lunedì 10 settembre 2012

Bella addormentata

pieta' per i viventi: questo il grido che sale dal bellissimo film di Marco Bellocchio, ispirato alla fine di Eluana Englaro. Intorno alla vicenda che ha spaccato l'Italia in due (da una parte i sostenitori del diritto del padre a staccare le macchine che alimentavano da diciassette anni la figlia in coma irreversibile, dall'altra i difensori dell'obbligo a tenere in vita chi non puo' esprimere la propria volonta') Bellocchio imbastisce una serie di storie, una più intensa e coinvolgente dell'altra. A suonare irreale non e' l'amore che sboccia all'improvviso tra due ragazzi che si trovano a Udine una sul fronte dei cattolici integralisti, l'altro su quello opposto, ne' la crisi di coscienza del senatore Pdl che ha aiutato la moglie a morire, ne' la sollecitudine di un dottore di fronte a una drogata di cui non importa niente a nessuno, ne' la follia di una madre che non vede il figlio vivo perche' tutta dedita alla figlia in coma, a suonare irreali sono i telegiornali dell'epoca che ci fanno sprofondare di nuovo nel clima avvelenato dei giorni in cui l'Italia e' stata avvolta in una nube di fanatismo e ipocrisia. Splendidi i dialoghi, splendida la fotografia, forte e chiaro il messaggio: il film di Bellocchio racconta l'Italia bigotta di oggi e di sempre come meglio non si potrebbe, ma racconta anche la legittima aspirazione a vivere e morire con dignità, soffrendo il meno possibile. E' poco universale tutto cio'?

1 commento:

mia_euridice ha detto...

Sono giunta da queste parti passando prima attraverso il tuo profilo anobii.
Il film di Bellocchio mi ispira ma ho timore che sia ad alto rischio retorico.
L'universalità, qualche volta, può diventare banalità. Che ne pensi?

P.S. Intanto provo a seguire il tuo blog dal mio blog (siamo di casa!)