lunedì 31 dicembre 2012

al Kruger

guardare nelle palle degli occhi un bufalo gigante, libero, nel suo ambiente naturale, circondato da una mandria di amici suoi, tutti occupati a prendersi per le palle con le corna non è cosa da tutti i giorni. Raggomitolata nella jeep aperta, guidata da Peter, un sosia di mio cugino Andrea (faccia rassicurante da bravo ragazzo ma aria inesperta e giocosa), il primo safari della mia vita un po' me lo sono goduta, un po' no a causa del mio naturale catastrofismo (e se il bufalo, e dopo di lui i due rinoceronti che sembravano usciti dalla preistoria, e l'elefante nero, e l'ippopotamo che spalancava la bocca, si fossero stufati di ruminare erba e di mettersi in posa per le foto e avessero deciso di dare una spintarella alla macchina su cui ci trovavamo noi quattro, il suddetto Peter, un biondo stagista e la guida nera che indicava la strada?). Il Kruger è grande come l'Olanda e ci vivono un sacco di animali selvaggi. Oltre il nostro ci sono solo altri sei lodge, quindi gli umani sono in netta minoranza. Tra un bungalow e un altro non c'è nulla, nessuna recinzione protegge il minuscolo villaggio dal resto del parco. Quando fa buio, non si può uscire se non accompagnati. Abbiamo brindato all'anno nuovo alle sette in un capannone nel bel mezzo del nulla, alle nove ceniamo; alle quattro e mezza ci svegliano per il safari dell'alba. È un capodanno che non scorderemo.

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