giovedì 30 agosto 2012

come mi vede

tornando a nuoto dalla boa con mio padre si parla di figli e ambizioni. Il discorso cade su me e lui mi dà della rinunciataria: avresti potuto benissimo fare la carriera universitaria. Non è la prima volta che si esprime con rammarico a questo proposito e lo lascio parlare perché una cattedra all'università non è mai stata tra le mie aspirazioni (tranne forse nel pieno della mia infatuazione per il mio professore di storia della lingua italiana, ma era lui che volevo, non insegnare letteratura). Mi colpisce l'idea della rinuncia: è così che sono, una che rinuncia in partenza? E a che cosa ho rinunciato a cui davvero tenevo? Sarà un caso che i miei migliori amici in Dear, le due persone con cui pranzo più volentieri, Francesco e Enrico, siano due specialisti della diserzione, due colti infrattati (Enrico in particolare non sogna che finire i suoi giorni in Rai in un portierato dove leggere senza essere disturbato)? Con buona pace di mio padre io e la carriera siamo due entità incompatibili (non a caso questa parola ha sempre avuto alle mie orecchie un suono sinistro).

Nessun commento: