martedì 20 novembre 2012

la buona fede del tamponatore


venerdì pomeriggio in macchina sul lungotevere a fine giornata con il figlio accanto. Prima di imboccare un sottopassaggio sento un grosso colpo da dietro, appena attutito dalla cintura di sicurezza. Accosto la macchina e lo stesso fa il signore che mi ha tamponato. Mi fa male il collo. Il paraurti della cinquecento si è spaccato in un punto. Il tamponatore dice che un’altra macchina gli è venuta addosso e che invece di fermarsi ha proseguito la sua corsa.  Penso che dovrei compilare con lui l’apposito modulo, ma sono stanca e confusa. Lui mi dà il suo numero di cellulare e io gli do’ il mio. Ci segniamo le reciproche targhe. La sera il marito mi dice che sono stata sciocca, che deve avermi dato un numero falso, che non avro’ alcun rimborso. Il sabato chiamo e il cellullare e’ staccato. La domenica richiamo e lui mi risponde. Prende tempo, deve consultare la sua assicurazione, gli dico che mio marito mi ha criticato, lui quasi si offende. Ci siamo risentiti al telefono, ora so che fa il fioraio dall'altra parte della citta'; abbiamo stabilito di incontrarci entro sabato per firmare il cid. Venire tamponati da una persona perbene: cosa si puo’ volere di piu’?

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