venerdì 30 novembre 2012

sollievo

chiusa per un'ora in un sgabuzzino di scope a guardare il labiale di Simona Ventura (in realtà ero nel minuscolo studio di Teulada con l'ospite in collegamento, e siccome non funzionava la cuffia potevo seguire la trasmissione solo attraverso lo schermo): così si e' conclusa questa settimana inutilmente pesante. Ora sono a casa da sola (il figlio ancora a scuola per un corso di inglese; la figlia in un bar; il marito a Milano), ho messo l'acqua a bollire per un te', e sto per mettermi sotto le coperte. Leggo Il dolce sollievo della scomparsa e non chiedo di meglio.

giovedì 29 novembre 2012

piccioni


forza morale e nervi saldi

mi avrebbe dovuto mettere in allarme l'inconsueta telefonata da Napoli di martedì. Papa' mi aveva chiamato all'ora di pranzo senza niente di particolare da dirmi: era a casa di sua sorella, le cose andavano abbastanza bene, noi come stavamo? Tutta presa dai fatti miei non avevo dato peso al suo tono un po' ansioso e ieri al telefono mi era parso tranquillo. Invece stamattina aveva appuntamento con il suo dermatologo, un appuntamento non richiesto da lui, ma dal dottore, che l'aveva pescato la mattina del viaggio a Napoli, chiedendogli di raggiungerlo appena possibile. Papa' non aveva detto niente a nessuno e aveva cercato di non pensarci troppo, ma ieri per la preoccupazione non era riuscito ad andare al suo tango. L'esame istologico dell'ultimo neo asportato ha evidenziato un melanoma. Fortunatamente e' al primo stadio e forse non sarà necessario intervenire di nuovo sulla spalla. Deve comunque fare al più presto una tac. Papa' aveva gia' comprato il biglietto per andare da Virginia a Padova e lunedì aveva un appuntamento a Milano. Ha chiesto al dottore se poteva rispettare i suoi piani e questo gli ha detto di si'. Così parte. Sono piena di ammirazione e riconoscenza per il modo sereno che ha di affrontare le avversità senza cedere a paura ne' angoscia.

L'isola

Alberto Negrin ha fatto dei bei film per la televisione come Perlasca e Borsellino. Carlo Degli Esposti è il produttore di Montalbano. Ennio Morricone era il compositore di Sergio Leone. Perché L'isola, pomposamente definito un film in dodici puntate, è così invedibile e inascoltabile? Seguendo l'andazzo delle ultime fiction rai, non si sceglie un genere: non si fa un giallo, un mistery, un film d'amore, una commedia, ci si mette di tutto un po'. La trama naturalistica e pseudo scientifica (c'è pure la consulenza di Mario Tozzi) convive con il melò più trito (la mamma che bussa alla porta del figlio trentenne e lo implora di aprire, chiedendogli perdono di averlo abbandonato da piccolo), attori mal doppiati appaiono a disagio in scene altamente improbabili ed effetti speciali a basso costo (quanto erano posticci i delfini e le balene dell'inizio?) contribuiscono ad aumentare il disagio dello spettatore, cui dà il colpo di grazia la musica onnipresente e pesantemente volta a sottolineare il contenuto emotivo di battute e espressioni. La guardia costiera cui il film è dedicato e ispirato era presente in massa alla conferenza stampa alla Casa del cinema. Ci hanno mostrato un filmato in tre minuti in cui apparivano interventi reali di questo corpo di polizia come il salvataggio di immigrati, di velisti in difficoltà per il mare grosso e dei passeggeri della Costa Concordia. Molto più emozionanti quei tre minuti di una puntata intera della fiction.

zucchero filato

mercoledì 28 novembre 2012

dal perito

la giornata di oggi si prospettava semplice: due "pillole" da montare per la trasmissione (due pezzi da un minuto soltanto), un salto dal perito per fargli valutare il danno alla macchina. Le pillole mi sono andate tutt'e due storte: per procurarmi il materiale per la prima ho dovuto attraversare Roma sotto il diluvio, per la seconda sono dovuta andare due volte al montaggio e modificarne i contenuti. Il perito se ne andava alle cinque; alle cinque e cinque minuti sono arrivata da lui trafelata. Avevo così paura che se ne andasse che ho temerariamente imboccato la discesa che portava al suo ufficio. Mentre lui esaminava la macchina e riempiva i suoi moduli, io pensavo a come formulare la mia anomala richiesta. Poi mi sono buttata, non e' che me la farebbe lei la salita in retromarcia? Piove e io non me la sento. Ha brontolato sorpreso, non dovrei, non e' questo il mio ruolo; poi si e' accomodato nel sedile di guida. Mentre s'inerpicava sulla strada scivolosa, diceva, io ho la guida automatica, con le frizioni degli altri non e' mica facile. Io intanto mi godevo un'ondata di puro sollievo.

martedì 27 novembre 2012

renzibersani

non ne posso piu' di renzibersani, dell'arietta saccente del primo, che si presenta come il genio della lampada capace di esaudire tutti i desideri, del tono rassicurante del secondo, così rassicurante che quando lo ascolto perdo il filo e penso ad altro. Io faccio parte del 2,6 per cento che ha votato Puppato, più concreta e simpatica dei quattro uomini che fronteggiava. Non ho nessuna voglia di votare al ballottaggio perché temo in egual misura il nuovismo di renzi e il vecchiume di bersani. E non vedo l'ora che la tv smetta di occuparsi solo di renzibersani.

tra donne

certe volte un litigio furioso, uno di quegli scontri che avvengono solo tra donne, arrivando a un passo dalla rottura, aiuta a star meglio. Ci siamo dette di tutto io e Jane e ci siamo ritrovate entrambe con le lacrime agli occhi. Il punto di partenza e' stato il lavoro, ma molto altro si era addensato sul nostro rapporto in questi ultimi mesi. Peccato che mentre noi due ci stavamo vivendo il nostro sacrosanto psicodramma, Elisabetta, la terza collega, e' entrata in stanza dando in escandescenze per un pezzo su Vespa. Belle le redazioni al femminile.

lunedì 26 novembre 2012

L'ibisco viola


avendo amato moltissimo Metà di un sole giallo, sono corsa a comprarmi L’ibisco viola l’altro romanzo pubblicato in italiano di Chimamanda Ngozi Adichie. Anche stavolta sono subita entrata in sintonia con i personaggi: il dramma della quindicenne Kambili, paralizzata dall’amore-odio per il padre, che pretende di controllare ogni suo pensiero oltre che ogni minuto del suo tempo, l’ho sentito su di me, così come la sua scoperta di un altro modo di vivere attraverso la zia e i cugini. Il padre di Kambili, nigeriano ricco convertitosi a un cattolicesimo integralista, uomo dal doppio volto, in pubblico grande benefattore e coraggioso oppositore del regime, torturatore di moglie e figli in privato, è una di quelle figure letterarie che non si dimenticano. In una delle scene più forti del libro Kambili deve entrare nella vasca da bagno e aspettare che il padre le versi sui piedi dell’acqua bollente per punirla. Ottenuto il permesso di passare qualche giorno a casa di zia Ifeoma, lei e suo fratello Jaja entrano in un’altra dimensione: niente agi, molte ristrettezze, ma in compenso affetto, risate, discussioni, la liberta’ di essere come si vuole e di farsi ascoltare. Piu’ cupo di Meta’ di un sole giallo, anche se qui non c’e’ la guerra a devastare le vite, L’ibisco viola e’ un’appassionante romanzo di formazione. Mi piacerebbe che lo leggesse mia figlia.

L'ultimo ballo di Charlot

raccontare un personaggio realmente vissuto reinventandone un pezzo di vita, quello che si sente più congeniale a se stessi: è quanto fa Fabio Stassi nell’Ultimo Ballo di Charlot. Partendo da una profezia sbagliata (un’indovina disse a Chaplin che sarebbe morto a ottantadue anni, la notte di Natale), Stassi crea la cornice del suo libro: una serie di incontri natalizi tra il vecchio attore e la Morte che, ridendo della sua comicità involontaria lo lascia tra i vivi. La storia di Charlie Chaplin che interessa a Stassi è quella dell’approdo al cinema dopo mille spericolati mestieri e del  vagabondare per l’America in cerca di sé. Del fatto che Chaplin sia diventato l’attore più pagato di tutti i tempi c’è solo un accenno, mentre largo spazio hanno la frequentazione del circo, il dolore e la vergogna per la malattia della madre, la voglia di conoscere e imparare da ogni persona incontrata. Stassi erige il suo monumento personale al Vagabondo e riesce a farlo senza alcuna retorica, sottolineandone la carica eversiva e insieme la grande tristezza.

domenica 25 novembre 2012

Il sospetto


“Io ai bambini ci credo, i bambini dicono sempre la verità” ad esprimersi così e’ la direttrice dell’asilo frequentato dalla piccola Klara. Capelli biondi, occhi azzurri, nasino all’insu', visino angelico, Klara, che si era sentita respingere dal maestro Lucas a cui aveva regalato un cuore, le ha detto che lui era  cattivo, che aveva il pisello all’insu’ (suo fratello per gioco giorni prima le aveva mostrato foto pornografiche). Per Lucas e’ finita: il suo migliore amico che e’ il padre di Klara, rifiuta di parlargli, e la comunita’ in cui e’ cresciuto di colpo lo tratta come un pericoloso maniaco, nonostante la polizia non abbia convalidato il suo fermo. Siamo in un piccolo paese della Danimarca in cui gli uomini a sedici anni cominciano a sparare ai cervi, bevono fino a stordirsi e fanno il bagno nudi nei laghi a novembre. Lucas, che si era adattato con slancio al ruolo d’insegnante di asilo dopo aver perso il posto per la chiusura della scuola in cui lavorava, e’ tramortito, non puo’ credere alla facilita' con cui tutti aderiscono all’accusa infamante. Mentre Klara ripete inascoltata, ho detto una cosa stupida, Lucas non ha fatto niente, al fianco del “mostro” si schiera solo suo figlio. I registi del Nord sono maestri nel raccontare la crudelta’ che si annida nei piccoli centri, in quei graziosi paesi abituati a festeggiare il Natale con mille decorazioni, cene e balli in famiglia. Mads Mikkelsen dona a Lucas uno sguardo che trapassa lo spettatore: la sua innocenza contro la voglia degli altri di trovare il colpevole di ogni male e dargli addosso con brutalita’. Il sospetto non stupisce, tutto va come deve andare, ma scuote con forza: e’ un bellissimo film.

sabato 24 novembre 2012

mamma, cucinami!

da qualche giorno la figlia e' di cattivo umore, cerca rogne, ogni pretesto e' buono perche' si chiuda in camera sua e non ci rivolga parola. Per comunicare con lei l'unico mezzo a mia disposizione e' mettermi al suo servizio quando vuole mangiare. Odia prepararsi il cibo da se' e anche una semplice insalata condita da altri la mette in una disposizione d'animo meno pestifera. Stasera assistendo al suo pasto (noi siamo andati al messicano, lei aveva un cinema alle otto) ho potuto godere di un sintetico racconto sul concerto a cui ha assistito ieri al liceo Mamiani occupato e sul suo pomeriggio nella Roma semiblindata dei cortei. La fame e' per me un prezioso alleato.

venerdì 23 novembre 2012

Marco Bocci e Le mille e una notte


da bambina avevo un’edizione ridotta delle Mille e una notte. Mi piaceva tanto che il libro (forse ereditato dai cugini) si era tutto consumato e avevo dovuto scrivere il titolo a pennarello sul dorso rimasto scoperto. Oggi durante la conferenza stampa delle Mille e una notte, che andrà in onda in due puntate su Rai Uno lunedì e martedì, qualcuno ha chiesto a Marco Bocci se da piccolo avesse letto questo libro. Lui ha detto che ricordava una vacanza in cui l’avevo letto insieme a sua cugina, dopo averlo trovato a prezzo scontato in un autogrill. Sono scoppiati tutti a ridere, sia per la cugina sia per l’autogrill. A me invece e’ parsa una risposta vera, non preconfezionata come spesso sono le risposte degli attori a domande del genere. Ma da Squadra antimafia in poi io per Marco Bocci ho un debole e tanto più dopo averlo incontrato e averci scambiato due parole prima di intervistarlo sulla fiction. Ha l’aria di uno appassionato del proprio lavoro, di una persona simpatica, e’ bello e non se la tira per niente.

Di questa versione televisiva delle Mille e una notte sono molto meno entusiasta. La direttrice di Raifiction, la colta e competente Tinni Andreatta, chiama sincretismo la tendenza della Lux Vide a riscrivere le fiabe classiche facendo un minestrone di personaggi e storie; a me pare che raccontare personaggi moderni in una cornice antica e favolistica sia un’operazione discutibile che svuota di fascino il racconto. Vuoi modernizzare Cenerentola: inventati Pretty Woman se sei capace, ma non mi presentare Vanessa Hessler con il suo fisico e il suo visino da Barbie nelle vesti di Sherazade. Marco Pontecorvo, che l’ha diretta, per umanizzarla le ha messo una lente a contatto marrone, lasciandole l’altro occhio azzurro; dicono che buchi lo schermo, che le fiction con lei siano successi garantiti, a me sembra fatta della stessa plastica della bambolina slanciata con cui giocavo tanti anni fa.

giovedì 22 novembre 2012

burano


un'improvvisa leggerezza

sarà che oggi ho montato due servizi in poche ore con il montatore che usa l'avid come un bravo pianista usa il piano; sarà che domani intervisto marco bocci, il commissario Calcaterra di Squadra antimafia, il mio piu' recente idolo televisivo; sara' che il figlio e' ancora all'occupazione e non sprofondato in poltrona davanti alla tv; sarà che ho un sacco di libri da leggere nel week end e nessun altro impegno; sarà che stasera il marito incontra il tamponatore e risolve con lui la storia dell'incidente,  sarà tutto questo o qualcosa che non so decifrare, ma la pesantezza dei giorni passati e' andata via e ora procedo leggera. Stasera non devo neanche vedere la televisione.

martedì 20 novembre 2012

mostro


la buona fede del tamponatore


venerdì pomeriggio in macchina sul lungotevere a fine giornata con il figlio accanto. Prima di imboccare un sottopassaggio sento un grosso colpo da dietro, appena attutito dalla cintura di sicurezza. Accosto la macchina e lo stesso fa il signore che mi ha tamponato. Mi fa male il collo. Il paraurti della cinquecento si è spaccato in un punto. Il tamponatore dice che un’altra macchina gli è venuta addosso e che invece di fermarsi ha proseguito la sua corsa.  Penso che dovrei compilare con lui l’apposito modulo, ma sono stanca e confusa. Lui mi dà il suo numero di cellulare e io gli do’ il mio. Ci segniamo le reciproche targhe. La sera il marito mi dice che sono stata sciocca, che deve avermi dato un numero falso, che non avro’ alcun rimborso. Il sabato chiamo e il cellullare e’ staccato. La domenica richiamo e lui mi risponde. Prende tempo, deve consultare la sua assicurazione, gli dico che mio marito mi ha criticato, lui quasi si offende. Ci siamo risentiti al telefono, ora so che fa il fioraio dall'altra parte della citta'; abbiamo stabilito di incontrarci entro sabato per firmare il cid. Venire tamponati da una persona perbene: cosa si puo’ volere di piu’?

lunedì 19 novembre 2012

genova


occupazione e cogestione

al Righi e' in atto l'occupazione della scuola da parte degli studenti, al Lucrezio Caro la cogestione: al liceo del figlio si va quando si vuole e si seguono corsi di russo e portoghese (tutto in tre-quattro ore?), in quello della figlia l'orario da rispettare e' otto-una, ma anche li' non si fa altro che perdere tempo appresso a materie improvvisate. Ogni anno novembre e' un mese balordo, cui segue dicembre con le sue lunghe vacanze. A gennaio poi c'e' tutto il programma da svolgere, ci sono interrogazioni e compiti a tappeto. Mi colpisce vedere l'entusiasmo dei figli affievolirsi giorno dopo giorno: all'inizio sembrava una pacchia, ora sono già stufi di girare a vuoto e invece di scartavetrare le classi quasi quasi preferirebbero sedersi a imparare qualcosa.

riflessi


domenica 18 novembre 2012

La sposa promessa



una comunita’ chiusa in cui gli uomini banchettano, bevono, cantano, ballano, mentre le donne li osservano dalla cucina o dal salotto: La sposa promessa e’ ambientato tra gli ebrei ortodossi, si svolge tutto in interni, e in pochi irriconoscibili esterni. Le ragazze non vedono l’ora di trovare marito e indossare il turbante che connota lo status di maritate. Sembra un contesto di massima costrizione, eppure la regista Rama Burshtein si sofferma sui turbamenti amorosi della diciottenne Shira e lo fa in modo intenso e coinvolgente. Shira sta per sposarsi, ma la sorella maggiore muore dando alla luce un bambino. Per non perdere il nipote, la madre di Shira ha l’idea di combinare il matrimonio tra la seconda figlia e il genero Yochai. All’inizio Shira non vuole, soffre all’idea di prendere il posto della sorella, di essere una seconda scelta. Yochai pero’ e’ piu’ bello e sincero degli altri giovani della comunita’. I due si parlano appena, scoprono di piacersi; sorgono dei malintesi, tutto sta naufragando, finche’ Shira non prende in mano il suo destino e dichiara al rabbino di volere il cognato. Di la’ da riti religiosi e usanze arcaiche, la storia di Shira e’ quella di una ragazza che trova l’amore e non se lo lascia sfuggire. Inusuale e a suo modo potente.