sabato 18 agosto 2012

Il rumore dei tuoi passi

Il rumore dei tuoi passi me l'ha mandato la casa editrice. L'avevo preso in mano e poi posato; un'"amicizia che cresce fino a diventare un amore selvaggio, un legame ruvido come vetro spezzato", un'autrice nata nell'85, non mi parevano le premesse per un libro per me. Nel trasloco non me ne sono disfatta e chissà come l'ho ritrovato qui al mare. L'ho dato alla figlia prima di partire per il viaggio in barca e lei, forse attirata dalla mancanza di entusiasmo con cui glielo presentavo, ci s'è calata finendolo in giornata. Quando lo stesso miracolo si è ripetuto con il figlio, che al ritorno se l'è divorato, ho deciso che era arrivato anche per me il momento di leggerlo. Valentina D'Urbano racconta di una ragazza e di un ragazzo che crescono alla Fortezza, un complesso di palazzoni occupati abusivamente alla periferia di una grande città. Lei ha una famiglia straordinariamente solida (forse un po' troppo, dato il contesto), lui ha un padre alcolizzato e violento che lo massacra di botte. Lei è risoluta, energica, se vuole un lavoro lo trova, se decide di perdere la verginità con il primo che capita non si tira indietro; lui è fragilissimo, ha perso la madre da piccolo e a quel padre distruttivo si aggrappa con tutte le forze. Oltre che la storia di un amore tenace e impossibile, è la storia di una morte per droga: il funerale di Alfredo apre e chiude la narrazione. Ci sono scene forti (l'aborto dell'amica, i pestaggi, la scoperta del sesso, l'assassinio del padre, le crisi d'astinenza)  momenti appannati (l'amicizia della protagonista con la bolognese universitaria appare largamente improbabile dall'esordio ai suoi sviluppi), ma convince il rapporto tra i due che è il cuore del libro. È scritto in modo diretto, l'autrice conosce quello di cui parla; mi è parso un po' meno cyborg dei libri di esordienti che girano adesso. Brava Valentina che sai parlare ai ragazzi.

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