sabato 29 settembre 2012

Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank


otto racconti che affrontano, alcuni in primo piano, altri sullo sfondo, il tema dell’essere ebrei oggi, tra ricordi dell’Olocausto, riferimenti a Israele, desideri di pace e sogni di rivalsa. Il primo di questi racconti, quello che da’ il titolo alla raccolta, ricorda il film di Polanski Carnage: anche qui due coppie portano avanti una lunga conversazione che rischia di travolgere le difese individuali, solo che il tema non e’ il comportamento dei figli, ma l’ipotesi di trovarsi di fronte a una nuova persecuzione e gli aiuti che si troverebbero. Con il secondo racconto, dalla Florida ci spostiamo nell’Israele dei coloni, in cui una ragazza perde la sua liberta’ per una vecchia promessa fatta dalla madre a una vicina: al fanatismo di una nazione si somma il fanatismo di una singola donna, abbarbicata nei suoi principi. Gli altri protagonisti delle storie narrate da Englander sono una banda di bambini di Long Island decisi a difendersi dall’Antisemita; un ebreo in carriera che entra in un peep show e viene perseguitato da immagini di rabbini; un organizzatore di campi estivi, assillato da due sopravvissuti ai campi di concentramento; uno scrittore a cui e’ rimasto un solo fan; un venditore di frutta e verdura e il suo cliente dal passato turbolento. Catalogo ironico di debolezze e incubi ebrei (ma non solo), Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank e’ un libro godibilissimo che fa molto riflettere.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Carino. Molto bello il primo racconto, e' vero ricords carnage.

cartaresistente ha detto...

Tra gli ultimi libri che ho fotografato.
Alcuni racconti notevoli, altri non memorabili, resta comunque un buon libro.

Chiara ha detto...

Ti aspettavo, curiosa, su questo libro.
Ho incontrato Englander a Mantova e ho apprezzato nell'uomo, come nei racconti, la capacità di aprire scenari di domande prive di risposte date. In questo, soprattutto, la realtà di un ebreo contemporaneo e della storia di Israele continua a essere perfettamente riconoscibile nel quotidiano ed esistenziale di ciascuno di noi.
"Frutta gratis per giovani vedove" lo tengo da parte per la figlia, perché la sospensione del giudizio sia sana pratica quotidiana.
(scusa la lunghezza)