domenica 18 novembre 2012

ancora sulle cupezze

settimane cosi' concitate (cosi' inutilmente concitate) che arrivo al venerdì svuotata e infelice. Una volta tirato il fiato, posso dedicarmi all'analisi di cio' che non va. Una famiglia irriverente, in cui gli altri ti prendono in giro per le tue debolezze, e' la famiglia che mi sono costruita, una famiglia per niente gerarchica, dove si sta insieme quando si ha voglia di farlo. A volte penso che sarebbe più riposante una famiglia ordinata, una maggiore distanza dai figli, godere di un briciolo di reverenziale rispetto, ma raccolgo quello che ho seminato e in genere non mi lamento dei frutti. Bella non sono mai stata e allora cos'e' questo lamentarmi della mia scarsa avvenenza? E' che se fossi contenta del resto, non starei a pesarci, me la caverei concedendomi un po' di parrucchiere e di shopping. Il problema lo so, e' il mio scarso equilibrio al lavoro. Basta una telefonata dell'avvocato, la proposta della rai di chiudere il contenzioso dandomi una manciata di soldi e il terzo livello (quello che hanno tutti, d'ufficio), per mettermi in crisi, per farmi sentire nessuno. A cio' si aggiunge il nuovo clima in redazione, la caccia alla visibilità (in tempi di crisi ognuno ha l'alibi di dover lottare per il proprio futuro). Sgomitare non e' mai stata per me un'alternativa, ma ho i piedi stanchi di farsi pestare. Ho bisogno di un sano distacco, di starci dentro in modo meno nevrotico, starne fuori e' comunque peggio per me. E il blog lo scrivo finche' ho voglia di farlo e ai tre lettori che si sciroppano anche la sua versione lamentosa va il mio grazie di cuore.

2 commenti:

Chiara ha detto...

Cara Jo,
è il momento giusto per il "Quaderno di scarabocchi per chi sogna di cambiare vita" di Claire Faÿ.
Provato. Defaticante.

Anonimo ha detto...

Stanotte ho sognato che il blog non c'era più. È sino a questa sera non ho avuto il coraggio di controllare. Bello, dai teniamo i stretti (evitando di calpestarci i piedi).