sabato 15 settembre 2012

Un segno invisibile e mio


come mi ha irritato e annoiato il libro di Aimee Bender, Un segno invisibile e mio. Ho trovato irritante lo stile ricercato, tutto metafore: uno spettacolo di fuochi d’artificio che dura dalla prima pagina all’ultima (non mi sono mai piaciuti i fuochi); mi ha annoiato la trama, ricca di insulsi colpi di scena (a un’insegnante di matematica ventenne che si compra un’ascia e la porta a scuola non puo’ che capitare un’alunna che si trancia una gamba) e ho detestato l’insistita trovata dei numeri (la protagonista e’ fissata con addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e vede tutto in funzione dei numeri). Leggendo la quarta di copertina mi ero fatta un’idea tutta diversa del testo: a Mona, con le sue manie, i suoi genitori depressi, i suoi vicini strambi, i suoi allievi disturbati non sono riuscita ad appassionarmi. “Una delle migliori voci della nuova narrativa americana”? Bah

2 commenti:

mia_euridice ha detto...

La letteratura americana contemporanea non mi convince quasi mai.
Per questo mi fermo a Flannery O'Connor, Carver e pochi altri.
Il resto? Tanta fuffa!

Anonimo ha detto...

Niente di male a dire che prima tutto era bello e oggi invece: signora mia... But tenersi nel cervello post it rammentando che gira il mondo gira non guasta. Io, ad esempio, sono felice che abbiano inventato il bidet. Prima sospetto che fosse peggio