martedì 25 dicembre 2012

arrivo a Cape Town

la prima sensazione, scendendo dall'aereo, è stata un bel caldo: molti passeggeri erano già in ciabatte e maglietta, noi ancora con le felpe e le giacche. Abbiamo preso in affitto una macchina e il marito si è messo impacciato alla guida (qui è tutto al contrario, come in Inghilterra). In hotel ci saremmo buttati volentieri sui letti, ma dopo la doccia ci siamo costretti ad uscire. La nostra prima meta è stata il wharf, il pittoresco porticciolo invaso dei turisti. Abbiamo mangiato all'aperto, mentre dall'interno del locale provenivano sguaiati canti di natale. Chi serviva ai tavoli aveva cappelli da babbo natale e i clienti si mettevano in fila per farsi disegnare dalle cameriere stelle d'argento sulla fronte. Donne molto grasse e con abiti molto colorati, bambine infiocchettate, atmosfera di festa pagana. La figlia era su di giri e non smetteva di fotografare e fotografarsi, il figlio più mangiava più diceva di avere fame (vabbe' che sta crescendo, ma secondo lui non dovremmo far altro che passare da un ristorante all'altro). L'acquario è stato un po' una delusione: ne abbiamo visti in ogni parte del mondo e questo non ci è parso niente di speciale. Ora il marito è crollato in un sonno profondo, la figlia si è avviata in piscina (una pozza senza neppure la vista), il figlio è alle prese con il Kafka assegnatogli dal suo professore e io alle ultime battute del romanzone di Marlene Van Niekerk. Stasera il centro storico a piedi e domani gita in macchina alla spiaggia dei pinguini e al Capo di Buona Speranza.

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