sabato 13 ottobre 2012

Gli equilibristi

di Ivano De Matteo avevo visto una cosa televisiva che mi era piaciuta e dal suo film mi aspettavo di più. Invece Gli equilibristi affronta il tema della poverta' dei padri separati in modo didascalico, senza offrire allo spettatore una sorpresa, un brivido. Valerio Mastandrea e' un uomo innamorato della moglie, un padre esemplare. Per una tresca con una collega si ritrova fuori di casa; vuole garantire alla famiglia il pagamento di tutte le spese; va a finire in una pensionaccia; poi non ha i soldi neppure per quella e finisce per dormire in macchina. Non si lamenta, non dice nulla alla moglie, scende sempre piu' in basso. E' la figlia sedicenne, affettuosissima e fidanzata con un ragazzo bravissimo (fa il volontario in un canile, sogna di specializzarsi all'estero), a capire che qualcosa non va, che il suo papa' non puo' trascurarla di proposito. Perche' certo cinema italiano non riesce a dare spessore ai personaggi, rendendoli contraddittori come le persone reali? Perché a un attore come Mastandrea fanno fare sempre il buono che si abbrutisce?

1 commento:

Anonimo ha detto...

Perche' lei si ostina a vedere tutti i film italiani che escono?