domenica 23 dicembre 2012

Downton Abbey

invece di preparare la valigia o di mettere a posto la casa che sembra una nave dopo la tempesta, oggi mi sono immersa nella visione dell'ultimo dvd della seconda serie di Downton Abbey, la fiction angloamericana scritta da Julian Fellowes.  Downton Abbey dovrebbe essere la bibbia degli sceneggiatori televisivi italiani: succede di tutto in questa serie che ha conquistato anche Michelle Obama e tutto e' perfettamente credibile per la bravura con cui sono scritti i personaggi (e per il talento di ogni singolo attore). Ci sono amori travagliati in quantità, colpi di scena, discorsi sul letto di morte, trame oscure, atti di generosità, riflessi della Storia e c'e' una distanza siderale dal genere soap. Guardando Downton Abbey si sente l'eco della tradizione del romanzo inglese da Dickens a Jane Austen, dalle sorelle Bronte a Trollope; tutto e' insieme estremamente accessibile ed estremamente sofisticato, lo spettatore si commuove, si diverte, si appassiona, sviluppando puntata dopo puntata una sana dipendenza dalla serie e dai suoi intrecci. Intervistata da Silvia Fumarola di Repubblica, Tinni Andreatta, il nuovo direttore di rai fiction ha detto l'altro giorno che le sue scelte risponderanno al principio "nessuno escluso", che produrra' storie che parlino a tutti. Il rischio e' fare tanti don matteo, sfornare racconti rassicuranti che non spostino di un centimetro la sensibilita' e il gusto del pubblico. Tinni, ma l'hai vista Downton Abbey? Non potresti cercare l'equivalente italiano di Julian Fellowes?

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