lunedì 31 dicembre 2012

al Kruger

guardare nelle palle degli occhi un bufalo gigante, libero, nel suo ambiente naturale, circondato da una mandria di amici suoi, tutti occupati a prendersi per le palle con le corna non è cosa da tutti i giorni. Raggomitolata nella jeep aperta, guidata da Peter, un sosia di mio cugino Andrea (faccia rassicurante da bravo ragazzo ma aria inesperta e giocosa), il primo safari della mia vita un po' me lo sono goduta, un po' no a causa del mio naturale catastrofismo (e se il bufalo, e dopo di lui i due rinoceronti che sembravano usciti dalla preistoria, e l'elefante nero, e l'ippopotamo che spalancava la bocca, si fossero stufati di ruminare erba e di mettersi in posa per le foto e avessero deciso di dare una spintarella alla macchina su cui ci trovavamo noi quattro, il suddetto Peter, un biondo stagista e la guida nera che indicava la strada?). Il Kruger è grande come l'Olanda e ci vivono un sacco di animali selvaggi. Oltre il nostro ci sono solo altri sei lodge, quindi gli umani sono in netta minoranza. Tra un bungalow e un altro non c'è nulla, nessuna recinzione protegge il minuscolo villaggio dal resto del parco. Quando fa buio, non si può uscire se non accompagnati. Abbiamo brindato all'anno nuovo alle sette in un capannone nel bel mezzo del nulla, alle nove ceniamo; alle quattro e mezza ci svegliano per il safari dell'alba. È un capodanno che non scorderemo.

domenica 30 dicembre 2012

Io e Mittee

nel risvolto di copertina Daphne Rooke viene definita la miglior autrice sudafricana secondo la stampa del suo paese; è più o meno coetanea di Nadine Gordimer e di Doris Lessing, ma scrive molto peggio di loro. Se non avessi scelto Io e Mittee come una delle letture da fare qui, se non me lo fossi portato in valigia da uno spostamento all'altro, avrei mollato il libro dopo i primi capitoli. Rooke ambienta la trama alla fine dell'Ottocento e sceglie come io narrante la mulatta Selina, cresciuta accanto alla sua padrona Mittee, di cui invidia la pelle bianca, la ricchezza e il promesso sposo, Paul. Selina cede a Paul più di una volta, senza dirlo all'amica; resta incinta, abortisce dopo aver subito violenza da parte del mulatto che la voleva sposare. Per eliminare i testimoni del suo rapporto con la ragazza, Paul commette dei delitti efferati; corona poi il sogno di prendere in moglie Mittee, ma lei non prova nulla per lui, preferendogli un biondo missionario inglese. Una materia così poteva anche risultare avvincente, ma lo stile di Daphne Rooke è totalmente piatto: allinea i fatti senza mai attribuire ai suoi personaggi qualcosa di più che capricci, azioni istintive e non ponderate. Verso la fine, la guerra tra olandesi e inglesi distoglie l'autrice dal minuetto amoroso dei suoi rozzi personaggi e l'interesse del romanzo cresce leggermente. Pubblicato la prima volta nel 1951; in italiano nella versione di Silvia Castoldi da Elliot nel 2007.

sul White River

un'ora di macchina e due aerei ci hanno portato all'ingresso del parco Kruger, che domani attraverseremo per raggiungere lo sperduto lodge dove passeremo il capodanno. Stasera siamo in un'oasi di golfisti in mezzo alla foresta: un trionfo di verdi, da quello chiaro del prato a quelli scurissimi dei fitti alberi sui bordi del fiume. Nel ristorante con annesse gran belle stanze il marito ha mangiato insieme aii figli carpaccio di coccodrillo e carne di struzzo; io cibo meno esotico ma altrettanto gustoso. La proprietaria è austriaca e uno strudel così non si trova neppure a Vienna. Sull'aereo per Johannesburg stamattina c'era un giovane padre con una bellissima bimba di pochi mesi. La portava con sé come un bambolotto, il pannolino e una canottiera addosso, non un ciuccio o un giochino; da mordere le dava il suo cellulare, lasciava che toccasse tutto in aereo e si mettesse poi le dita in bocca. Affettuoso a modo suo con lei che non faceva un capriccio ma solo sorrisi; scostante con chiunque altro: chi era quel padre, da chi stava andando con la bambina, dov'era la madre? Quando mi vede imbambolata a fissare la gente, mia figlia dice, ecco mamma che si fa un film. Di quella bambina mi sarebbe piaciuto molto sapere la storia.

sabato 29 dicembre 2012

a Knysna

ma quanto sono cattive le ostriche? Qui a Knysna sono il piatto tipico e non potevo esimermi dall'assaggiarle. A cena siamo finiti in un piccolo bar che ne forniva vassoi su vassoi. C'era un sacco di gente, e nell'attesa abbiamo mangiato saporiti gamberoni alla piastra e calamari fritti. Quando sono finalmente arrivate, mettere in bocca quella cosa viscida e salata e non avere più voglia di ripetere questa esperienza e' stato tutt'uno. Oggi e' stata una giornata dominata dal buon umore, una specie di ebbrezza che dai figli si e' comunicata anche noi. Sara' stata l'aria elettrizzante dell'oceano, in cui abbiamo fatto il bagno alla confluenza con un fiume tranquillo, per poi andarci a buttare nelle onde più fresche insieme a una folla di gente di tutte le eta'. Il tardo pomeriggio e' stato speso da me e dalla figlia sul position paper: sono molto insoddisfatta della paginetta che siamo riuscite a produrre sulle mine antiuomo, mentre lei e' tutta contenta del suo striminzito elaborato e non teme affatto il giudizio della tutor. La ragazza si fara' strada nella vita, a differenza della sua ipercritica madre.

venerdì 28 dicembre 2012

La via delle donne

sul rapporto padrona-serva sono stati scritti tanti libri. In La via delle donne la reciproca dipendenza tra Milla e Agaat e' portata all'estremo: incontriamo Milla settantenne sul letto di morte con Agaat che provvede ai suoi bisogni e interpreta a perfezione e con leggero sadismo ogni suo battito di ciglia, ma nel corso del romanzo scopriamo che Agaat a sua volta e' stata curata da Milla dopo le sevizie subite dai suoi familiari nei primi anni di vita. Siamo nel Sud Africa dell'apartheid: Milla e' proprietaria di una grande fattoria e si scontra con il marito Jak, che non condivide la sua passione per l'agricoltura, ne' quelle per la musica e la letteratura. Non riuscendo ad avere figli, Milla si dedica anima e corpo alla bambina nera Agaat, trattata da tutti come un rifiuto umano per via del suo braccio deforme; le insegna quello che sa e fa finta di non accorgersi dello scandalo che suscita in giro. Quando pero' inaspettatamente la donna resta incinta, Agaat passa dal ruolo di figlia adottiva a quello di tata e di serva efficiente. Jakkie, il figlio di Milla e Jak, cresce all'ombra di un triangolo maledetto, conteso tra la giovane che lo alleva adorante, il padre che lo vorrebbe sempre immerso in imprese virili e la madre depressa. Appena può fugge lontano. Il romanzo di Marlene Van Niekerk descrive personaggi deprivati dall'amore a cui aspirano e inchiodati al loro destino; della Storia parla pochissimo eppure tutti i conflitti del moderno Sud Africa lo percorrono come sotterrane correnti. Impegnativo per la struttura concentrica e per i continui scarti temporali e stilistici (dalla narrazione si passa ai diari di Milla e al vaneggiare della moribonda), La via delle donne e' terribile e molto molto bello.

da Cape Town a Knysna

giornata dedicata ai paesaggi: dalle ampie distese di grano, ai vigneti, ai pascoli di pecore e mucche, alle varie bidonville di lamiera (ma alcune attrezzate con antenne paraboliche e pannelli solari) fino  alla straordinaria Garden Route che presenta sulla destra le alte onde dell'oceano e sulla sinistra boschi, fiumi e laghetti tranquilli.  Dopo aver percorso quasi seicento chilometri in macchina, ci siamo fermati a Knysna, trovandoci proiettati in uno scenario idilliaco: pochi chalet immersi in un giardino fiorito con stravaganti pennuti che scorrazzano in libertà, il tutto davanti a un'ampia laguna. Domani non ci spostiamo da qui.

giovedì 27 dicembre 2012

una giornata a Cape Town

per tenere tranquilli i ragazzi dobbiamo inventarci ogni giorno qualcosa, stroncarli con continui cambi di scenario. Oggi volevamo prendercela comoda visitando Cape Town e abbiamo dovuto fronteggiare i malumori dei due a corrente alternata. All'inizio erano storti entrambi: avevano deciso che del Castello potevano fare a meno e si sono trascinati nel cortile erboso, per poi stendersi al sole. Il giro delle stanze arredate con vecchi mobili di legno, vasellame cinese, quadri di navi in tempesta ce lo siamo fatti da soli. Una fitta coltre di nubi circondava le Table Mountains, il costone di roccia che domina la città e quindi non siamo potuti salire fino in cima con la funivia. A bordo di uno di quegli autobus rossi a due piani che spopolano in ogni luogo del mondo, abbiamo percorso la baia di Cape Town. La voce nelle cuffie illustrava la bellezza dei paesaggi e l'alto valore delle case a picco sull'oceano e il figlio, accanto a me, criticava quelle che riteneva inutili ciance. La figlia doveva a tutti i costi comprarsi qualcosa da mettersi addosso. A pranzo, all'aperto, in un bar ventoso sull'acqua, siamo riusciti a ridere sopra i nervosismi e nel mercato coperto abbiamo bevuto frullati di frutta e chiacchierato con il ciarliero ragazzo addetto alle crêpes, ex ingegnere aeronautico olandese, folgorato dal Sudafrica multietnico. Ora che siamo in ozio, aspettando la cena, potrei lavorare con la figlia al suo "position paper": entro il 2 gennaio deve mandare una relazione di 4 pagine sul Gabon e le mine per il viaggio all'Onu che farà con la scuola all'inizio di marzo. Io sono in ansia per questa scadenza, lei no. Se però si aspetta che io studi i documenti che ha scaricato e le detti il testo, si sbaglia di grosso. Faremo tutto all'ultimo momento tra strilli e disperazione. Per ora mi godo il mio libro, che sul finale mi ha completamente stregato.

mercoledì 26 dicembre 2012

da Città del Capo al Capo di Buona Speranza

la nostra prima tappa è stata Sandy Beach, a sud di Cape Town. Lungo la strada in salita ciclisti e gente impegnata in un faticosissimo jogging. Abbiamo lasciato la macchina tra ville tutte vetrate e ci siamo inoltrati per un sentiero di cespugli profumati. La spiaggia bianca era di una bellezza da mozzare il fiato. L'acqua gelata non scoraggiava i turisti color aragosta (alcuni in costume, altri senza) da brevi tuffi nelle onde; noi non siamo riusciti a bagnarci che i piedi. Dopo esserci arrostiti per qualche ora, abbiamo ripreso il nostro tour della penisola, diretti a Boulders, una baia popolata di pinguini. Ce ne sono più di duemila e dalla stradina dietro agli scogli si arriva quasi a toccarli. Sosta al ristorante Black Marlin, dove si mangia un magnifico pesce (il figlio se l'è vista bene con i baby calamari e gli spiedini di pesce avvolti nel bacon), poi di nuovo in macchina per il Capo di Buona Speranza. Si accede a un parco: la vegetazione si fa rada per la forza del vento, si sale fino a una funicolare. Dalla terrazza panoramica si continua a piedi fin quasi al faro. È il punto in cui l'Oceano Atlantico s'incontra con quello Indiano: la vista del mare che sbatte contro gli scogli è strepitosa; anche i figli, di solito pigri, si sono rianimati di fronte a questo spettacolo naturale. Ora siamo bloccati nel traffico del rientro come i milanesi dopo una gita in Liguria; era un giorno di festa e sembra che tutti i sudafricani abbiano condiviso il nostro giro. Dietro di noi un pick up strapieno di gente con una musica così sparata da far rimbombare anche i nostri sedili. È già buio, arriveremo mai a Cape Town?

martedì 25 dicembre 2012

arrivo a Cape Town

la prima sensazione, scendendo dall'aereo, è stata un bel caldo: molti passeggeri erano già in ciabatte e maglietta, noi ancora con le felpe e le giacche. Abbiamo preso in affitto una macchina e il marito si è messo impacciato alla guida (qui è tutto al contrario, come in Inghilterra). In hotel ci saremmo buttati volentieri sui letti, ma dopo la doccia ci siamo costretti ad uscire. La nostra prima meta è stata il wharf, il pittoresco porticciolo invaso dei turisti. Abbiamo mangiato all'aperto, mentre dall'interno del locale provenivano sguaiati canti di natale. Chi serviva ai tavoli aveva cappelli da babbo natale e i clienti si mettevano in fila per farsi disegnare dalle cameriere stelle d'argento sulla fronte. Donne molto grasse e con abiti molto colorati, bambine infiocchettate, atmosfera di festa pagana. La figlia era su di giri e non smetteva di fotografare e fotografarsi, il figlio più mangiava più diceva di avere fame (vabbe' che sta crescendo, ma secondo lui non dovremmo far altro che passare da un ristorante all'altro). L'acquario è stato un po' una delusione: ne abbiamo visti in ogni parte del mondo e questo non ci è parso niente di speciale. Ora il marito è crollato in un sonno profondo, la figlia si è avviata in piscina (una pozza senza neppure la vista), il figlio è alle prese con il Kafka assegnatogli dal suo professore e io alle ultime battute del romanzone di Marlene Van Niekerk. Stasera il centro storico a piedi e domani gita in macchina alla spiaggia dei pinguini e al Capo di Buona Speranza.

lunedì 24 dicembre 2012

di passaggio a Dubai

cena di natale allo starbucks dell'aeroporto di Dubai. Intorno gente di ogni paese. L'orologio segna la mezzanotte passata, i negozi sono tutti aperti e si mangia di tutto. Il Sud Africa comincia a sembrarmi troppo lontano; ci aspettano ancora dieci ore di volo. Sul primo aereo mi sono calata nella cupa atmosfera di Via delle donne: una fattoria sudafricana, una donna anziana che sta morendo, la sua serva che l'accudisce e l'affacciarsi dei ricordi della vita passata. Sono a pag.264, questa storia mi accompagnerà ancora parecchio. I ragazzi si agitano stanchi e nervosi. Hanno visto due film, ora trafficano con i telefoni e s'inventano una fame che non hanno per riempire l'attesa. Forse sono troppo cresciuti per viaggiare con noi.

La bicicletta verde

Wadjda ha dieci anni, e’ alta, magrolina, con un naso pronunciato, occhi grandi e un sorriso travolgente. Ha sempre indosso i jeans e le scarpe da ginnastica, ma quando esce di casa sopra deve coprirsi con un velo nero; abita a Riyadh in Arabia Saudita e li' alle donne e’ proibito tutto: guidare, far vedere la faccia, parlare ad alta voce. Andando a scuola, Wadjda si rincorre con un coetaneo; lui le sfugge in bicicletta e lei comincia a sognare di avere lo stesso mezzo. Alle bambine non e’ concesso pedalare; lei non si arrende e impara a memoria il Corano per partecipare alla gara scolastica e vincere il premio in denaro che le consentira’ l’acquisto dell’oggetto agognato. La regista Haifaa Al-Mansour ci conduce in un luogo in cui non siamo mai stati: la periferia polverosa di Ryadh. Sceglie di illustrarci la routine casa scuola di una bambina sveglia e di sua madre e ci comunica tutta la loro rabbia e il loro sconcerto non solo per la vita dimezzata che viene loro imposta, ma anche per l’ipocrisia che le circonda (la perfidia della direttrice di scuola che perseguita le ragazze per un po’ di smalto e sotto il velo porta i tacchi a spillo non e’ dettata a sua volta dalla frustrazione?). Non so che effetto faccia questo film agli uomini, le donne ne escono molto turbate.

domenica 23 dicembre 2012

Downton Abbey

invece di preparare la valigia o di mettere a posto la casa che sembra una nave dopo la tempesta, oggi mi sono immersa nella visione dell'ultimo dvd della seconda serie di Downton Abbey, la fiction angloamericana scritta da Julian Fellowes.  Downton Abbey dovrebbe essere la bibbia degli sceneggiatori televisivi italiani: succede di tutto in questa serie che ha conquistato anche Michelle Obama e tutto e' perfettamente credibile per la bravura con cui sono scritti i personaggi (e per il talento di ogni singolo attore). Ci sono amori travagliati in quantità, colpi di scena, discorsi sul letto di morte, trame oscure, atti di generosità, riflessi della Storia e c'e' una distanza siderale dal genere soap. Guardando Downton Abbey si sente l'eco della tradizione del romanzo inglese da Dickens a Jane Austen, dalle sorelle Bronte a Trollope; tutto e' insieme estremamente accessibile ed estremamente sofisticato, lo spettatore si commuove, si diverte, si appassiona, sviluppando puntata dopo puntata una sana dipendenza dalla serie e dai suoi intrecci. Intervistata da Silvia Fumarola di Repubblica, Tinni Andreatta, il nuovo direttore di rai fiction ha detto l'altro giorno che le sue scelte risponderanno al principio "nessuno escluso", che produrra' storie che parlino a tutti. Il rischio e' fare tanti don matteo, sfornare racconti rassicuranti che non spostino di un centimetro la sensibilita' e il gusto del pubblico. Tinni, ma l'hai vista Downton Abbey? Non potresti cercare l'equivalente italiano di Julian Fellowes?

sabato 22 dicembre 2012

portare un figlio al cinema

il primo giorno di vacanza del figlio rischiava di consumarsi tra computer e televisione. Io Ken Loach sarei andata a vederlo anche da sola, ma perché non portarlo con me? L'incontro con lo stile irriverente e i temi forti del regista inglese non potevano fargli che bene. Mi ha detto di no, l'ho implorato, ha ribadito il suo no. Allora sono passata al ricatto. Vuoi la Befana? Ti aspetti qualcosa da me al rientro dal viaggio? Allora vieni. Ha detto ancora no, poi ci ha ripensato. Più che la potenza del ricatto e' scattato il ragionamento, ci vado solo perché lei insiste così. Credo si sia interessato e divertito, ma non lo ammetterà mai.

La parte degli angeli


l’ultimo film di Ken Loach, ambientato a Glasgow, comincia con una sfilata di sbandati davanti al giudice: c’e’ chi ha rubato, chi ha picchiato, chi era troppo ubriaco per vedere un treno in arrivo. Robbie, il protagonista, si risparmia il carcere perché e' molto legato alla sua compagna incinta e c’e’ la speranza che si sia finalmente ravveduto. In realtà questo ragazzo con il volto affilato, gli occhi azzurri e le orecchie a sventola, sarebbe piu’ sicuro in carcere; fuori lo vogliono morto gli antichi rivali e il padre della sua ragazza. A credere in lui e’ Rhino, l’omone incaricato di gestire i condannati ai lavori socialmente utili: lo ospita in casa e gli insegna il culto del whisky. Cosi’ Robbie avra' l’idea che consentira' a lui e ai suoi amici di assicurarsi un bel gruzzolo e magari di cambiare vita. Un Ken Loach in gran forma racconta una favola dura ma a lieto fine, alternando divertimento a tensione.

la guerra delle badanti: una storia napoletana

ogni volta che papa' torna dalla visita alla sorella a Napoli e' più abbattuto. Mia zia e' stata ricoverata a lungo all'ospedale Cardarelli. Qui la notte era assistita a caro prezzo di notte da una donna di Scampia, abbastanza scaltra da diventarle indispensabile. Quando si e' trattato di ritornare a casa, mio padre si e' dato da fare per trovarle una badante ucraina affidabile e che richiedesse un salario più abbordabile. L'ucraina, per quanto bisognosa, e' in crisi perché si accorge di stare molto antipatica alla sua datrice di lavoro; la napoletana, decisa a non mollare la presa, la sostituisce ogni domenica e parla male di lei. Durante le vacanze di natale probabilmente si consumerà lo strappo e la vecchia titolare riuscira' di nuovo ad assumere il ruolo di badante in carica, mandando sul lastrico l'ex insegnante in pensione e il figlio cinquantenne che vive con lei. E' una storia tristissima e dall'esterno e' pressoché impossibile far ragionare le persone coinvolte.

venerdì 21 dicembre 2012

due candidati ideali

non credo di aver mai sentito qualcosa di sensato uscire dalla bocca di Ignazio La Russa. Stasera pero' l'ex An ha superato se stesso. Nel corso della presentazione della nuova formazione politica, Fratelli d'Italia, fondata con Crosetto e Meloni, ha annunciato di aver già due candidati per il parlamento. Due scienziati di chiara fama, due statisti, due storici? No: i due maro' che hanno ucciso in India dei pescatori, scambiandoli per pirati, e poi sono stati a lungo trattenuti dalla polizia locale. Faccenda dolorosissima, che credo si risolverà con l'esborso di un bel po' di soldi al governo del Kerala in cambio della loro liberazione definitiva. Molta gente si e' appassionata al destino di questi due militari. Io no. Ma l'idea della candidatura mi ha fatto saltare sulla sedia.

colpi di sole

era da due o tre anni che la figlia sognava i colpi di sole ai capelli. Evitando di finanziarglielo, ero riuscita finora a evitare questo gesto dannoso e inutile (ha una chioma di un bellissimo castano che d'estate si schiarisce in modo naturale). Oggi, forte della somma ricevuta dalla nonna per natale, e' andata da un parrucchiere e ne e' uscita molto simile a prima, solo liscissima e un po' sbiondita. La cosa mi ha irritato più del dovuto. Ci sono gesti che toccano corde profonde; mi e' venuta in mente mia madre, che non si e' mai tinta i capelli. Se io e le mie sorelle da ragazze avessimo preso un'iniziativa del genere ci avrebbe sbranato (o forse no, ma tutto lasciava intendere che sarebbe finita male). Ogni tanto mi piacerebbe incutere un sano timore.

giovedì 20 dicembre 2012

uno snobismo inutile

non avevo alcuna voglia di partecipare alla cena di classe del figlio e invece mi sono dovuta ricredere. Solo sul cibo non avevo torto: fritti freddi e insulsi spicchi di pizza. I ragazzi, accorsi numerosi all'evento, erano carini da vedere: faccette incerte tra infanzia adolescenza e qualche tratto adulto, scontrosi con le poche ragazze e in fibrillazione per la loro presenza. La lunga tavolata di genitori ci ha riservato dei commensali piacevoli; come era prevedibile si parlava di scuola, figli, e futuro, ma senza darsi arie, condividendo piuttosto una serie di dubbi. Un proposito per il mio nuovo anno: coltivare un po' meno sfiducia nell'umanità.

mercoledì 19 dicembre 2012

il pezzo escluso

e' da qualche settimana che sul pezzo che mi viene assegnato da montare pende una specie di maledizione che fa si' che venga escluso dalla puntata. Stamattina mi sono applicata a un tg2 dossier di sabato scorso su Angela Merkel: un'ottima inchiesta di Marco Varvello che in un'ora ricostruiva i primi quarant'anni della cancelliera tedesca, dall'infanzia in un paesino della Ddr all'ombra del padre, pastore luterano, alla bravura negli studi, alla laurea in fisica, agli undici anni in un laboratorio di ricerca fino alla caduta del Muro, alla scoperta della passione politica e infine alla presa di distanza dal suo mentore Kohl, travolto da uno scandalo riguardante i finanziamenti al partito. Mi ha colpito in particolare la testimonianza di una femminista tedesca che notava che in Germania le bambine si chiedono se anche gli uomini possono fare il cancelliere, dato che lei e' li da sette anni e ha tutta l'intenzione di restarci. Una donna, la Merkel, sicuramente assetata di potere, ma anche preparatissima e senza vezzi, schietta e amante della natura. Vabbe', un bell'esempio di tv capace di informare. Cestinato per mancanza di tempo.

Grandi speranze


Grandi speranze e' tra i grandi libri di Dickens quello più ricco di misteri e colpi di scena, di personaggi inquietanti e di rivolgimenti. Il film di Mike Newell (quello di Quattro matrimoni e un funerale e di un Harry Potter), scritto da David Nicholls (l’autore di Un giorno, romanzo fortunato anche se insulso), segue le linee principali del racconto, ma non scatena nello spettatore alcuna emozione. Un po' e’ colpa del protagonista Jeremy Irvine, che ha il fascino di un carciofo acerbo (mentre brillano nel cast Helena Bonham Carter nel ruolo della mattissima Miss Havisham e Ralph Fiennes in quello del malfattore dal cuore d’oro), un po' della sceneggiatura piatta. Vederlo pero' fa venir voglia di riprendere in mano il libro, di ritrovare l’orfano Pip alle prese con i suoi desideri e la sua alterna fortuna.

martedì 18 dicembre 2012

dipende

per la prima volta i programmisti e gli assistenti ai programmi della rai si trovano a fronteggiare un questionario di autovalutazione. Il nuovo direttore vuole sapere chi sono i suoi dipendenti, cosa fanno, cosa hanno fatto e cosa sanno fare. Ognuno reagisce all'autovalutazione a modo suo: c'e' chi eccede in positivo e chi in negativo (per ogni campo dobbiamo darci un voto da uno a quattro). I miei amici Enrico e Francesco, che la rai ha molto maltrattato nel corso degli anni, non sfruttando le loro capacita' e la loro cultura, vedono nero. L'ultima domanda riguarda il cambiamento: saresti disposto a cambiare nell'ambito del tuo attuale lavoro, saresti disposto a cambiare in assoluto, non saresti disposto a cambiare. Enrico si e' dichiarato indisponibile perche' non vede limiti al peggio; Francesco voleva scrivere fuori dalla casella, dipende. Poi ci saranno i colloqui individuali (ma da dove li tira fuori la rai tutti questi esperti di personale?). A me niente questionario, perché sono ancora in causa. Voglio essere valutata!!!!

lunedì 17 dicembre 2012

archiviato il natale

con l'ottimo pranzo di ieri a casa di mia suocera (presenti noi quattro, lei, mio padre e mia zia) abbiamo archiviato le celebrazioni natalizie a suon di tagliatelle, involtini, pure' di patate, carciofi, panna cotta e panettone. Ora lei e' libera di partire per il suo Marocco (speriamo bene, e' un viaggio organizzato, ci saranno delle persone simpatiche con cui si potrà intrattenere?), noi per il nostro Sudafrica. Niente albero, niente presepe, niente tombola, niente auguri, niente regali, niente riunioni familiari. Che sollievo.

fornonda

domenica 16 dicembre 2012

Ruby Sparks


in Ruby Sparks si intrecciano due temi, uno più interessante dell’altro: il mistero della creatività di uno scrittore, la sua capacita' di dar origine sulla pagina a un essere dotato di vita propria, e la vita di coppia, il desiderio che ha ogni partner di piegare ai suoi desideri la persona con cui sta. Calvin comincia a sognare Ruby, poi scrive di lei, le attribuisce tutte le caratteristiche che lo attirano in una donna, ne fa un bellissimo personaggio, finche' non se la trova in casa. Pensa ad un’allucinazione, ma la vedono anche gli altri e tutti si compiacciono con lui vedendoli così ben assortiti. I problemi sorgono quando Ruby, come ogni donna che si rispetti, comincia a fare le bizze: ora e’ annoiata, ora e’ troppo esuberante, ora e’ troppo appiccicosa. A differenza degli altri uomini, che devono fare i conti con le compagne che si sono scelti, Calvin puo' mutare la sua Ruby: basta che si metta davanti alla macchina da scrivere. Il suo potere lo inebria e lo terrorizza: capisce che l’amore esclude la manipolazione e che il gioco, così com’e’ cominciato, deve finire. Si ritrovera' di nuovo solo e sconsolato? Divertente e inquietante nello stesso tempo, Ruby Sparks si avvale della bravura dei due attori, fidanzati tra loro, Paul Dano e Zoe Kazan (lei ha scritto anche la sceneggiatura).