lunedì 26 novembre 2012

L'ultimo ballo di Charlot

raccontare un personaggio realmente vissuto reinventandone un pezzo di vita, quello che si sente più congeniale a se stessi: è quanto fa Fabio Stassi nell’Ultimo Ballo di Charlot. Partendo da una profezia sbagliata (un’indovina disse a Chaplin che sarebbe morto a ottantadue anni, la notte di Natale), Stassi crea la cornice del suo libro: una serie di incontri natalizi tra il vecchio attore e la Morte che, ridendo della sua comicità involontaria lo lascia tra i vivi. La storia di Charlie Chaplin che interessa a Stassi è quella dell’approdo al cinema dopo mille spericolati mestieri e del  vagabondare per l’America in cerca di sé. Del fatto che Chaplin sia diventato l’attore più pagato di tutti i tempi c’è solo un accenno, mentre largo spazio hanno la frequentazione del circo, il dolore e la vergogna per la malattia della madre, la voglia di conoscere e imparare da ogni persona incontrata. Stassi erige il suo monumento personale al Vagabondo e riesce a farlo senza alcuna retorica, sottolineandone la carica eversiva e insieme la grande tristezza.

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