giovedì 29 novembre 2012

L'isola

Alberto Negrin ha fatto dei bei film per la televisione come Perlasca e Borsellino. Carlo Degli Esposti è il produttore di Montalbano. Ennio Morricone era il compositore di Sergio Leone. Perché L'isola, pomposamente definito un film in dodici puntate, è così invedibile e inascoltabile? Seguendo l'andazzo delle ultime fiction rai, non si sceglie un genere: non si fa un giallo, un mistery, un film d'amore, una commedia, ci si mette di tutto un po'. La trama naturalistica e pseudo scientifica (c'è pure la consulenza di Mario Tozzi) convive con il melò più trito (la mamma che bussa alla porta del figlio trentenne e lo implora di aprire, chiedendogli perdono di averlo abbandonato da piccolo), attori mal doppiati appaiono a disagio in scene altamente improbabili ed effetti speciali a basso costo (quanto erano posticci i delfini e le balene dell'inizio?) contribuiscono ad aumentare il disagio dello spettatore, cui dà il colpo di grazia la musica onnipresente e pesantemente volta a sottolineare il contenuto emotivo di battute e espressioni. La guardia costiera cui il film è dedicato e ispirato era presente in massa alla conferenza stampa alla Casa del cinema. Ci hanno mostrato un filmato in tre minuti in cui apparivano interventi reali di questo corpo di polizia come il salvataggio di immigrati, di velisti in difficoltà per il mare grosso e dei passeggeri della Costa Concordia. Molto più emozionanti quei tre minuti di una puntata intera della fiction.

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