lunedì 10 dicembre 2012

giornata di attese

andare a fare una tac total body non e' una passeggiata. Stamattina alle otto mio padre mi aspettava in piazza con il cappello in testa, pallido come un cencio. L'umore pero' era buono. Alle otto e mezza siamo arrivati in clinica e si e' messo pazientemente a scolare il liquido dall'odore di anice che serve per il contrasto. La dottoressa doveva arrivare alle nove e mezza e, non appena scoccata l'ora, papa' ha cominciato a fermare tutte le giovani donne che passavano, chiedendo, La dottoressa Maccioni? E rivolto a me, E' bionda, ma lo chiedo anche alle brune, con i capelli delle donne non si puo' mai sapere. Quando e' arrivata, lui mi ha presentato e insieme liquidato, Vai, vai, sono in buone mani, ti chiamo quando ho finito. Alle dieci e mezza avevo in rai un appuntamento con il direttore. Come previsto, non mi ha ricevuto, ma la segretaria mi ha assicurato che sta lavorando per me. E' cominciata l'attesa della riunione, che dalle undici slitta sempre e si protrae all'infinito. Il messaggio di papa', tutto bene, mi ha sollevato l'umore. Il tempo di mangiare un boccone, intervistare via skype Luisa che ha il bellissimo e utilissimo sito il mestiere di scrivere, e sono scappata a scuola della figlia per i colloqui con i professori. Con le prof di arte e di filosofia me la sono cavata presto (la seconda, che e' un tipo originale si e' messa a ridere quando le ho detto di chi ero madre, ah ah, ragazza effervescente la sua, e vuole fare la Luiss, ah ah), mentre quella di italiano dedicava un quarto d'ora a genitore e a qualcuno persino di piu'. Non mi reggevo in piedi (ieri alla fine abbiamo perso un sacco di tempo in aeroporto) e quando e' arrivato il mio turno mi ha detto che ha un cinque e un sette, che se s'impegna i risultati ci sono. Per oggi ho esaurito i miei compiti.

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