domenica 2 dicembre 2012

Everyman

in 123 pagine Philip Roth condensa la vita di un uomo, partendo dal suo funerale. Il lettore si trova ad assistere ai discorsi tenuti dai parenti intorno alla tomba e si sente come un passante, imbarazzato dal dolore altrui. Alla fine del libro la persona morta durante un'operazione alle coronarie ci e' diventata così familiare che condividiamo lo straziato "avrebbe dovuto vivere più a lungo" pronunciato dal fratello nel suo elogio funebre. Del suo protagonista Roth racconta l'infanzia felice in una famiglia ebrea molto unita; il lavoro in un'agenzia pubblicitaria, il primo disastroso matrimonio, il secondo, equilibrato e sereno, il terzo dettato solo dal rimorso e presto finito; il rapporto stretto con la figlia di secondo letto, ma soprattutto la vecchiaia funestata dai problemi di salute. E' tutto così terribilmente vero in questo romanzo: l'invidia del protagonista per il fratello maggiore che scoppia di salute, il suo tentativo di andare a vivere in una comunità per ricchi anziani e la scoperta che non si puo' stare in mezzo a persone che parlano solo dei propri mali; il rimpianto per gli errori fatti; l'angoscia per gli amici malati o moribondi; gli attacchi sporadici di lussuria vissuti con distacco; la solitudine finale. Il senso del romanzo, e' riassunto,  come meglio non si potrebbe, dallo stesso Roth: "la cosa piu straziante e' sempre la normalità, il constatare ancora una volta che la realta' della morte schiaccia ogni cosa".

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Quale casa editrice lo pubblica?

volevoesserejomarch ha detto...

Einaudi! Ci sono ricascata!