domenica 5 agosto 2012

Il senso di una fine

nel Senso di una fine Julian Barnes racconta una storia apparentemente banale: un sessantenne ripercorre le tappe principali della sua vita, soffermandosi sul tempo del liceo e sui suoi tre amici dell’epoca, sulla prima vera fidanzata e su un week end a casa dei suoi, e poi, piu’ di corsa, rievoca il proprio matrimonio, la nascita di una figlia, il divorzio, le attivita’ che svolge da pensionato. In realta’ Il senso di una fine propone una lacerante riflessione sugli effetti del tempo, su cosa vuol dire avere vent’anni e cosa vuole dire averne piu’ di sessanta, essere due persone diverse, che pensano e agiscono in modi anche opposti. A scatenare i ricordi di Tony e’ un lascito che riceve dalla madre di Veronica, incontrata solo una volta quando era fidanzato di sua figlia: la donna gli aveva cucinato una colazione e l’aveva messo in guardia con parole enigmatiche. Con Veronica, che gli negava rapporti sessuali, era finita presto, e il suo amico Adam aveva preso il suo posto, avvertendolo con una lettera. Tony era stato dapprima magnanimo, poi ci aveva ripensato e aveva riscritto all’amico, stavolta in tono meschino, augurando ogni male alla coppia. L’estate in cui Tony viaggiava per gli Stati Uniti, Adam si era ucciso. Tornando da vecchio a riflettere su questi eventi, Tony perde il bandolo della matassa e nella sua estrema confusione quasi quasi si rinnamora della sfuggente Veronica. Il lettore si appassiona alla svolta quasi gialla della trama, come Tony vorrebbe decifrare gli eventi passati, ridare loro ordine; il risultato finale non puo’ che lasciargli l’amaro in bocca. Libro stratificato, scritto benissimo, ma terribilmente inquietante.

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