domenica 30 settembre 2012

Lo scrivano di Bombay


dal suo ufficio di scrivano Mohan osserva senza stancarsi i suoni, i colori, gli odori di Bombay. Il suo lavoro e’ farsi dettare lettere; il suo sogno era quello di studiare e diventare scrittore.  La morte improvvisa di suo padre lo ha costretto a trovarsi un impiego, l’unica cosa che ha scelto e’ stata  di sposarsi presto, e dopo tanti anni ama ancora appassionatamente la moglie Lakshsimi, di cui pero’ non capisce i rovelli. I figli sono cresciuti e vivono lontano. Ashish, un giovane nipote che deve ripetere l’ultimo anno di college dopo essere stato bocciato, va a passare un anno da loro. Anjali Joseph racconta l’incontro tra questi tre personaggi: Ashish, tutto preso dalla scoperta di se’ e della sua identita’ sessuale (dopo una breve relazione con un compagno di scuola, s’innamora di un professore); Mohan, che grazie all’incoraggiamento del nipote si mette finalmente a scrivere; Lakshsimi che prima si affeziona al ragazzo, poi per un certo periodo si allontana da casa per assistere un parente malato e prendersi una pausa dalla routine. Alla trentaquattrenne Joseph riesce un piccolo miracolo, la sua e’ una storia molto indiana e molto universale: il lettore (la lettrice) si sente trasportato dall’altra parte del mondo e si riconosce nelle sensazioni e nelle emozioni narrate.

tutto cattivo

capita che un pranzo vada storto, che quello che si cucina non venga come dovrebbe: la pasta alle noci sapeva solo di cipolla, il risotto ai galletti era troppo duro, il rostbeef sanguinolento. Se poi al pranzo partecipa uno come mio cognato, si puo' star certi che ogni difetto verra' ampiamente sottolineato. Anche i suoi complimenti alla torta caprese non suonavano bene: elogiare il mio talento per le torte era un modo per dire, non e' capace di fare altro. Come la capisco mia suocera esasperata da due settimane di convivenza. Intanto Eluani nelle Filippine prende fiato con i suoi due bambini.

sul fiume


sabato 29 settembre 2012

Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank


otto racconti che affrontano, alcuni in primo piano, altri sullo sfondo, il tema dell’essere ebrei oggi, tra ricordi dell’Olocausto, riferimenti a Israele, desideri di pace e sogni di rivalsa. Il primo di questi racconti, quello che da’ il titolo alla raccolta, ricorda il film di Polanski Carnage: anche qui due coppie portano avanti una lunga conversazione che rischia di travolgere le difese individuali, solo che il tema non e’ il comportamento dei figli, ma l’ipotesi di trovarsi di fronte a una nuova persecuzione e gli aiuti che si troverebbero. Con il secondo racconto, dalla Florida ci spostiamo nell’Israele dei coloni, in cui una ragazza perde la sua liberta’ per una vecchia promessa fatta dalla madre a una vicina: al fanatismo di una nazione si somma il fanatismo di una singola donna, abbarbicata nei suoi principi. Gli altri protagonisti delle storie narrate da Englander sono una banda di bambini di Long Island decisi a difendersi dall’Antisemita; un ebreo in carriera che entra in un peep show e viene perseguitato da immagini di rabbini; un organizzatore di campi estivi, assillato da due sopravvissuti ai campi di concentramento; uno scrittore a cui e’ rimasto un solo fan; un venditore di frutta e verdura e il suo cliente dal passato turbolento. Catalogo ironico di debolezze e incubi ebrei (ma non solo), Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank e’ un libro godibilissimo che fa molto riflettere.

venerdì 28 settembre 2012

dare consigli

all'alba dal macellaio: domenica a pranzo ho la suocera il cognato e le due nipoti. Verrano a darmi manforte papa' e Virginia: la conversazione e' assicurata, lui ha sempre molto da dire, lei e' gentile e si interessa a chi la circonda. Mia suocera, su mio consiglio, ha deciso che andra' con il figlio nelle Filippine per vedere la bimba che e' nata da poco. Il problema e' che e' abituata a stare da sola e queste settimane di convivenza con lui la stanno facendo impazzire. Stamattina mio marito al lavoro e' stato bersagliato da messaggi di madre e fratello: ognuno dei due aveva da ridire sull'altro e entrambi erano preoccupati all'idea del viaggio insieme che li aspetta. La prossima volta evito di dare consigli.

mal trattamenti

e' gia' la seconda volta in palestra che alle otto e mezza del mattino una mamma introduce nella sala affollata e rumorosa il passeggino con dentro suo figlio. E' chiaro che non sa dove metterlo, ma fargli passare li' legato tre quarti d'ora tra donne che saltellano sudate al ritmo di musica non e' un bel trattamento. L'ho raccontato ai miei figli: a entrambi e' capitato di assistere a una mia lezione di ginnastica; avevano almeno cinque-sei anni, avrebbero potuto dire non vengo. Vabbe' lo ammetto, anche io ho inflitto ai miei pargoli una dose di mal trattamenti.

giovedì 27 settembre 2012

tra aghi e martelli

il centro di medicina tradizionale cinese Fior di prugna si trova dentro una Asl fiorentina; basta pagare il ticket e le cure sono gratuite. Lo dirige un'esuberante dottoressa Sonia Baccetti, con lei lavorano una decina di medici, per lo più giovani donne. E sono donne anche la maggioranza dei pazienti, che per guarire da mal di testa, mal di schiena, ridurre gli effetti della menopausa o quelli più gravi della chemioterapia, si rivolgono al centro. Dopo un lungo preambolo, in cui ci ha illustrato la storia e l'evoluzione di Fior di prugna, la Baccetti ci ha raccontato il suo incontro casuale con la medicina tradizionale avvenuto grazie al torcicollo durante un viaggio in Cina. Ha poi acchiappato i vecchietti della sala d'attesa, ha fatto firmare loro delle liberatorie e li ha spediti nelle varie stanze perché potessimo filmare i trattamenti. Oltre a infilare aghi nell'orecchio di una signora, le dottoresse hanno scaldato con cannucce la schiena di un tizio, martellato e applicato coppette tipo yogurth su quella di un altro. A guardarle veniva voglia di spogliarsi, distendersi su un lettino, affidarsi a loro, nella speranza di lasciare in aghi e coppette stanchezza e tensioni. Il regalo migliore per la vecchiaia? Un fior di prugna sotto casa.

in trasferta

salire su un treno alle otto, sapere che a Firenze mi aspetta la troupe e a Campi Bisenzio una dottoressa felice di illustrarmi il suo centro di medicina cinese: posso aprire il mio libro e volare a Bombay senza dover fare tre cose alla volta, senza dovermi preoccupare di altro che di scendere alla fermata giusta. Il bello della trasferta.

mercoledì 26 settembre 2012

se la tagliavano a corte

alla fine della giornata mi ritrovo con la figlia di fronte a un brano di Baldassarre Castiglione. L'autore del Galateo fa un panegirico della corte di Urbino, per mia figlia il suo forbito italiano e' rumeno e pretende da me la parafrasi. Ci concentriamo sul testo, lei comincia a capire. Sta dicendo che se la tagliavano con la Duchessa? (Che tradotto dal suo gergo, sarebbe si divertivano un sacco.) Il Duca stava male, andava a letto presto, e loro tutti dalla Duchessa a fare scherzi garbati e ad ammirarla, e bravi i cortigiani....

Il caso Enzo Tortora

di film su Enzo Tortora ce n'era gia' uno: Un uomo perbene di Maurizio Zaccaro da un soggetto della figlia di Tortora Silvia. La rai ha deciso di tornare sull'argomento con una miniserie diretta e interpretata da Ricky Tognazzi. Io la storia di Tortora me la ricordo bene. Piero Angela, che era un suo amico carissimo, abitava al piano sopra di noi e, molto legato ai miei genitori, li aveva messi a parte del suo sdegno per le falsissime imputazioni che avevano condotto in carcere il conduttore della trasmissione Portobello. Il film scritto da Giancarlo De Cataldo, Monica Zapelli e Simona Izzo ricostruisce nei dettagli l'errore giudiziario commesso da magistrati incauti e malati di protagonismo: basto' leggere male il nome Enzo Tortona su un'agenda di un camorrista per esporre Tortora alla gogna mediatica e sbatterlo in prigione. Ci stette sette mesi: troppi per un innocente e troppi per la sua salute. Eletto al parlamento europeo nelle liste dei radicali, rinuncio' all'immunita' parlamentare: voleva arrivare al piu' presto alla revisione del processo di primo grado e non voleva sottrarsi alla sentenza. Cinque anni dopo l'arresto, quando mori' di tumore al polmone, era stato disciolto da ogni accusa. Con il suo nasone Ricky Tognazzi e' la caricatura di Tortora, anche se un po' compensa con una recitazione misurata. Carlotta Natoli, che mi piace molto, fa sua sorella Anna; Bianca Guaccero e' un'incongrua Francesca, compagna sexy, ma di buona indole osteggiata dalle figlie. E' sempre difficile raccontare fatti vicini, riprodurre sullo schermo personaggi che la gente conosce. Dal film emerge la figura di un eroe civile (si batte' per migliorare la condizione dei carcerati); a me rimane la curiosità riguardo a uno uomo colto e raffinato che in tv diventava straordinariamente mellifluo.

martedì 25 settembre 2012

uno strano mestiere

Giorgio organizza tour in Italia per cinesi ricchi. Loro avanzano ogni tipo di richiesta e lui cerca di soddisfarli. A volte non ci riesce, come quando pretendevano di comprare un invito a cena dal sindaco di Venezia (fosse stato l'attuale sindaco di Roma, tanto tanto). E' un mestiere molto impegnativo (ci ha raccontato quanto l'abbia fatto penare mandare in giro per la Toscana in porsche un gruppo di sconsiderati guidatori cinesi) che rende bene. A colpirmi e' stata una sua battuta fuori onda. Gli ho detto che ci interessava sapere soprattutto come erano questi cinesi facoltosi e lui ha risposto di getto, brutti. Davanti alle telecamere e' stato più diplomatico, ma in quel giudizio estetico ha sintetizzato tutta la fatica che fa a occuparsi dei capricci di gente che gira con valigie piene di soldi (hanno orrore della carta di credito, preferiscono pagare in contanti) e si sta comprando pezzo dopo pezzo tutta l'Italia.

lunedì 24 settembre 2012

Sofia si veste sempre di nero

i libri si scrivono per tanti motivi, Paolo Cognetti (me l'ha detto lui, nell'intervista via skype che gli ho fatto per il portale di letteratura della rai, diventando più rosso di quanto già non era) Sofia si veste sempre di nero l'ha scritto per amore di un'imprendibile Sofia conosciuta a New York. L'ultimo racconto della raccolta e' dedicato a questo incontro e mette in scena un alter ego dello scrittore. Anche gli altri racconti ruotano intorno a Sofia: e' di volta in volta una neonata prematura, una ragazzina con i genitori che litigano, una giovane ricoverata per un tentativo di suicidio, un'aspirante attrice coccolata dalle amiche, una figlia inerme di fronte alla depressione della madre, una nipote protetta dalla zia. Insieme alla storia di Sofia c'e' la storia della fine dell'Alfa Romeo, la fabbrica dove lavora come dirigente suo padre. Cognetti ama la letteratura americana e la sua narrativa che s'ispira a Ernest Hemingway e Elizabeth Strout e' animata da un sano realismo e scritta in un modo limpido che arriva dritto al lettore. Un esempio per tutti: le bellissime conversazioni tra Sofia bambina e Oscar, un coetaneo a cui sta morendo la madre di cancro in "Una storia di pirati".

domenica 23 settembre 2012

L'intervallo

Salvatore detto Toto' vende granite per strada, ha diciassette anni, e' cresciuto con il padre e la nonna, ha fatto due volte la terza media, sogna un futuro da chef. Di Veronica sappiamo molto meno: ha quindici anni e si e' messa con il ragazzo sbagliato. Lui e' goffo e ha un'espressione dolcissima; lei cambia continuamente, ora e' spavalda, aggressiva, quasi adulta, ora e' un ragazzina spaventata, ora una bambina entusiasta. Entrambi sono vittime della loro citta', del loro quartiere: non decidono nulla, subiscono le decisioni del clan. La giornata che trascorrono insieme, Toto' nelle vesti di carceriere, Veronica della carcerata, diventa un'avventura grazie al luogo in cui sono reclusi. Tra calcinacci, finestre rotte, stanze allagate, un tetto panoramico e un enorme giardino i due riescono a inscenare uno spazio di gioco e scoperta: osservano gli uccelli, trovano una cagna con i cuccioli, salgono su una barca, immaginano un terremoto che porti via i loro nemici. La fotografia di Luca Bigazzi (lo stesso di Io sono Li), riesce ad animare lo spazio in cui si muovono i personaggi, spalancandone gli orizzonti. Che bel film, che bel modo di raccontare una storia terribile.

il medico di fiducia

due di pomeriggio sulla spiaggia: papà dormicchia sul lettino, io leggo sul kindle, Maddalena parla, mio marito e mio figlio se ne stanno stesi al sole. Arriva una telefonata e dalla concitazione di papà si capisce subito che non è una bella telefonata. Si parla di un ospedale, di un'operazione urgente. Lui si acciglia, alza la voce: come si fa a non avere un medico di fiducia, qualcuno che dica che fare? Mia zia, sua sorella maggiore, è stata ricoverata per un blocco renale. Ha 85 anni, un rene solo, è molto acciaccata, operarla sembra un azzardo. Papà va avanti per un po' con la storia del medico di fiducia: lui ha Carrescia, che è ha più anni di lui, ma di cui si fida ciecamente; come si fa a non avere un Carrescia che ti guidi nelle emergenze? Poi ragiona, capisce che deve correre a Napoli, vedere sua sorella, parlare con i dottori, con i nipoti che la stanno assistendo. Lo convinciamo ad andare in treno, il Cardarelli più che un ospedale è una città, parcheggiare deve essere un incubo. Dovrei accompagnarlo? Dovrei, non lo faccio. Chiama più tardi, tesissimo, l'ha trovata molto male, non sa neppure se l'ha riconosciuto. In serata va meglio, lui va a dormire da una vecchia amica. Stamattina il peggio sembra passato, conta di tornare a Roma in serata. Che fatica alla sua età fronteggiare una crisi così.

sabato 22 settembre 2012

week end!

ieri sera dopo il montaggio sono stata inseguita da telefonate sui miei prossimi impegni e arrivata a casa mi sono fatta uno schemino di interviste dal lunedì al giovedì, incastrando guide turistiche e medici cinesi con scrittori e attori di fiction. Sollievo di aver chiuso due pezzi (come sono sono, se non vanno bene ci rimetteremo le mani), testa rotta dalla concentrazione. Si va al mare, il figlio forse viene, la figlia rimane. La ripresa delle lezioni sta mettendo a dura prova anche lei: non potrei andare a una scuola privata, ci chiede sognando la fuga senza speranza.

venerdì 21 settembre 2012

giovedì 20 settembre 2012

stressatissima

domani entro al montaggio con i primi due pezzi sui cinesi e stanotte non ho fatto che rivedere mentalmente le immagini girate, sovrapponendole a un'immaginaria smorfia di disgusto dell'autore, preludio al cestinamento degli stessi pezzi. Cosa mi preoccupa? Mi preoccupa la mia mancanza di esperienza (non ho mai fatto servizi di costume, solo intervistine a gente che parlava del suo lavoro), mi preoccupa il nuovo montatore (come si fa a vincere un appalto chiedendo la metà dei soldi degli altri fornitori, se non assumendo personale non qualificato o sfruttato?), mi preoccupa il confronto con Davide che lavora su Milano e queste cose le fa con grandissima disinvoltura, all'occorenza girando e montando da sé. Però io non volevo farlo, ho provato in tutti i modi a sottrarmi e inoltre non ci guadagno nulla: questo almeno dovrebbe rassicurarmi.
Invece mi faccio prendere dall'ansia e sommo le mie preoccupazioni alla fatica di star dietro ai miei figli: una che si fa dettare un articolo di argomento illustrativo-culturale mentre mi sto mettendo lo smalto, l'altro che mi fa fare la sintesi di sei righe di un articolo di carattere storico nei miei cinque minuti di relax. Aggiungici il traffico, la spesa, la casa tecnologica: non mi reggo in piedi. Oggi ho persino saltato la palestra.

mercoledì 19 settembre 2012

La faida


del regista americano Joshua Marston avevo visto Maria Full of Grace. La faida e’ altrettanto estremo e altrettanto bello. Qui siamo in uno sperduto paese dell’Albania (come viene in mente a un quarantenne californiano di calarsi in un mondo cosi’ lontano da lui e come fa a raccontarlo con tanta esattezza, scegliendo le facce le parole i gesti giusti?). Nik e’ uno spilungone tutto occhi: gioca a calcio, si diverte con il motorino dell’amico, corteggia impacciato una ragazza, sogna di aprire un negozio di computer, si pavoneggia su facebook. Sua sorella Rudina, fronte larga, seria, ama lo studio. Il padre dei ragazzi viene insultato pesantemente da un vicino, con cui c’e’ una vecchia rivalita’ per un terreno. L’uomo va ad affrontarlo insieme al fratello e il vicino muore accoltellato. La conseguenza di questo omicidio e’ per Nik la perdita della liberta’: in quanto figlio maschio deve pagare le colpe del padre e restare confinato in casa, se non vuole essere ucciso a sua volta. Rudina non rischia la vita ma deve rinunciare alla scuola e prendere il posto del padre sul carretto che vende il pane. Il film segue il dramma dei due ragazzi di oggi che da un momento all’altro si trovano proiettati in un mondo regolato da usanze tribali che fanno loro orrore. Quando il padre fuggiasco dice a Nik, tu preferisci la tua liberta’ alla vita di tuo padre, non si puo’ non solidarizzare con il figlio, con la sua sete di normalita’, di civilta’. (Maria Full of Grace l'avevo visto con Antonella al Labirinto, cinemino alternativo che nel frattempo ha chiuso. A vedere La Faida in lingua originale con i sottotitoli al Politecnico, oltre me e Antonella, stasera c'erano due signore. Lunga vita al Politecnico.)

martedì 18 settembre 2012

entrando in libreria

uno degli svantaggi del kindle e' che si scavalcano le librerie: desiderio di libro, acquisto di libro, arrivo di libro, zac. Ma poi ricevi un libro in regalo, ce l'hai gia' e varchi le soglie della libreria di fronte casa in cui non ti era ancora capitato di entrare. Scopri che e' molto bella e molto fornita e invece che con un volume esci fuori con due. In piu' hai fatto una scoperta notevole: esiste una casa editrice che si chiama Jo March. E' a Citta' di Castello e ha gusti non lontani dai miei se pubblica Elizabeth Gaskell. Peccato solo per la fascetta che recita così: una nuova casa editrice, un capolavoro senza tempo, uno straordinario successo di critica e pubblico (?).

evitare lo spot

le interviste di stamattina alla scuola Di Donato sono state molto più impegnative del previsto. Io volevo un ritratto il più possibile realistico degli alunni cinesi e delle loro famiglie, loro (la preside, la mediatrice culturale, due insegnanti e una mamma) volevano illustrarmi gli sforzi del loro istituto nel creare interazione con i migranti. Quello che mi raccontavano a telecamera spenta era sempre più vivo e interessante di quello che emergeva a telecamera accesa; pur apprezzando e condividendo le loro parole, avrei voluto un discorso più terra terra. Riuscirò in montaggio a cavarne qualcosa di vero, a lasciar fuori la straripante teoria?

lunedì 17 settembre 2012

vietato ai familiari

che mi piaccia scrivere il blog e' evidente: non passa giorno che non trovi un momento della giornata per battere sui tasti del computer o dell'iphone, raccontando quello che mi passa per la testa, che sia un accadimento privato, un libro che ho letto, un film che ho visto. Descrivere per me e' molto meno importante di scrivere: non e' detto che l'emozione del momento sia seria, duratura, rilevante, e' solo che li' per li' ho voglia di esprimerla. Se scrivo che sono triste, arrabbiata, stanca puo' darsi che due minuti dopo mi sia passata e che il solo elencare i miei motivi di rincrescimento li faccia sgonfiare come un soufflé mal riuscito. Non per questo devo cancellare il post; anzi e' bene che resti a ricordarmi con quanta facilita' mi angoscio e per quali sciocchezze. Il blog pero' non e' un diario, vi accede chi vuole. E' faticoso spiegare a chi mi e' affezionato che no, non ho passato un compleanno orribile, che no, non mi sento devastata, che no, non sono circodata da mostri (da mostriciattoli, magari si'). E' difficile per un padre convivere con il blog della figlia.

il pranzo e la cena

quando era vivo il padre di mio marito a settembre si andava a pranzo fuori per festeggiare il compleanno della suocera, il mio e quello della maggiore delle nipoti. Non erano dei gran pranzi: tanto erano bravi i miei suoceri a cucinare e imbandire la tavola, tanto erano a disagio al ristorante, qualunque esso fosse. Mio cognato e' tornato ieri dalle Filippine (ormai vive li' con la nuova famiglia ma ogni tanto si riaffaccia per rivedere le figlie) e ha preteso dalla madre il tradizionale invito. Non lo vedevamo da mesi, nel frattempo gli e' nata una bambina, ma i discorsi che abbiamo fatto mangiando erano come il locale in cui eravamo seduti: gli stessi dell'ultima volta.

stasera abbiamo invitato a casa nostra gli amici di sempre, nove adulti e sette ragazzi. Con il marito ho lavorato dalle tre alle otto senza mai sedermi. Abbiamo fatto un po' una caccia agli oggetti, hai visto il passino, dov'e' la pirofila blu, dove puo' essere lo zucchero a velo, ma ce la siamo cavata e il risultato ha soddisfatto noi e, mi pare, anche gli altri. Ho fatto pace con il forno, che fa la torta caprese come quello vecchio e forse anche meglio. Per amore della sua cucina il marito mi ha aiutato a sparecchiare e a mettere la lavastoviglie. Mi sa che ci ho guadagnato nel cambio.

sabato 15 settembre 2012

Un segno invisibile e mio


come mi ha irritato e annoiato il libro di Aimee Bender, Un segno invisibile e mio. Ho trovato irritante lo stile ricercato, tutto metafore: uno spettacolo di fuochi d’artificio che dura dalla prima pagina all’ultima (non mi sono mai piaciuti i fuochi); mi ha annoiato la trama, ricca di insulsi colpi di scena (a un’insegnante di matematica ventenne che si compra un’ascia e la porta a scuola non puo’ che capitare un’alunna che si trancia una gamba) e ho detestato l’insistita trovata dei numeri (la protagonista e’ fissata con addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e vede tutto in funzione dei numeri). Leggendo la quarta di copertina mi ero fatta un’idea tutta diversa del testo: a Mona, con le sue manie, i suoi genitori depressi, i suoi vicini strambi, i suoi allievi disturbati non sono riuscita ad appassionarmi. “Una delle migliori voci della nuova narrativa americana”? Bah

venerdì 14 settembre 2012

un video ci seppellira'?

per far scoppiare le guerre un tempo ci voleva un anarchico, un rivoltoso, qualcuno che compisse un gesto eclatante. Ora pare che basti uno squilibrato che fa un video osceno. Morire per un brutto film e' davvero crudele.

un topo in casa

alle sei e mezza suona una sveglia: la figlia ha deciso di lavarsi i capelli prima di andare a scuola e, come al solito, non si preoccupa di fare piano per non disturbare gli altri. Le dico, non mi fai gli auguri? Te li avrei fatti, e' presto, risponde. Apro il mio armadio e cerco una camicetta bianca. Non c'e'. La chiedo a lei. Prima fa la vaga, poi si mette a cercarla. Alla fine la trova tra i panni lavati: se l'e' provata, l'ha lasciata stropicciata per terra, Julia l'ha lavata. Me la metto anche se non e' stirata. Schiumo di rabbia. (Anche il marito e il figlio non si sono affrettati a farmi gli auguri). Piove. Al lavoro, mentre preparo le domande su Tabucchi, ricevo qualche telefonata di auguri. Il mio capo mi dice, avresti dovuto dirmelo che era il tuo compleanno, avrei pensato a qualcosa, qualcosa di piccolo per non metterti in difficolta'. Jane mi ha comprato Venivamo tutte per mare, l'ho gia' letto, ma il pensiero e' gradito. Finita l'intervista a Paolo Di Paolo, mi rimetto a lavorare sul cinese accompagnata da un'alternanza di telefonate e messaggi che mi tira su il morale. Chiamo il figlio per sapere com'e' andata la scuola. Mi risponde, non e' che ora ogni giorno devo dirti che cosa e' successo in classe (essendo lui solo al secondo giorno di liceo potrebbe anche essere piu' prodigo di informazioni). Mia sorella dall'America mi racconta del topo che hanno trovato all'interno del divano della loro villa. La storia del topo mi torna in mente quando, uscita dal lavoro, entro in profumeria a comprarmi un mascara e un fard. Voglio farmi un regalo, ma il piacere dell'acquisto e' rovinato dal pensiero che gia' domani mia figlia ci mettera' sopra le mani e nel giro di una settimana trovero' il mascara aperto e mezzo secco e nel fard una voragine. Posso nascondere i trucchi in posti segreti? E le camice e le scarpe? Come si sopravvive con un topo di figlia che ti rosicchia tutto quello che hai e se ne frega delle tue rimostranze? Mi e' passata la voglia di uscire a cena con la mia famiglia. Stasera pensino loro alla cena, io non cucino e non esco.

giovedì 13 settembre 2012

Sonia: la cina a Roma

quando ho telefonato al ristorante cinese di Sonia per chiedere il permesso di fare delle riprese per un programma di rai educational ero molto titubante: immaginavo una certa difficoltà a parlare con la proprietaria e grosse remore di fronte alle telecamere. Mi ha risposto lei e dopo un secondo avevamo fissato l'appuntamento per oggi. Il ristorante e' tutto tappezzato di foto di vip e dietro la cassa ci sono una serie di post it con l'elenco delle trasmissioni a cui Sonia ha partecipato ultimamente. Si e' presentata con dieci minuti di ritardo, fresca di parrucchiere, con dei sandaletti con il tacco. Le cameriere si annodavano l'un l'altra grembiuli a fiori a cui non sembravano abituate e il cuoco sfoggiava un camice bianco appena stirato. Le ho spiegato che volevamo parlare di gelato fritto, come emblema di falso, come simbolo di una Cina fasulla ricreata per il gusto italiano. Sorridente e spigliata ha affrontato la telecamera illustrando il suo punto di vista sul gelato, poi ci ha portato in cucina, facendo da interprete simultanea al cuoco che davanti ai nostri occhi ha avvolto due cucchiai di gelato alla vaniglia in quattro fette di un italianissimo e imbustatissimo rotolo al cioccolato, per poi passare la palletta ottenuta in una pastella di acqua, farina e fecola di patate e tuffarla nell'olio bollente. Finite queste riprese ci ha fatto accomodare a un tavolo e ha mangiato con noi del gelato fritto. Subito dopo, ridendo per l'inversione dell'ordine delle portate, ha ordinato involtini primavera e ravioli (il riso cantonese no, abbiamo detto noi, gia' sazi). Ha chiesto a una cameriere di fotografarci con lei e questa si e' scatenata con il suo iphone taroccato. Intervistare Sonia si e' rivelato molto più facile e piacevole del previsto. Ora ho capito perché tutta la rai si rivolge a lei come tuttologa sulla Cina.