domenica 4 novembre 2012

Oltre le colline


mi aspettavo un film sul fanatismo religioso, su una piccola comunita’ che si accanisce su una diversa. In realta’ nel film di Cristian Mungiu di fanatismi ce ne sono almeno tre, due individuali e uno collettivo, e di religioso c’e’ ben poco. Alina ama Voichita, sua ex compagna di orfanatrofio, e vuole a tutti i costi portarla con se’ in Germania; Voichita vuole a tutti i costi che Alina accetti come lei la vita dura ma protetta del monastero; le suore vogliono a tutti i costi che Alina se ne vada o la smetta di fare la pazza per ritrovare la loro tranquillita’ intorno al sacerdote-padrone. Sullo sfondo c’e’ una Romania affamata, un posto in cui il monastero e l’orfanatrofio sono per le giovani donne le sole alternative alla miseria (e in cui senza famiglia sei in balia degli eventi). La violenza che si scatena su Alina e’ tanto piu’ crudele perche’ fino all’ultimo momento potrebbe essere fermata, perche’ finche’ non si scontrano con la reazione disgustata della dottoressa del pronto soccorso le suore non capiscono cosa hanno fatto e perche’. Lungo, meno coinvolgente di 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni, il film con cui Mungiu ha vinto Cannes nel 2009, Oltre le colline ci restituisce un’altra istantanea di un paese devastato, in bilico tra una modernita’ non digerita e vecchie tradizioni svuotate di significato.

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