mercoledì 31 ottobre 2012

la fine dell'umanesimo

su Repubblica Marco Lodoli racconta la frustrazione di insegnanti di italiano, storia, filosofia, arte di fronte all'indifferenza che la maggior parte dei ragazzi prova per le loro materie. Proprio oggi, il figlio, reduce da una versione in classe di latino che non e' stato capace di completare, mi ha detto, cosa c'e' di più inutile del latino? Fa fatica a cercare le parole sul dizionario (e' per lui uno strumento nuovo e diabolico), non gioca d'anticipo provando a ricostruire il senso di quello che legge prima di tradurlo e non capisce che senso abbia decifrare testi oscuri. Anche i miei compagni di liceo (ed eravamo al classico) odiavano il latino e cercavano di copiare, ma davano per scontato che bisognasse affrontarlo. Nel tempo libero i miei compagni giocavano a ping pong e guardavano (poco) la tv. Lui invece sogna una scuola fatta solo di matematica, fisica, disegno tecnico; nel tempo libero passa dal computer al grande schermo. La mia idea e' che questa nuova generazione abbia un vocabolario limitato e che a questo vocabolario limitato corrisponda una visione limitata del mondo. L'umanesimo finisce quando si restringe il numero delle parole.

martedì 30 ottobre 2012

promosso

il marito ha ottenuto una promozione insperata, ormai e' al livello più alto a cui poteva aspirare nel suo lavoro. Piu' che la promozione, mi e' piaciuto come l'ha commentata: come avrò fatto ad arrivare fin qui?

un mancato incontro

io le interviste sui libri senza leggere i libri non le faccio. Per questo mi ha molto irritato il tizio che oggi via skype evitava  di rispondere alle mie domande, seguendo un altro filo logico: non avrei avuto problemi a lasciare che anticipasse o posticipasse un argomento, ma essere trattata come un'incompetente che butta lì questioni a casaccio senza sapere di che cosa parla proprio non mi è andato giù. Quello con Simone Barillari non è stato un grande incontro; capita, anche via skype .

lunedì 29 ottobre 2012

dai sandali agli stivali

l'afa estiva e' durata fino alla mattina di sabato, poi improvvisamente il tempo e' cambiato. Dalla maglietta sono passata al maglione e alla giacca, dai piedi scoperti alle calze e agli stivali. Adoro l'estate, ma di caldo ero arrivata a non poterne più, ne avevo assorbito troppo. Avevo bisogno di freddo per uscire dal mio protratto torpore.

mio padre e' un impavido soldato

armato solo della sua freschissima voglia di vivere, della sua curiosità verso il mondo, del suo desiderio di piacere agli altri, papa' affronta controlli medici e tagliuzzamenti vari. Lui si sente un ventenne, ma il corpo e' pur sempre quello di un ottantenne e qualche cedimento ce l'ha. Ogni volta che va dal suo dermatologo al Gemelli, questo gli toglie un neo, gli brucia una macchia.  Capita poi che il chirurgo abbondi con gli interventi e ne faccia quattro insieme. Lui resiste, torna a casa e, a beneficio delle figlie lontane, manda messaggi sprizzanti ottimismo. Ieri a casa di mia suocera, a sorpresa, si e' tolto la camicia per esibire il torace incerottato. Finche' lo fa tra parenti.

domenica 28 ottobre 2012

Amour


pur giudicando molto incisivo il cinema di Michael Haneke, non sono una fan del regista austriaco, in genere trovo il suo sguardo troppo crudele. Con Amour ho scoperto un Haneke diverso: nel film c’e’ la devastazione della malattia e della vecchiaia, ma soprattutto c’e’ la rappresentazione di una coppia che si e’ molto amata e dopo aver condiviso la vita sa affrontare anche la morte. Emmanuelle Riva e’ fantastica nel mettere in scena un’ex insegnante di pianoforte, piena di passione per il suo lavoro e per suo marito, che non vuole rassegnarsi all’infermita’: le sue espressioni di dolore, rabbia e tenerezza sono dotate di una straordinaria autenticita’. Altrettanto credibili sono il tenerissimo marito, Jean-Louis Trintignant, e la figlia (Isabelle Huppert) che si appiglia agli aspetti organizzativi perche’ non riesce a stare accanto alla madre malata. Un film straziante e meraviglioso.

guardinga

i miei due oroscopi di riferimento, quello di Rob Brezsny su Internazionale e quello di Marco Pesatori su Donna di Repubblica mi mettono in guardia da bugie, pettegolezzi, opposizione di Marte e Mercurio. Domani mi sa che vado al lavoro coperta di frasche per non farmi notare o indosso un elmetto per evitare proiettili in testa. E' da un po' che mi sento nel mirino e non mi pare di aver fatto nulla per meritarmelo. Passera'. Io intanto mi acquatto.

sabato 27 ottobre 2012

cose di oggi

dopo la palestra in farmacia a comprare prodotti per la pelle. Una commessa giovane e gentile mi riempie di campioncini. Quando torno a casa e guardo nella busta, trovo un olio specifico per donne in menopausa. I cinquanta incombenti mi si leggono in faccia? La commessa non mi sta più tanto simpatica.

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nel pomeriggio siamo andati alla casa vecchia che dobbiamo svuotare, l'inquilino che la prende in affitto dei nostri mobili non ne vuole sapere. Non ci tornavo da tanto. Ho visto le cose che detestavo: il marmo per terra, la ringhierina di legno con le scanalature sopra le scale, le porte gialle di radica. Dalle finestre si vedeva il solito piazzale adibito a parcheggio. Al figlio sembrava tutto piccolo perché  in questi mesi e' cresciuto. Stasera la casa nuova e' più accogliente del solito.

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la casa editrice Nutrimenti pubblica una nuova traduzione del Master di Ballantrae di Stevenson. L'avevo letto tempo fa, mi ricordavo che mi era piaciuto e che c'erano un fratello cattivo e uno buono. Preparandomi all'intervista di lunedi' con Simone Barillari che ha curato il testo, ho passato il pomeriggio a rileggerlo. E' splendido il modo in cui Stevenson delinea il carattere di James, abituato a suscitare simpatia in chiunque nonostante i suoi mille difetti, e la sua perfidia nel fare il vuoto intorno a Henry, il fratello gentile e compassionevole, sempre attento a non prevaricare nessuno. Questo Master di Ballantre che viene creduto morto in battaglia e poi torna, che cade in duello ma riesce a salvarsi, che riappare ogni volta piu' avido e più incattivito dietro le apparenze cordiali, e' davvero una creatura diabolica. Che grande scrittore e' Stevenson.

venerdì 26 ottobre 2012

Questo nostro amore

Neri Marcore' mi e' sempre piaciuto: mi piace il suo humour, la sua intelligenze e lo trovo pure carino. La fiction in sei puntate Questo nostro amore pero' sulla carta non mi ispirava: perché l'ennesima serie ambientata negli anni sessanta? perché mettere al centro il problema del concubinato (le traversie di una coppia con tre figlie che non puo' sposarsi a causa di un precedente matrimonio) con tutti i problemi piu' seri e appassionanti che ci sono in Italia? Ma la realtà ha superato di molto i miei pregiudizi. Un solo spot di Marcore' travestito da Dante o da Cristoforo Colombo vale tutta questa fiction, che si può vedere anche senza sonoro, tanto prevedibili sono le battute pronunciate. La storia scritta da Stefano Bises (uno che nel poliziesco dava il meglio di se', ma che ora ha deciso ahinoi di dedicarsi alla commedia) e' un concentrato di luoghi comuni, anche progressisti: c'e' la moglie tutta d'un pezzo che resiste alle maldicenze e vuole emanciparsi attraverso il lavoro (una Anna Valle rigida nello sforzo di ricordarsi le battute, che contagia Marcore' con la sua legnosita'): c'e' il marito incorreggibile ottimista che ha un solo tarlo, la detestabile suocera; ci sono la figlia maggiore che contesta amabilmente i genitori e le altre due smorfiose e querule (altro che i bambini di Truffaut a cui dici di esserti ispirato, regista Luca Ribuoli, che durante la conferenza stampa ti sei commosso fino alle lacrime, ricordando i bei momenti passati con i giovani attori). Insomma: la solita zuppa. Sto diventando acida, forse ho raggiunto il livello massimo di saturazione da fiction.

giovedì 25 ottobre 2012

io e lei

l'ultimo film che abbiamo visto noi due sole doveva essere un cartone animato. Quando ho proposto alla figlia di venire con me al cinema a vedere Io e te di Bernardo Bertolucci non mi aspettavo che avrebbe colto la palla al balzo. Stasera tra il lavoro in redazione, un'intervista, la riunione di classe (se si può chiamare riunione l'incontro tra una professoressa e due mamme), la spesa, la cena, mi sarei volentieri addormentata davanti a Santoro. Mi ha detto, o oggi o mai più. Siamo andate. Avevamo letto entrambe il libro di Niccolo' Ammaniti e all'uscita lei rilevava le differenze tra libro e film. Ci e' piaciuto molto, ci hanno colpito la bellezza stravolta di lei, la bruttezza espressiva di lui, la cantina-prigione che libera tutti e due dalla gabbia di dolore in cui si sono reclusi da soli. Questo film me lo porterò dentro.

colori


La preda

Jean Luc è sveglio, giovane, bello, ha fame di vita, di amore, di successo. Non ha soldi, non ha una famiglia importante, lavora per la sussistenza, non riesce a entrare in contatto con le persone giuste. Potrebbe essere una storia di oggi, è una storia del 1933: scrive la Nemirovsky “in quell’autunno l’intelligenza veniva venduta a salari da fame”. Jean Luc ama Edith e sogna di sposarla, pensa che il loro amore compenserà le differenze, non lo preoccupa il fatto che lei sia tanto più ricca di lui. Poi la prospettiva si capovolge: il prossimo matrimonio di Edith con l’erede di un ampio patrimonio fa infuriare Jean Luc. Il giovane idealista si tramuta nel suo opposto: il ragazzo mette incinta l’ex fidanzata, la sposa contro la volontà di suo padre, sapendo di non provare più nulla per lei, ma mirando a sconfiggere povertà e anonimato. La preda, come tutti i libri di Irène Némirovsky è scritto in modo splendido: fasci di luce illuminano l’interiorità del protagonista, i suoi tormenti interiori, la crudeltà che rivolge soprattutto verso se stesso, soffocando ogni impulso sull’altare dell’agognato successo. Meno incisiva e sorprendente del solito la trama: ad ostacolare la discesa all’inferno di Jean Luc c’è solo l’insana passione per la donna del suo unico amico che non lo cerca e non lo vuole.




mercoledì 24 ottobre 2012

tentazioni di fuga

cena al thailandese con Giulia e Viviana. La prima aspetta il secondo figlio: ha gia' una bella pancia e le brillano gli occhi dalla felicita'. Lavorano entrambe a chi l'ha visto, si divertono molto, il loro contributo e' apprezzato. La redazione e' a un passo da casa mia, con loro e con altre persone che ho conosciuto li' mi trovo benissimo. Ci ho provato, ma quel programma non mi va giù. Peggio per me che resto in balia di chi manco si accorge di me.

profeta di sventura

tornando da scuola il figlio trova in cucina Julia che stira o che finisce di mettere a posto. Mentre lui si prepara da mangiare, lei ogni giorno gli enuncia gli stessi concetti: la vita e' dura, tu studi, ma mica lo sai se troverai un lavoro, anche se vai in America puoi restare disoccupato, guarda me, io ero ragioniera in Romania, ora faccio le pulizie, c'e' crisi, c'e' una brutta crisi. Lui mangia veloce e poi scappa in camera sua. Che mamma e' quella che espone suo figlio a dosi massicce di pessimismo rumeno? E poi mi stupisco di trovarlo di fronte alla tv con nessuna voglia di uscire.

martedì 23 ottobre 2012

rientro a sorpresa

il marito non torna mai a casa prima delle otto e mezza, nove. Come poteva la figlia, scesa alle cinque a prendersi un caffè al bar sotto casa e a fumarsi una sigaretta, immaginare che se lo sarebbe trovato davanti? Lui ha fatto una tragedia, le ha detto, non esci più, non ti do più un euro. Io lo so che fuma perché puzza di fumo e la storia che sono sempre gli altri a fumarle intorno non me la bevo. Mi dispiace sopratutto che lo faccia da sola, vuol dire che non si atteggia soltanto, che per lei e' gia' un vizio. Sono altre le cose che mi preoccupano. L'altro giorno mi ha chiesto se poteva andare con un'amica a Riccione per Halloween. Mi sono venuti i capelli dritti solo a sentirlo.

lunedì 22 ottobre 2012

non siete professioniste

la riunione in videoconferenza e' slittata dalle undici alle dodici. Il clima era molto leggero, il conduttore a casa malato, si chiacchierava del più e del meno. A un certo punto da Milano riassumono i pezzi da fare e citano la conferenza di Santoro. Salto sulla sedia e dico, quale conferenza. Esce fuori che la conferenza era oggi, era a quell'ora e nessuna di noi tre redattrici romane lo sapeva. Corro a chiedere una troupe, a prendere i buoni per il taxi. Elisabetta si offre di accompagnarmi. Arriviamo alla sede della stampa estera prima che Santoro finisca. Riusciamo a trattenerlo qualche minuto, ma della troupe non c'e' traccia. Chiamo l'operatore che mi risponde serafico di essere bloccato nel traffico. Si presenta un'ora dopo. L'assistente di Santoro ci da' appuntamento alla sua redazione, sperando che lui s'impietosisca e ci rilasci l'intervista. Arriviamo li' trafelate con gli operatori (chiaramente non romani, incapaci di muoversi nelle vie di questa caotica citta' e per nulla angosciati dal loro clamoroso ritardo) e lei ci propone di andare a pranzo. Il cous cous mi va storto tra il pensiero dell'intervista ancora in forse e la vista dei vertici di radiotre a due tavolini dal nostro. Alle tre il verdetto: non e' disponibile, riprovate domani. Torno in redazione fiacca come non mai. Ho appuntamento dal dentista dall'altra parte di Roma. Mentre sto attaccata al volante cercando di arrivare in tempo, mi becco in viva voce un cazziatone che non finisce mai. Il conduttore e' inferocito, non siamo delle professioniste, non capiamo la differenza tra Santoro e gli altri, non siamo sulla notizia, non meritiamo di lavorare a tv talk. Per fortuna non e' lui in persona a farmelo, ma un autore che cerca di smorzare i toni. Ora che sono a casa, che sono riuscita a farmi visitare e a non andare a sbattere con la macchina, avrei la tentazione di scrivere una bella mail a conduttore, autori e collaboratori tutti della trasmissione, offrendo loro di lasciare il mio posto a una vera professionista. Lascio stare. Non sono abbastanza arrabbiata per fare una cosa del genere. Sono solo stanca, molto stanca.

domenica 21 ottobre 2012

Killer Joe

Chris e’ nei guai e per evitare che gli spacciatori per cui lavora lo facciano fuori decide di ingaggiare un killer che uccida sua madre. L’idea e’ quella di spartirsi con il padre, la matrigna e la sorella Dottie i soldi dell’assicurazione sulla vita della donna. Siamo in un Texas che piu’ degradato non si potrebbe: i personaggi di questa storia non arretrano di fronte a nulla, il loro cinismo e’ cosi’ spinto che sconfina nel suo opposto, l’ingenuita’. L’efficientissimo killer (Matthew McConaughey, che riesce a essere attraente e insieme mostruoso) lavora per la polizia e spesso indaga sui suoi stessi crimini. Capisce che questi clienti sono dei balordi, ma gli piace la giovane Dottie, con la sua aria svampita, e se la prende come caparra per il crimine che sta per commettere. Va tutto storto e il sangue scorre a fiumi; si rabbrividisce, ma ci si diverte molto: come in Tarantino meglio che in Tarantino. Finale in crescendo. Il pollo fritto mi faceva gia’ schifo, dopo questo film non posso piu’ vederlo.

sabato 20 ottobre 2012

Paul Klee e l'Italia
















alla galleria nazionale d'arte moderna di Roma c'e' la bella mostra Paul Klee e l'Italia. Ci sono acquerelli come questo, dedicato alla pensione di Mazzaro' in Sicilia di cui Klee era ospite con la moglie. Visitare la mostra e' stata l'occasione per rivedere anche tanti capolavori della galleria, da Modigliani a Van Gogh, da Pollock a De Chirico a Kandisky e per chiacchierare con la mia amica Francesca, che non vedevo da un po'.

Comunque vada non importa


non ho mai letto un manga, non ho vent’anni da un pezzo, non ho un fratello e tanto meno un fratello con disturbi alimentari, non ho perso mia madre a dodici anni, non sono pigra, non mangio patatine, eppure leggendo Comunque vada non importa io sono stata Darla, ho condiviso la sua stanchezza, il suo dolore, la sua solitudine. Dal libro non sono riuscita a staccarmi finche’ non l’ho finito, non mi sono alzata dal letto neppure per fare pipi’. Quello di Eleonora C. Caruso e’ un esordio importante, di la’ dalla materia che tratta (una ragazza e suo fratello dalla campagna novarese a Milano, lui deciso a farsi del male, lei decisa a non fare niente di niente, il ragazzo di lui che cerca di aiutare entrambi), e’ bello il linguaggio, chiaro forte e diretto. L’incipit e’ folgorante: c’e’ Darla bambina che si annoia e chiede alla nonna se puo’ tirare il collo a una gallina. Lo fa, ma e’ maldestra e la gallina con il collo che pende la rincorre in cortile. Nella vita Darla cerca di fare il meno possibile, poi si accorge che se vuoi bene a qualcuno la tua parte la devi fare, e un po’ di speranza alla fine si accende.

venerdì 19 ottobre 2012

un'inutile agitazione

non so cosa mi abbia preso oggi. Dovevo montare il pezzo su Terence Hill. Avevo dato appuntamento al montatore alle nove, sapevo già quali battute scegliere, che musica mettere, quali brani di fiction aggiungere. Eppure mi sono alzata dal letto con l'ansia, sono arrivata al montaggio in anticipo e, appena abbiamo finito e ho mandato il tutto a Milano via posta, ho cominciato a pensare, lo troveranno orribile, diranno che non sono capace, mi manderanno via dal programma, mi toglieranno la stanza, finirò nello scantinato. Mentre correvo a Teulada a fare il ponte (correvo in senso letterale, se no perdevo la messa in onda) la mia testa ospitava due voci in conflitto tra loro: una si piangeva addosso in anticipo (lo vedi non mi telefonano, nessuno ha il coraggio di dirmi che fa schifo, che e' intrasmettibile), l'altra tentava di arginare la piena (se anche fosse, che te ne importa, che cambia, hai fatto del tuo meglio, e comunque non puoi far dipendere la tua autostima da un futilissimo servizio da un minuto e mezzo). Nello spazio di una mattina sono regredita alla condizione di una bambina in attesa del voto (mi sa che da piccola un po' piu' saggia lo ero). Quando Mirco, dopo un'oretta, mi ha chiamato per dirmi, e' molto carino, scusa se ti ho fatto aspettare, ero preso da altro, insieme al sollievo ho provato vergogna. Come ho fatto a ridurmi così? Perché mi agito tanto? Forse sto chiedendo un po' troppo a me stessa. Mi devo dare una calmata.

giovedì 18 ottobre 2012

la studentessa di logica e filosofia

critico sempre mio padre per la sua abitudine ad attaccare discorso in treno, anche con persone che vede immerse in letture, pensieri, telefonate e a lasciare il suo biglietto da visita a chi ha appena conosciuto. Oggi però lui ha segnato un punto a suo favore. Mi ha girato la lunga mail di una studentessa di logica e filosofia, conosciuta nella tratta Firenze-Padova. La ragazza gli racconta di aver preso la laurea specialistica e di essere stata ammessa a un corso di specializzazione in giornalismo scientifico a Trieste, ma soprattutto lo ringrazia della lunga conversazione avuta con lui un giorno in treno. Gli spiega che questa era avvenuta in un momento di grande confusione per lei. Parlare dei suoi studi, esporre a quel signore sconosciuto i suoi obiettivi le era servito a chiarirsi le idee. Era poi andata a comprarsi il libro di lui su Chernobyl e insomma dal colloquio inatteso aveva tratto un grande incoraggiamento. Inutile dire che questa mail ha reso mio padre un uomo felice.

non scrivi di me

mia figlia non cessa di stupirmi. Fa sempre la dura, quella che, mamma meno ti vedo più sono contenta, quella che di quello che pensi mi importa meno di niente. Poi se ne esce a tavola con la domanda, com'è che non scrivi più di me sul tuo blog. Mi ha spiazzata e commossa.

non lo fo per piacer mio

conferenza stampa di Terra ribelle 2. Una giornalista chiede "in  questa serie ci saranno scene di sesso esplicite come quelle che hanno suscitato tanto scalpore nella prima serie?". Il regista annaspa: "si racconta una storia di amore, di passione, quello che è richiesto dalla verosimiglianza si vede, ma niente di più". Interviene la capostruttura di rai fiction: "non ci sono scene che possano mettere in imbarazzo i genitori che guardano la tv con i bambini, del resto i due protagonisti cercano di avere un figlio". Su raiuno sesso sì, ma a scopo rigorosamente riproduttivo.

mercoledì 17 ottobre 2012

l’ambasciatore, la Cina, i cioccolatini


il presidente della Ferrero Italia, ex ambasciatore italiano alle Nazioni Unite, ha un bell’ufficio dietro villa Ada. Sono andata a intervistarlo per il programma sulla Cina. Mi ha raccontato la storia della contraffazione dei Ferrero Rocher, una storia che dimostra che tutto il mondo è paese e che più che le leggi contano le relazioni personali, in Italia come in Cina. Anni fa la Ferrero aveva cominciato a esportare i suoi Rocher ad Hong Kong. Piacevano molto per la loro rotondità e per la carta dorata. Una ditta cinese li ha subito imitati: li faceva identici, cambiava solo la scritta, made in China. La Ferrero si era rivolta al tribunale, ma senza alcun risultato. Nel corso della sua carriera diplomatica Fulci aveva fatto amicizia con un cinese, poi nominato ministro degli esteri della Cina. Incontrandolo a Roma, gli ha raccontato la storia dei Ferrero Rocher. L’interessamento del ministro ha sbloccato la faccenda e finalmente il tribunale di Pechino ha dato ragione alla ditta italiana. Mi chiedevo che cosa ci facesse un ex ambasciatore alla Ferrero, ora lo so.

Reality

Luciano vive una favola lieta ma non ne e' consapevole: abita in un caseggiato fatiscente, ma molto scenografico ed e' circondato da parenti amorevoli; guadagna poco con il pesce ma sa come arrotondare; ha una moglie e dei figli pazzi di lui e un sacco di amici; nei giorni di festa e' lui a tenere banco con le sue imitazioni, i suoi lazzi, i suoi frizzi. Come Pinocchio, Luciano non si accontenta dell'amore che ha, e' stanco di faticare, sogna il sogno prefabbricato che la tv confeziona per quelli come lui: una casa in cui non far niente, un'eterna esibizione, i soldi, la fama. Il film di Matteo Garrone arriva fuori tempo limite: in questa società che brucia in fretta i suoi miti di plastica, del Grande fratello non importa già quasi niente a nessuno. Allo spettatore restano la magia delle scene, l'incanto della musica triste, la grande bravura degli attori.

martedì 16 ottobre 2012

la telefonata del professore

ieri ho intervistato Luciano Canfora sul libro E' l'Europa che ce lo chiede! Falso!. Ero molto in imbarazzo perché di politica e di economia non capisco niente e le sue tesi mi parevano estreme anche se in parte condivisibili (l'Europa che ci troviamo davanti e' l'Europa dei banchieri e del denaro, non certo quella dei popoli e delle idee; si e' fatta piazza pulita della parola ideologia per cancellare insieme a lei anche il pensiero; la Germania ha coronato il sogno di egemonia hitleriano; dappertutto si affermano nuove schiavitù). Canfora, che da vecchio professore di filologia, studioso di storia antica e di marxismo, mi mette sempre in soggezione, e' un oratore sintetico e brillante. Oggi ho scoperto che e' anche una persona di grande gentilezza. Mi ha telefonato per ringraziarmi delle domande che gli avevo fatto e poi ha aggiunto, c'e' una piccola cosa, e' flatus vocis non flautus, lo corregga, se no la Merkel insegue me e a lei. Il titolo che avevo messo al pezzo era Luciano Canfora, l'Europa e' un fla(u)tus vocis. Poteva farmi pesare il mio latino approssimativo: non l'ha fatto. Viva Canfora.

lunedì 15 ottobre 2012

l'alluvione minacciata

e' da ieri che su Roma si prevedono rovinosi nubifragi. Julia stamattina si e' presentata a casa nostra bardata con stivali di gomma e un impermeabilone: vede troppa televisione. Il nostro sindaco aveva addirittura pensato di chiudere le scuole; non facendolo ha evitato una figuraccia, ma molti non hanno mandato i figli a scuola lo stesso. Ha fatto caldo tutto il giorno, alle sette e' venuta giù una fitta pioggia, alle nove era già finita. Il bello e' che tutti sono corsi a chiudersi in casa e il traffico sotto casa nostra e' magicamente sparito. Non sembra neppure di stare in citta'.

domenica 14 ottobre 2012

Cuccette per signore



Cuccette per signora e’ un romanzo del 2001, ora riedito da Guanda. La storia di Akhila, che a quarantacinque anni, dopo una vita dedicata agli altri, realizza il suo sogno di salire su un treno e partire per il mare, s’intreccia con le storie delle cinque donne che incontra nello scompartimento a loro riservato. Akhila chiede alle sue compagne di viaggio se ritengano che una donna possa vivere da sola e ognuna le offre il suo racconto, in cui specchiarsi o da cui prendere le distanze. C’e’ la moglie sottomessa che ha sempre fatto quello che la famiglia si aspettava da lei, c’e’ quella che e’ arrivata a odiare il tronfio marito, c’e’ la ragazza legata alla nonna che l’assiste nella sua decadenza fisica, c’e’ la madre che coltiva la trasgressiva passione per il nuoto, c’e’ la serva che ha subito uno stupro e da allora non e’ piu’ stata padrona della sua vita. Un universo femminile molto variegato, molto sensuale, molto indiano: Cuccette per signora si legge d’un fiato, divertendosi, indignandosi, meravigliandosi. Come Akhila, la lettrice si cala in ognuna delle narrazioni e da ognuna esce leggermente mutata. E’ un bel viaggio dentro di se’ quello che si compie leggendo il libro di Anita Nair.

sabato 13 ottobre 2012