domenica 12 agosto 2012

L'estate senza uomini

Mia ha cinquantacinque anni, i capelli rossi che tendono al grigio, una figlia affettuosa che fa l'attrice, la passione per la poesia e la filosofia, e un marito che, più che spezzarle il cuore, come si diceva una volta, l'ha costretta a un breve ricovero in un istituto psichiatrico, avendole comunicato di volersi prendere una pausa da lei (che lo ama e si è sempre sentita riamata da lui). Raccontando l'estate di Mia a Bonden Minnesota, accanto alla residenza per anziani dove vive sua madre, Siri Hustvedt riflettte su quello che vuol dire essere donna oggi, su quello che voleva dire in passato, sulle tante sciocchezze dette e scritte sull'argomento. Lo fa immaginando la sua Mia a contatto con tre aspetti della femminilità: ci sono le ultrasettancinquenni amiche dalla madre, piene di interessi culturali, acciaccate, stravaganti, affette da nubi di malinconia; le tredicenni terribili a cui tiene un corso di poesia e di cui mette in luce il bullismo; e c'è la giovane mamma vicina di casa, travolta dalla vivacità del bebè, dalla fantasia irrefrenabile della primogenita, dai malumori del marito che vede di rado. Districandosi tra giovani e vecchie, dispensando il suo ascolto dove può, Mia rimette insieme i cocci di sé. Divertente da leggere e pieno di spunti per pensare.

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