venerdì 23 novembre 2012

Marco Bocci e Le mille e una notte


da bambina avevo un’edizione ridotta delle Mille e una notte. Mi piaceva tanto che il libro (forse ereditato dai cugini) si era tutto consumato e avevo dovuto scrivere il titolo a pennarello sul dorso rimasto scoperto. Oggi durante la conferenza stampa delle Mille e una notte, che andrà in onda in due puntate su Rai Uno lunedì e martedì, qualcuno ha chiesto a Marco Bocci se da piccolo avesse letto questo libro. Lui ha detto che ricordava una vacanza in cui l’avevo letto insieme a sua cugina, dopo averlo trovato a prezzo scontato in un autogrill. Sono scoppiati tutti a ridere, sia per la cugina sia per l’autogrill. A me invece e’ parsa una risposta vera, non preconfezionata come spesso sono le risposte degli attori a domande del genere. Ma da Squadra antimafia in poi io per Marco Bocci ho un debole e tanto più dopo averlo incontrato e averci scambiato due parole prima di intervistarlo sulla fiction. Ha l’aria di uno appassionato del proprio lavoro, di una persona simpatica, e’ bello e non se la tira per niente.

Di questa versione televisiva delle Mille e una notte sono molto meno entusiasta. La direttrice di Raifiction, la colta e competente Tinni Andreatta, chiama sincretismo la tendenza della Lux Vide a riscrivere le fiabe classiche facendo un minestrone di personaggi e storie; a me pare che raccontare personaggi moderni in una cornice antica e favolistica sia un’operazione discutibile che svuota di fascino il racconto. Vuoi modernizzare Cenerentola: inventati Pretty Woman se sei capace, ma non mi presentare Vanessa Hessler con il suo fisico e il suo visino da Barbie nelle vesti di Sherazade. Marco Pontecorvo, che l’ha diretta, per umanizzarla le ha messo una lente a contatto marrone, lasciandole l’altro occhio azzurro; dicono che buchi lo schermo, che le fiction con lei siano successi garantiti, a me sembra fatta della stessa plastica della bambolina slanciata con cui giocavo tanti anni fa.

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