giovedì 25 ottobre 2012

La preda

Jean Luc è sveglio, giovane, bello, ha fame di vita, di amore, di successo. Non ha soldi, non ha una famiglia importante, lavora per la sussistenza, non riesce a entrare in contatto con le persone giuste. Potrebbe essere una storia di oggi, è una storia del 1933: scrive la Nemirovsky “in quell’autunno l’intelligenza veniva venduta a salari da fame”. Jean Luc ama Edith e sogna di sposarla, pensa che il loro amore compenserà le differenze, non lo preoccupa il fatto che lei sia tanto più ricca di lui. Poi la prospettiva si capovolge: il prossimo matrimonio di Edith con l’erede di un ampio patrimonio fa infuriare Jean Luc. Il giovane idealista si tramuta nel suo opposto: il ragazzo mette incinta l’ex fidanzata, la sposa contro la volontà di suo padre, sapendo di non provare più nulla per lei, ma mirando a sconfiggere povertà e anonimato. La preda, come tutti i libri di Irène Némirovsky è scritto in modo splendido: fasci di luce illuminano l’interiorità del protagonista, i suoi tormenti interiori, la crudeltà che rivolge soprattutto verso se stesso, soffocando ogni impulso sull’altare dell’agognato successo. Meno incisiva e sorprendente del solito la trama: ad ostacolare la discesa all’inferno di Jean Luc c’è solo l’insana passione per la donna del suo unico amico che non lo cerca e non lo vuole.




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