giovedì 4 ottobre 2012

i tre candidati

prima riunione nel prestigioso liceo scientifico del figlio. Entro trafelata dopo mezz'ora di traffico in un'aula piena di madri e di padri (alla prima riunione del liceo della figlia eravamo in tre, quattro). L'insegnante di inglese, che e' vicepreside, parla un po' della classe, dei suoi progetti, dei votacci che tra un po' pioveranno. Poi esce: il nostro compito e' eleggere i rappresentanti di classe. Tutti tacciono, poi a gruppetti si chiacchiera. Io devo tornare al montaggio a rifare il pezzo, risolvere il problema delle lenti a contatto del figlio e stasera non c'e' neanche il marito, se arrivo tardi che mangiano i due? Tiro fuori la voce: chi si candida puo' alzare la mano? Un uomo alto con l'aria disinvolta e un bel sorriso si alza in piedi, va alla lavagna e scrive il suo nome. Dal fondo dell'aula si alzano due tipi in giacca e cravatta e sotto il suo nome mettono il loro. Qualcuno dovrebbe fare il presidente di seggio, qualcun altro il segretario. Prima che dei volontari si facciano avanti io ho gia' dato il mio voto (usando il criterio estetico, i tre non hanno rivelato nulla di se'), firmato il foglio, messo i dati del mio documento, fornito la mia mail e il mio telefono. Non mi resta che sgattaiolare fuori dall'aula, sperando di non dare nell'occhio. I candidati erano tre, i rappresentanti devono essere due, chissa' com'e' andato quello che ho scelto.

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