginita’ la perde assai presto con Maria e contemporaneamente la facolta’ di giurisprudenza smette di vederlo. Con Madero e le sue concitate avventure nella Citta’ del Messico degli studenti squattrinati e spacciatori di droga, delle ragazze emancipate, delle cameriere, delle puttane arriviamo a pag 179. Proprio quando l’azione entra nel vivo e Madero sale su una macchina in corsa insieme a Ulises Lima e Arturo Belano, suoi miti viventi e fondatori della corrente poetica del realvisceralismo, nonche’ con Lupe, inseguita dal temibile pappone Alberto, il libro cambia registro e narratore. Comincia una lunga sfilata di testimonianze sul destino di Ulises e Arturo, sul loro peregrinare dal Messico alla Francia, dalla Spagna a Israele (con una parentesi tragica perfino in Liberia). Parlano amici, conoscenti, avvocati, infermiere, segretarie di poeti illustri, poeti dimenticati, austoppiste. Sono racconti a volte molto lunghi e molto divaganti, uno piu’ bello dell’altro. Gli anni vanno dai ’70 ai ’90 e ne esce il quadro di una generazione che nell’aspirare a un modo di intendere la vita  e la letteratura diverso da quello dominante si mette in gioco in modo totale. Bellissimo il finale on the road in cui ritroviamo Madero, Lupe e i loro due amici in fuga dal pappone e insieme in cerca della misteriosa poetessa che considerano fondatrice del loro movimento. Come facevo a ignorare Bolaño?

dall'ultima intervista a Roberto Bolaño

"La mia unica patria sono i miei figli, Lautaro e Alexandria. E a volte, ma in secondo piano, alcuni istanti, alcune strade, alcuni volti o scene o libri che sono dentro di me e che un giorno dimenticherò, che è la cosa migliore che uno possa fare con la patria. "

giovedì 16 agosto 2012

di ritorno

siamo partiti da Gaeta in quattro e in quattro siamo tornati. Da Talamone a Sperlonga abbiamo fatto solo una breve sosta per la benzina. Arrivati alla boa alle quattro e mezza del pomeriggio, mi sono tuffata, ho recuperato sulla spiaggia la figlia (che ho trovato di buon umore, ma magra, magrissima) e l'ho portata con me a nuoto in barca. Così prima dello sbarco abbiamo avuto tempo per chiacchierare: mi ha raccontato del nonno, delle amiche che si erano alternate da noi, delle sue cene a base di tonno, delle salsicce di ferragosto; mi ha chiesto di noi, rallegrandosi di non aver partecipato alle solitarie avventure marine che ci aveva riservato la Corsica. Abbiamo cenato a Gaeta, è stato bello ritrovarci. Siamo stati separati solo cinque giorni ma mi sono sembrati di più.

mercoledì 15 agosto 2012

notte nel canale

che a Saint Florent non fosse possibile prenotare all'ultimo momento ce l'avevano detto e ribadito via radio e via telefono. Ci siamo quindi mossi presto per trovare riparo nella baia che la vecchia guida della Corsica suggeriva come approdo sicuro. Abbiamo trovato un canale di fronte a una villa coperta da alberi. All'imbocco un'imbarcazione grigia, spettrale che pareva abbandonata da sempre. Lì per lì non ci abbiamo fatto caso, c'erano anche tre motoscafi pieni di bambini schiamazzanti, una coppia in gommone, una barca a vela ancorata a due boe. Quando è calato il sole sono andati via tutti. La pasta al pesto cucinata in barca ha fatto venire al figlio una gran tristezza e si è sfogato producendosi in un'imitazione della sorella nei suoi momenti peggiori, voglio il motorino, voglio il motorino, voglio il motorino. Cresceva l'umidità e ci siamo ritirati sotto coperta. Alle nove e mezza era buio pesto. Mi sono addormentata e poi risvegliata. Ho cominciato a pensare che qualcuno poteva averci adocchiato dalla collina e poteva salire a bordo per rapinarci e farci del male. Non so se m'inquietavano di più la barca grigia, la villa misteriosa o le macchine parcheggiate sul monte. Ho pensato al coltellaccio che ci aveva regalato Domenico l'ultima sera alla Maddalena: mi ero chiesta se non fosse troppo grosso e pericoloso; magari aveva voluto fornirci un'arma di difesa, ma dov'era finito? Sentendo il marito russare accanto a me, ho maledetto le mie troppe letture: a lui quello scenario ispirava un gran sonno, non vedeva come me pericoli indefinibili in agguato. Un silenzio come quello di stanotte non lo auguro a nessuno. È passato. Stamattina il canale era quasi ridente e poco distante da noi c'era un gommone con sopra una tenda. Mi avrebbe confortato sapere che altri dormivano lì. Il figlio ha fatto colazione e poi ha ripreso a dormire. Siamo partiti con destinazione Capraia.

martedì 14 agosto 2012

prima di Saint Florent

cambio completo di scenario: siamo nel deserto degli Agriati, l'acqua è azzurra, la spiaggia bianchissima e intorno a noi ci sono quasi solo barche italiane. Il figlio, dopo una mattina di mutismo, ha cominciato a tuffarsi a ripetizione ridendo (un colpo di sole?). Io nuoto, mi asciugo e sprofondo nella lettura dei Detective selvaggi di Bolano. È un volumone che stazionava sul mio comodino da mesi. Nicola aveva detto: è bellissimo; Livio: è un inutile pasticcio; Pietro: non è il suo migliore. Così mi ero scoraggiata e avevo lasciato che si ricoprisse di polvere in attesa di tempi migliori. Lo trovo perfetto per queste lunghe giornate oziose: mi trasporta dalla Corsica dei bagnanti alla Città del Messico degli aspiranti poeti; mentre io mi cuocio al sole, loro bevono, scopano, discutono, declamano, ricercano, litigano, viaggiano. Che bella vacanza.

nel parco marino

per soddisfare il bisogno di muovermi, mi sono fatta lasciare dal figlio a uno scoglio e da lì sono tornata in barca nuotando. Ero lontana lontana e a preoccuparmi era il blu cupo dell'acqua. Immaginavo grossi pesci affamati sotto di me e cercavo di andare veloce. Quando della barca ho cominciato a vedere i due occupanti, mi sono rilassata e ho cominciato a godermi lo scenario circostante. Siamo nel parco naturale di Scandola. Alte rocce rosse bucate che ti sovrastano con mille facce deformi come mostri di Goya. Alberelli spiaccicati dal vento che, quando soffia, qui deve essere forte. A bordo ho fatto due partite a scopa con il figlio: non giocavo da secoli e senza volerlo l'ho battuto due volte, aggiudicandomi tutto il punteggio. Mi manca la figlia, mi sa che si è già stufata della sua autonomia.

lunedì 13 agosto 2012

non dormire bene in barca

l'insonnia in barca è dovuta a motivazioni oggettive: fa troppo caldo o troppo freddo, c'è una zanzara, si ondeggia, i vicini parlano a voce alta, la cuccetta è dura. Ti svegli presto con la sensazione di aver combattuto una battaglia e di averla vinta a tuo modo: un po' comunque hai dormito. Quando sei a casa tua, nel tuo letto comodo, con la temperatura giusta e il giusto silenzio, e a tenerti sveglia sono solo i pensieri in cui ti rigiri senza posa è molto peggio.

All'alba, mentre le barche tacciono, alla Girolata si sentono il gallo e la mucca. Turisti spuntati chissà da dove affrontano con grossi zaini sulle spalle il sentiero che porta in montagna. Chissà come è bello il panorama da lassù. Mi piacerebbe salire ma non ho abbastanza spirito d'iniziativa da farlo da sola.

domenica 12 agosto 2012

L'estate senza uomini

Mia ha cinquantacinque anni, i capelli rossi che tendono al grigio, una figlia affettuosa che fa l'attrice, la passione per la poesia e la filosofia, e un marito che, più che spezzarle il cuore, come si diceva una volta, l'ha costretta a un breve ricovero in un istituto psichiatrico, avendole comunicato di volersi prendere una pausa da lei (che lo ama e si è sempre sentita riamata da lui). Raccontando l'estate di Mia a Bonden Minnesota, accanto alla residenza per anziani dove vive sua madre, Siri Hustvedt riflettte su quello che vuol dire essere donna oggi, su quello che voleva dire in passato, sulle tante sciocchezze dette e scritte sull'argomento. Lo fa immaginando la sua Mia a contatto con tre aspetti della femminilità: ci sono le ultrasettancinquenni amiche dalla madre, piene di interessi culturali, acciaccate, stravaganti, affette da nubi di malinconia; le tredicenni terribili a cui tiene un corso di poesia e di cui mette in luce il bullismo; e c'è la giovane mamma vicina di casa, travolta dalla vivacità del bebè, dalla fantasia irrefrenabile della primogenita, dai malumori del marito che vede di rado. Districandosi tra giovani e vecchie, dispensando il suo ascolto dove può, Mia rimette insieme i cocci di sé. Divertente da leggere e pieno di spunti per pensare.

ah la Girolata!

tanto ci era parsa ostile Ajaccio, tanto è stato piacevole arrivare alla Girolata. C'ero stata a sedici anni in barca a vela con zia Giovanna. Avevamo dormito in rada, una delle poche volte in cui non avevamo trascorso la notte in porto. Rispetto a trent'anni e passa fa, la baia è cambiata: intanto mi sembra più piccola (ma ogni volta che torno dove sono stata da piccola sperimento l'effetto dilatante della memoria), poi ci sono varie case, ristoranti e un campo boe. È rimasto invariato il fascino della roccia rossa e della fortezza in rovina a picco sul mare e non c'è ancora una strada, ci si arriva solo per mare. Ci è venuto incontro un barbuto in gommone, proponendoci una boa per la notte: un po' in italiano, un po' in corso ci siamo subito accordati con reciproca soddisfazione. E stasera cena con vista.

Ajaccio inospitale

al telefono ci hanno detto (in francese) che non si poteva prenotare a distanza un posto in porto ad Ajaccio, bisognava chiederlo da qui. Siamo arrivati alle cinque e ci hanno detto che bisognava aspettare le sette. Ci siamo messi in fila per fare benzina (stare in fila in un corridoio stretto di barche che vanno un po' indietro e un po' avanti per chi guida è il massimo stress). Alle sette avevamo riempito il serbatoio e abbiamo ricominciato a contattare la capitaneria, nonché tutti i marinai che ci sfrecciavano accanto in gommone. In inglese non parlava nessuno, al nostro italiano ridevano (perché la figlia che ama tanto il francese non era con noi?). Stava calando il buio. Ho visto delle boe nella baia prima del porto e ho chiesto a due su un gommone se ci si poteva ancorare. Hanno alzato le spalle, non sono private, hanno detto. Il marito e il figlio hanno legato la prua a una boa con due cime diverse. Avevamo promesso al figlio rimasto con noi grandi cene. Siamo saliti in gommoncino, pieni di timore. Potevano rubarcelo, impedendoci di tornare alla barca, potevamo non trovare la barca non avendo una luce con noi. È andato tutto bene, abbiamo mangiato (non un granché, non potevamo allontanarci troppo da dove eravamo scesi. Ora dobbiamo solo andar via al più presto da questa inospitale Ajaccio.

nel golfo di Roccapina

la desolazione del figlio orbato della sorella è durata fino all'una: in segno di protesta è rimasto in pigiama e a Lavezzi non si è tuffato (non si è perso molto, c'erano miliardi di barche, si faticava a non farsi investire). Dopo aver costeggiato Bonifacio e iniziato la risalita lungo la costa occidentale della Corsica ci siamo addormentati entrambi. Il marito ci ha svegliato entrando nel golfo di Roccapina: un luogo incantato. Due, tre chilometri di spiaggia bianchissima, con dietro dune ricoperte di vegetazione e il mare azzurro davanti. A destra un'antica torre e una roccia che il vento si è divertito a modellare come fosse un leone. Sulla spiaggia pochi sparuti ombrelloni di gente scesa dalle barche o arrivata in macchina per la strada sterrata. Non sappiamo ancora dove dormiremo stanotte, ma la mancanza di vento ci infonde fiducia. Che calma.

sabato 11 agosto 2012

Il ragazzo che voleva dormire

una carovana di profughi si muove per l'Europa con destinazione ultima la Palestina. Tra loro c'è un diciassettenne soprannominato "il ragazzo del sonno": si addormenta di continuo e gli altri devono sollevarlo di peso per non lasciarlo indietro nei vari spostamenti. Il fatto è che solo dormendo Erwin ritrova la madre e il padre, ricostruisce la propria routine familiare spazzata via dalla deportazione nazista. Con frasi brevi, sintassi semplificata, uno stile ipnotico che rispecchia il contenuto, Aharon Appelfeld racconta prima il lungo viaggio del suo alter ego fino a Napoli, l'addestramento militare e linguistico a cui si sottopone (tutti i ragazzi devono imparare l'ebraico e cambiarsi il nome per adattarsi alla loro nuova identità), lo sbarco nella terra promessa, l'azione di guerra, il ferimento, la lunghissima e travagliata riabilitazione, l'idea di diventare scrittore, riscattando in qualche modo il padre, vittima di continui rifiuti editoriali. Un romanzo di formazione caratterizzato da un immane senso di perdita ma anche da un'impressionante forza di volontà.

venerdì 10 agosto 2012

Garibaldi alla Maddalena

nella piazza centrale della Maddalena, di fronte al mercato coperto del pesce c'è una panchina di pietra, al cui centro hanno messo una statua di bronzo. Raffigura Garibaldi seduto. Sul lato destro ogni giorno dalla mattina alla sera siede un barbone sardo, che somiglia moltissimo all'uomo effigiato. Tiene in mano un giornale sportivo e scambia qualche parola con gli abitanti del posto che passano di lì. Sorride spesso, compiaciuto di sé: non è da tutti incarnare Garibaldi alla Maddalena.

perché la lascio partire

due settimane di vacanze con i genitori d'estate, soprattutto in posti belli come la Sardegna e la Corsica, non dovrebbero essere un gran sacrificio per una non ancora diciassettenne. Ma lei detesta la barca, la scomodità, la solitudine; è stata benissimo questi giorni perché c'erano i cugini, perché dormiva da loro, da domani la figlia sarebbe in nostra balia. Le abbiamo comprato un biglietto e all'idea di affrontare il viaggio di ritorno da sola in aereo sprizza gioia da tutti i pori. Maddalena, che è della scuola dei genitori tempranti (com'era mamma: ma usciti dalla guerra era normale essere così, oggi un po' meno) è contrarissima, lei ancora ai figli vorrebbe imporre i propri desideri e quando non ci riesce lo considera uno smacco personale. Io non tempro nessuno, non m'impongo, cerco di farli crescere nella direzione in cui vogliono loro, limitando i danni se questa mi pare scorretta. Da me non imparano a soffrire; la noia, le contrarietà sono in agguato comunque, infliggerle in nome della famiglia unita non mi pare proficuo. Quest'estate le ho dato piena fiducia: è stata a Nizza a studiare, a Ponza a fare bagordi. È più serena, più matura, più piacevole da avere intorno. Il fratello non è contento di restare da solo con noi, meglio una sorellaccia che niente; tra qualche giorno sbarcheremo comunque.

giovedì 9 agosto 2012

dopo Spargi

la giornata è cominciata troppo presto a causa di un messaggio dell'insonne capo del marito. Mi sembrava tutto faticoso: comprare le bottiglie d'acqua ed il pane, prenotare il biglietto di ritorno alla figlia. Il mare era mosso e soffiava parecchio vento. Ieri sera avevamo impedito al figlio di farsi un giro in jeep con i cugini, non fidandoci del mezzo malconcio, e il malumore del guidatore e dei suoi passeggeri era rimasto nell'aria. Abbiamo trovato riparo nella caletta di Spargi e il tempo è volato tra un bagno, una chiacchiera con i ragazzi, la mangiata di pesce affumicato, la lettura in inglese sul kindle e quella del libro cartaceo. Mo' che siamo in porto mi tocca far finta di pulire i vetri se no il marito mi affoga. Anzi no, sta facendo da solo: prima protesta, dice che non faccio niente, poi si lancia in attività non richieste. Contento lui.

mercoledì 8 agosto 2012

Maddalena e Isabella

Maddalena si cuoce al sole per ore perché le piace e pensa di incamerare vitamina D; Isabella al mare si increma tanto da sembrare una mummia per proteggersi la pelle e perché con un po' di fard simula l'abbronzatura. Maddalena adora il cibo e dalla ciambella fritta delle nove al pecorino sardo della sera non conosce la parola rinuncia; Isabella si sente in colpa per ogni cosa che mangia se non è a zero calorie. Maddalena d'estate indossa lunghi caftani e ciabatte; Isabella porta sempre in valigia tacchi e vestitini. Maddalena (e suo marito Domenico) mandano avanti i figli come arieti, che si tratti di tuffarsi da otto metri, di un corso di vela in Francia, di una guidata di notte su una jeep malandata; Isabella (e suo marito Giuseppe) vorrebbero tenere la figlia sotto una campana di vetro: niente bagno di notte, non ti allontanare, pensa solo a studiare. Maddalena strapazza la prole di cui non è mai contenta; Isabella non ha occhi che per la figlietta, che per lei è il culmine della perfezione. Maddalena per le vacanze pianifica avventure in luoghi estremi; Isabella viaggi organizzati dove è tutto compreso. Maddalena ha trovato la sua patria a Zurigo, dove il merito è riconosciuto e le regole sono fatte per essere rispettate; Isabella si trova benissimo a Indianapolis, dove l'apprezzano sul lavoro, Margherita frequenta una scuola bellissima e abitano in un comprensorio con una grande piscina. Io sono la sorella di mezzo, di nome e di fatto. Vivo a Roma che amo e detesto in uguale misura e l'America e la Svizzera mi paiono entrambe molto faticose.

L'amore in un clima freddo

"Era una di quelle persone alle quali si può pensare solo in relazione all'aspetto, che nel suo caso rimaneva invariato, indipendentemente dagli abiti, dall'età, dalle circostanze e perfino dalla salute": Polly è nata bellissima e tale rimane crescendo. Suo padre, Lord Montdore, la "quintessenza del nobiluomo inglese", è un uomo puramente decorativo; sua madre, una peste. Quando i Montdore tornano dall'India, dove lui è stato viceré, si dà per scontato che Polly farà un matrimonio da favola. I giovani che le ronzano attorno però si ritirano presto, scoraggiati dalla sua indifferenza. Alla morte della zia, Polly stupirà tutti, sposandone il marito, Boy Dougdale, soprannominato da Fanny, la narratrice, e dalle sue impertinenti cugine, l'Oratore Osceno, per la sua tendenza a tenere lunghe conferenze noiose e a molestare le ragazzine con pizzicotti e palpeggiamenti di nascosto dai genitori. Il ritratto che Nancy Mitford fornisce nel 1949 dell'alta società inglese non potrebbe essere più divertente e spietato. In un clima di pettegolezzo perenne si svolgono balli, si scambiano visite, ci si fidanza, ci si sposa, si costruiscono fortune, si perde tutto. Le ragazze devono solo trovare marito (la peggior minaccia rivolta loro dai genitori, è ti faccio studiare), la conversazione è edulcorata, la trasgressione consentita solo entro certi binari. Polly si pentirà della sua infatuazione per Boy e odierà l'"estero", in cui dovrà autoesiliarsi con il marito dopo essere stata diseredata dai suoi, ma al suo ritorno in patria riuscirà a consolarsi. Sua madre, delusa da lei nelle sue aspettative, troverà in Cedric, l'eccentrico erede della magione avita, una nuova ragione di vita, nonché un gran cerimoniere e un ispiratore di stile. Un romanzo ricco di humour e per nulla segnato dal passare del tempo.

martedì 7 agosto 2012

cronache di bordo

canta, ride, fa i tuffi: all'idea di lasciare la barca sabato e di tornare indietro da sola, evitando il giro in Corsica con noi, la figlia ha ritrovato tutto il suo buonumore. Io sono favorevole; mi piacerebbe che venisse con noi ma non controvoglia. Oggi tempo bellissimo e persino mare caldo (in Sardegna è una rarità). Sto finendo una delizia di libro, L'amore in un clima freddo, e oscillo tra i paesaggi mediterranei in cui sono immersa fisicamente e le inglesissime avvolgenti atmosfere in cui mi cala questo romanzo. Attimi di panico: si è rotto il motore dell'ancora (a bordo si rompe sempre qualcosa di fondamentale). Tutti cercano la manovella per tirarla su manualmente. Invano. Il bello è che ci sono Maddalena, Domenico, Matteo: una soluzione si trova, alla peggio la tirano su a mano. Io, inutilissima, scrivo, mentre loro vivono la loro appassionante avventura. Dopo essersi offerti di aiutare, i francesi del catamarano si godono lo spettacolo di fine giornata.

ormeggiati alla Maddalena

alle cinque e mezza di pomeriggio eravamo di fronte alla spiaggia di Caprera, dove ci hanno subito raggiunto a nuoto Maddalena e i suoi. La stanchezza era tale che tutto quello che è venuto dopo (il bagno, l'attracco in porto, la passeggiata verso casa loro, la cena, il ritorno in barca) resta avvolto in una specie di nebbia in cui non so più se ero io ad agire o una forza residua che mi autopilotava. La lunga notte di sonno mi ha restituito energia per vivere e per scrivere il blog. Tra poco il silenzio rilassante e scricchiolante delle barche sarà scacciato via dalle voci acute e profonde dei miei figli e dei loro cugini che hanno dormito insieme nella stanza in paese. Prima c'è la tappa al mercato del pesce con Domenico che accetta consigli per pianificare la cena (si fa per dire, lui ha sempre già chiaro cosa cucinare e come). Speriamo che la figlia si sia placata, non mi è piaciuto per niente vederla assumere la faccia cattiva all'idea del ritorno del fratello e poi, una volta rivistolo, sfoderare senza convinzione il vecchio repertorio di insulti e rivendicazioni.

lunedì 6 agosto 2012

Che ci andate a fa'?

il marito chiede un super pieno al benzinaio di Nettuno perché dobbiamo andare in Sardegna e questo gli risponde, che ci andate a fa'? Ci siamo imbarcati alle otto, tramortiti di sonno, soprattutto il figlio reduce dall'Inghilterra. Ieri sera nella stanzioncina di Fondi, resa irreale dal buio, è stata un'emozione veder scendere dal treno la sua figura alta e sottile. Sono andata a letto agitata e ho avuto il peggiore degli incubi, mia figlia si era rifidanzata con il pessimo Eugenio e lui si vantava con me di essersela fatta insieme ai suoi amici. Mi sono svegliata di botto, agitata. La figlia quando le ho raccontato il mio sogno mi ha allungato uno schiaffo. Non tira un fiato di vento. Alla Maddalena il cognato ci ha già preparato la cena. Quanto durerà la traversata?

domenica 5 agosto 2012

flamenco a framura


in treno di notte da solo

l'aereo da Londra del figlio doveva atterrare alle otto di sera. Avevamo concordato con la mamma di Simone che l'avrebbe messo sul treno delle nove e venti. A quest'ora l'avremmo preso a Formia. È arrivato con più di un'ora di ritardo, ora è sul treno che parte alle undici e arriva a mezzanotte. Si è svegliato prestissimo stamattina: se si addormenta e sbaglia fermata? Se lo rapinano? Sono morta di paura e mi chiedo come ho potuto concepire un piano così scriteriato. Come mi passa questa ora? Tutto per poter partire con la barca domani all'alba. Fanculo la barca.

Il senso di una fine

nel Senso di una fine Julian Barnes racconta una storia apparentemente banale: un sessantenne ripercorre le tappe principali della sua vita, soffermandosi sul tempo del liceo e sui suoi tre amici dell’epoca, sulla prima vera fidanzata e su un week end a casa dei suoi, e poi, piu’ di corsa, rievoca il proprio matrimonio, la nascita di una figlia, il divorzio, le attivita’ che svolge da pensionato. In realta’ Il senso di una fine propone una lacerante riflessione sugli effetti del tempo, su cosa vuol dire avere vent’anni e cosa vuole dire averne piu’ di sessanta, essere due persone diverse, che pensano e agiscono in modi anche opposti. A scatenare i ricordi di Tony e’ un lascito che riceve dalla madre di Veronica, incontrata solo una volta quando era fidanzato di sua figlia: la donna gli aveva cucinato una colazione e l’aveva messo in guardia con parole enigmatiche. Con Veronica, che gli negava rapporti sessuali, era finita presto, e il suo amico Adam aveva preso il suo posto, avvertendolo con una lettera. Tony era stato dapprima magnanimo, poi ci aveva ripensato e aveva riscritto all’amico, stavolta in tono meschino, augurando ogni male alla coppia. L’estate in cui Tony viaggiava per gli Stati Uniti, Adam si era ucciso. Tornando da vecchio a riflettere su questi eventi, Tony perde il bandolo della matassa e nella sua estrema confusione quasi quasi si rinnamora della sfuggente Veronica. Il lettore si appassiona alla svolta quasi gialla della trama, come Tony vorrebbe decifrare gli eventi passati, ridare loro ordine; il risultato finale non puo’ che lasciargli l’amaro in bocca. Libro stratificato, scritto benissimo, ma terribilmente inquietante.

sabato 4 agosto 2012

malinconie paterne

prima è partita Maddalena, poi Isabella e papà si è incupito. Per una settimana le mie sorelle l'hanno visto a pranzo e a cena, hanno riso e discusso, fatto il bagno e camminato su e giù dal paese alla spiaggia in una specie di gara a chi gli stava più vicina. Vederle andar via con i figli gli fatto sentire i suoi anni, lo ha riempito di malinconia. Per fortuna papà non manca di risorse; ora ha il viaggio in Cina a cui pensare, stasera si è consolato con la pasta al pesce spada da me, domani va a Roma e si prende una pausa dal sole. La tristezza arriva ma lui sa come scacciarla.

Ciliegine

la cosa più strana del film di Laura Morante è che il personaggio meno credibile, sia dal punto di vista della sceneggiatura sia dal punto di vista della recitazione, è quello della protagonista, che lei si è cucita addosso: una donna così insopportabilmente nevrotica e smorfiosa da rendere poco plausibile che un uomo possa spasimare per lei. Peccato. L'idea di raccontare le difficoltà della convivenza uomo donna era carina, l'ambientazione a Parigi e l'atmosfera alla Woody Allen pure, la coppia formata dall'amica e dal marito di lei, psichiatra di poche incisive parole, è divertente e azzeccata. Laura Morante per me resta la Bianca di Nanni Moretti: questa tipa piena di tic che vede in ogni uomo un maniaco sessuale mi piace molto meno.

venerdì 3 agosto 2012

Stupore e tremori

era l'ultimo dei volumetti autobiografici di Amélie Nothomb che mi restava da leggere e, siccome Giulia dice che i suoi libri non autobiografici non sono granché e del giudizio letterario di Giulia mi fido ciecamente, per un po' non ci sarà Amélie tra le mie letture. Stupori e tremori però è molto divertente e molto istruttivo: anche se a essere messo alla berlina è il mondo aziendale giapponese, chiunque lavori in una grossa azienda a carattere piramidale può riconoscere i meccanismi folli che vigono in posti del genere. Sai fare una cosa? Ti mettono a fare la cosa opposta, quella che più ti confonde, quella in cui rendi di meno. Mantieni la tua dignità? Non t'ingrazi i potenti? Non pietisci? Come minimo ti ritrovi a pulire i cessi (qui Amélie, assunta per un anno con l'incarico iniziale di traduttrice, finisce proprio a rifornire di carta igienica i bagni). Indimenticabile il ritratto della sua bellissima e spietatissima capa, la donna con meno senso dell'humour mai venuta al mondo.

parte non parte

salgo sul treno regionale per Napoli venti minuti prima della partenza. Non c'è un posto a sedere, non c'è aria condizionata, si muore di caldo. È uno di quei treni vecchissimi a due piani. Dovrebbe partire, l'annuncio c'è stato. Non parte e si riempie ancora di più. A un certo punto si diffonde la voce che è rotto e una fiumana di gente si riversa sul regionale per Terracina. Poi dicono che il treno per Napoli partirà con quarantacinque minuti di ritardo. In molti scendiamo dal secondo treno e saliamo su un terzo. Passa altro tempo, la partenza è stata annunciata tre volte, si sta di nuovo riempendo e non parte. Fa sempre più caldo. A quest'ora dovevo essere al mare, sono ancora a Roma. In compenso ho fatto una sauna prolungata da cui sarà difficile riprendermi. Se la civiltà di un paese si misurasse sulla qualità dei suoi treni regionali l'Italia sarebbe in fondo a qualunque classifica.

giovedì 2 agosto 2012

la fatica di andare in vacanza

non si sta cosi' male in citta', ora che il traffico si e' placato, la Dear si e' svuotata e il caldo e' un po' meno asfissiante. Stasera ho attraversato la strada per andare a vedere un film nell'arena del castello. Da Laura Morante regista mi aspettavo pochissimo, ma l'aria era fresca e la vista con la luna piena era un incanto. Devo proprio andarci in vacanza domani?

mercoledì 1 agosto 2012

il prossimo libro di Antonio Pennacchi

in una piccola libreria di Latina stasera Antonio Pennacchi leggeva a un pubblico di amici i primi capitoli del suo prossimo libro. Si intitola Cronache da un pianeta abbandonato e uscirà da Dalai. Faceva un caldo terribile da Piermario, eppure lo scrittore si e' presentato con la sua tenuta d'ordinanza, berretto, cravatta e sciarpa, e quando l'ho intervistato si e' rimesso pure la giacca. Mi ha detto, con la franchezza che lo contraddistingue, non scrivero' piu' un libro come Canale Mussolini, sono stato due anni senza scrivere dopo, ho ripreso perche' ho avuto un anticipo dall'editore, ma questo e' un libro più facile, più leggero, ci sono le mie storie, ma non c'e' quell'urgenza. Si parla di una colonia intergalattica in un mondo futuro e i nomi dei luoghi, appena storpiati, rimandano ai borghi intorno a Latina. Ha cominciato a buttar giu' la trama insieme all'Anonima scrittori, ora sta continuando da solo, ma l'appoggio degli amici gli serve, la condivisione lo aiuta a procedere. Mi ha detto di non credere al mito dell'artista ispirato, e' partito con una divagazione su Monti che aiutava Foscolo e su Foscolo che si appoggiava a Monti, finche' non si e' accorto che quello gli fotteva la moglie (o era il contrario?). Se non fosse stato per il caldo asfissiante (credevo di svenire nella libreria mentre Pennacchi leggeva) sarebbe stata una bella serata e un incontro interessante (Canale Mussolini mi e' molto piaciuto anche se l'ho letto talmente di corsa che non l'ho ancora metabolizzato; tornero' a rifletterci su, ne vale la pena).