domenica 23 settembre 2012

il medico di fiducia

due di pomeriggio sulla spiaggia: papà dormicchia sul lettino, io leggo sul kindle, Maddalena parla, mio marito e mio figlio se ne stanno stesi al sole. Arriva una telefonata e dalla concitazione di papà si capisce subito che non è una bella telefonata. Si parla di un ospedale, di un'operazione urgente. Lui si acciglia, alza la voce: come si fa a non avere un medico di fiducia, qualcuno che dica che fare? Mia zia, sua sorella maggiore, è stata ricoverata per un blocco renale. Ha 85 anni, un rene solo, è molto acciaccata, operarla sembra un azzardo. Papà va avanti per un po' con la storia del medico di fiducia: lui ha Carrescia, che è ha più anni di lui, ma di cui si fida ciecamente; come si fa a non avere un Carrescia che ti guidi nelle emergenze? Poi ragiona, capisce che deve correre a Napoli, vedere sua sorella, parlare con i dottori, con i nipoti che la stanno assistendo. Lo convinciamo ad andare in treno, il Cardarelli più che un ospedale è una città, parcheggiare deve essere un incubo. Dovrei accompagnarlo? Dovrei, non lo faccio. Chiama più tardi, tesissimo, l'ha trovata molto male, non sa neppure se l'ha riconosciuto. In serata va meglio, lui va a dormire da una vecchia amica. Stamattina il peggio sembra passato, conta di tornare a Roma in serata. Che fatica alla sua età fronteggiare una crisi così.

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