mercoledì 19 settembre 2012

La faida


del regista americano Joshua Marston avevo visto Maria Full of Grace. La faida e’ altrettanto estremo e altrettanto bello. Qui siamo in uno sperduto paese dell’Albania (come viene in mente a un quarantenne californiano di calarsi in un mondo cosi’ lontano da lui e come fa a raccontarlo con tanta esattezza, scegliendo le facce le parole i gesti giusti?). Nik e’ uno spilungone tutto occhi: gioca a calcio, si diverte con il motorino dell’amico, corteggia impacciato una ragazza, sogna di aprire un negozio di computer, si pavoneggia su facebook. Sua sorella Rudina, fronte larga, seria, ama lo studio. Il padre dei ragazzi viene insultato pesantemente da un vicino, con cui c’e’ una vecchia rivalita’ per un terreno. L’uomo va ad affrontarlo insieme al fratello e il vicino muore accoltellato. La conseguenza di questo omicidio e’ per Nik la perdita della liberta’: in quanto figlio maschio deve pagare le colpe del padre e restare confinato in casa, se non vuole essere ucciso a sua volta. Rudina non rischia la vita ma deve rinunciare alla scuola e prendere il posto del padre sul carretto che vende il pane. Il film segue il dramma dei due ragazzi di oggi che da un momento all’altro si trovano proiettati in un mondo regolato da usanze tribali che fanno loro orrore. Quando il padre fuggiasco dice a Nik, tu preferisci la tua liberta’ alla vita di tuo padre, non si puo’ non solidarizzare con il figlio, con la sua sete di normalita’, di civilta’. (Maria Full of Grace l'avevo visto con Antonella al Labirinto, cinemino alternativo che nel frattempo ha chiuso. A vedere La Faida in lingua originale con i sottotitoli al Politecnico, oltre me e Antonella, stasera c'erano due signore. Lunga vita al Politecnico.)

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